Scritto da Filippo Villani

Per quanto possano esserci varie definizioni contingenti, non si può non concordare su come l’Arte sia un modo di istituzione della verità, più o meno trasparentemente nelle sue varie declinazioni. Infatti essa costituisce una sorta di finestra di riflessione al di fuori del caos della velocità quotidiana, permettendo di accorgerci sia dell’essenza del mondo, sia delle sue eventuali storture.

Questo autentico “campo di gioco” può contenere vari elementi in contrasto tra di loro, il cui elenco potrebbe essere infinito; però, ad essere importante è la constatazione che tutto si riconduce ad una fondamentale “diade nell’unicità”, ossia quella di uomo ed essere. Al massimo livello di astrazione tutti i possibili soggetti arrivano proprio qui. E da come tu, lettore, ben saprai, la Storia dell’Arte ha visto forgiarsi opere su quasi ogni tematica immaginabile, senza però piena proporzione.

Purtroppo, alcuni argomenti trattati magari in certe epoche sono poi finiti nell’oscurità in altre a causa di nuove convenzioni sociali: uno di questi è l’amore omosessuale.

Infatti, nel corso dei secoli il rapporto verso la raffigurazione della sua manifestazione non è sempre stata univoca, alternando fasi di accettazione come Arte per antonomasia ad altre di rifiuto in cui è stata bollata come volgare pornografia.

Seguendo un ordine cronologico, i primi esempi di opere a sfondo omoerotico a venire in mente sono quelli dell’Antica Grecia, il cui contesto socio-culturale dava ampio spazio all’espressione della sessualità, valorizzandone l’aspetto carnale.

Nel codice etico del tempo, prettamente maschilista, l’uomo per essere pienamente “virile” poteva darsi a rapporti sessuali con altri uomini (adulti o ragazzi) facendo attenzione alle gerarchie di classe, che influivano sulla componente pedagogica (presente a livello preponderante nell’epoca classica) e sulle possibili posture durante l’amplesso; data l’importanza sociale assegnata a tale concezione dell’eros, molte sono state le sue raffigurazioni iconograficamente affini a quelle ginniche-olimpioniche tramite pittura vascolare, al fine di trasmettere l’idea di una comunità forte e guerriera.

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Successivamente, nell’ambiente romano si è ereditata con l’ellenizzazione la situazione greca: come peraltro accadeva già nella maggior parte delle società antiche, le differenziazioni dicotomiche di orientamento sessuale e di identità di genere non esistevano, a favore invece di una contrapposizione tra chi aveva un ruolo attivo e chi uno passivo nella coppia.

Questo ha portato ad una traduzione artistica simile alla tradizione classica ed ellenistica, però con alcune differenze dovute al diverso contesto etnico e storico: la pittura vascolare è stata sostanzialmente abbandonata a favore di quella parietale raffigurante orge con donne e uomini e il nudo eroico è stato rifiutato in quanto il vero “civis” era vestito, a differenza degli schiavi e dei prigionieri.

L’unico esempio di opera a sfondo realmente omoerotico di quest’epoca è la cosiddetta “Coppa Warren”, dal nome del scrittore e collezionista americano che l’ha acquistata nel 1911 a Roma. Essa è una coppa argentea presumibilmente del 1 secolo d.C. (risalente dunque alla Dinastia giulio-claudia) con in bassorilievo due scene di atti omosessuali, in questo caso specificatamente pederasta, con l’adulto attivo e l’adolescente passivo, che in greco traslitterato sono detti rispettivamente “erastes” ed “eromenos” (traducibili come “amante” ed “amato”). Dietro questi vi sono drappeggi e strumenti musicali, il tutto rappresentato con particolari dettagliati.

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L’arrivo del cristianesimo nell’Impero romano e la sua istituzionalizzazione portano ad una progressiva censura delle figurazioni attinenti all’amore omosessuale, che raggiunge infine il suo culmine di negazione nel Medioevo a causa delle istanze repressive della nuova religione dominante in Europa.

Con la ripartenza dell’economia e il ricostituirsi di forme statali in contrapposizione più o meno esplicita col Papato, durante l’Umanesimo ed il Rinascimento si ha una rinascita classicista, con un ritorno alla bellezza del nudo che nei vari artisti sottendeva una certa attenzione all’eros (anche se non in forma esplicitamente carnale ma ideale).

Basti pensare a Leonardo Da Vinci e a Michelangelo Buonarroti, che hanno fatto peraltro discutere molto sulla loro sessualità: entrambi hanno ridato vigore ai nudi maschili tramite forme tra il sublime ed il sensuale, con il secondo che ha esteso tale caratteristica anche a quelli femminili dando un’impronta implicitamente omoerotica.

Da Vinci - Michelangeloo

Con l’avvento poi della Controriforma col Concilio di Trento si stabilisce una reazione pudica che censura tutti i nudi integrali degli affreschi o di altri tipi di opere pittoriche tramite foglie sugli organi sessuali: si ha un nuovo oblio dell’eros fisico nell’Arte sostanzialmente per tutto il Barocco ed il Rococò.

A rompere esteticamente con questo atteggiamento repressivo è la Rivoluzione Francese, i cui artisti neoclassici si ispirano (in base anche alla loro formazione, come quella a Roma di Jacques-Louis David) al contesto greco-romano per abbattere la cristianità quale simbolo del feudalesimo medievale: si vede imporsi di nuovo il nudo eroico, come accade per esempio nell’olio su tela di Anne-Louis Girodet “La rivolta del Cairo” (1810), in cui una guarda egiziana difende il suo sovrano morente contro gli occupanti francesi in una sottospecie di abbraccio sensuale.

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Nella prima metà dell’Ottocento, in pieno romanticismo e con la fine dell’Età napoleonica, comincia a farsi avanti per la prima volta il nudo femminile, grazie per esempio a pittori come William Etty; il format del nudo maschile eroico comincia ad essere abbandonato gradualmente.

Con la Seconda Rivoluzione Industriale ed il consolidamento dei regimi borghesi, i cambiamenti economici e sociali portano ad un ridimensionamento dell’artista, che non risente più delle committenze nobili di un tempo e si trova a dover gestire autonomamente la propria attività sul mercato.

Nasce l’Arte moderna, che con “Colazione sull’erba” di Edouard Manet vede il suo inizio convenzionale, prima opera contenente una donna in déshabillé e al di fuori di un soggetto mitologico (fu infatti uno dei motivi di scandalo che portò al rifiuto di questo quadro da parte dei critici del tempo, oltre ad altre questioni di natura formale sulla prospettiva).

Ai fini di questa analisi, contano però altri esempi di ribellione alla pruderie dilagante: come non citare la carica trasgressiva del realista Gustave Courbet e del post-impressionista Henri-Toulouse Lautrec?

Il primo ha infatti dipinto “Le Sommeil” (1866), raffigurante due donne nude dormienti in una posizione rimandante al riposo dopo un rapporto sessuale; il secondo invece “Le Basier” (1892), il cui soggetto è una coppia di prostitute lesbiche che si lanciano in un bacio profondo su un letto.

Courbet - Lautrecc

Si ha quindi un rinnovato interesse verso l’amore omosessuale, rappresentato senza filtri: così si apre il Novecento, con per esempio artisti del realismo magico che si dilettano con soggetti maschili raffigurati nella loro integrità corporea (come Paul Cadmus e Jared French).

Il secolo scorso, inoltre, con gli enormi passi avanti ottenuti grazie al Movimento di liberazione omosessuale negli anni Sessanta e Settanta e con gli sviluppi politici e sociali successivi, ha visto numerosi progressi anche nella libera espressione dell’eros omosessuale tramite le varie forme artistiche.

Per quanto riguarda il campo delle Visual Arts, particolari novità si sono registrate (fino ai giorni nostri) principalmente nel settore della fotografia, con personaggi del calibro di Bruce Weber, divenuto popolare anche per i suoi cartelloni pubblicitari e Robert Mapplethorpe, conosciuto per il suo estro provocatorio.

A livello figurativo invece non vi sono più state più particolari manifestazioni, se non da parte di artisti contemporanei, come il vignettista pop newyorchese Robert de Michiell, che faceva caricature su coppie etero e gay ed il pittore italiano Claudio Bindella, che raffigura l’eros omosessuale esplicitamente per reclamarne i diritti civili.

Immagine finale

Perché, tornando all’incipit di questo articolo, l’Arte è una finestra di riflessione sul mondo, sia nella sua essenza, sia nella sua contingenza: la Storia della raffigurazione dell’omoerotismo ha accompagnato letteralmente la Storia dell’omosessualità.

 

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