Testo di – GIULIA BERTA

 

– Vi sembra una burla anche questa, che seguitano a farla i morti la vita? –

Dopo una fortunata stagione 2013/14, Franco Branciaroli torna a calcare le scene con il suo Enrico IV in una tournèe che durerà per tutto il 2016 e ha appena toccato la città di Torino.

 Nell’elegante cornice del Teatro Carignano si consuma la tormentata vicenda di dolore e follia di uno sfortunato nobile dal nome ignoto che, dopo una rovinosa caduta da cavallo, impazzisce e inizia a credersi Enrico IV. È l’inizio, per Enrico, di una prigionia dorata fatta di illusioni e messinscene: tra abiti di alta sartoria, mobili antichi e corone regali passano vent’anni in cui tutti avallano le sue fantasie di eterno Millecento. Ma l’arrivo a corte della marchesa Matilde Spina (Viola Pornaro), della figlia Frida (Valentina Violo) e del barone Tito Belcredi (Giorgio Lanza), accompagnati dallo psichiatra dottor Genoni (Antonio Zanoletti) cambierà le cose e svelerà una verità tragica e toccante.

L’Enrico IV è il trionfo dell’ambiguità: Enrico è pazzo, non lo è, sono pazzi gli altri, siamo pazzi tutti, non lo è nessuno. La burla e la realtà si fondono in maniera così indissolubile che è impossibile distinguerle; la messinscena appare più vera di una realtà che al contrario appare labile, come un semplice gioco di ruolo o, per dirla con un termine pirandelliano, una mascherata. La figura maestosa di Enrico-Branciaroli domina il palco, atterrisce i figuranti pagati per recitare la parte di suoi vassalli, incanta gli spettatori che pendono dalle sue labbra come se fossero essi stessi parte della scena, vestiti di costumi medievali al cospetto del matto-re. Ed è proprio la duplice identità del protagonista, matto fuori dalle mura del suo castello e sovrano al suo interno, a rendere così dolorosa la sua vicenda e così sensata, e per questo terribile, la sua scelta. La follia viene spogliata e indagata in ogni sua sfaccettatura, nasce come malattia e si evolve in via di fuga per poi svelarsi come prigione nel finale: all’emarginazione di una società crudele, che ormai l’ha etichettato come pazzo, Enrico preferisce la solitudine volontaria della sua fantasia che sceglie consapevolmente di mantenere in piedi, spera, per tutta la sua vita. Ma il mondo dei cosiddetti “sani” irrompe maldestramente e in maniera confusionaria nella sua vita cercando di imporgli una guarigione forzata e determinando un finale tragico, in cui rimpianto per una giovinezza passata da Enrico IV e voglia di vendetta verso un mondo che non esita a voltare le spalle a chi resta indietro si intrecciano fino all’ultimo, sconvolgente colpo di teatro. Enrico ormai non può più tornare indietro: è costretto a ritirarsi di nuovo nella sua solitaria pazzia e a perpetuarla ancora e ancora e ancora, per sempre.

Branciaroli assume sulle sue spalle di regista e primo attore il peso di un dramma complesso e maestoso in un’interpretazione appassionante e mai banale, che cattura e lascia il segno nello spettatore.

2 Risposte

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