Testo e intervista di – SVEVA SCARAVONATI

 

Il 12 dicembre abbiamo partecipato in sordina a Essenza, nuovo format di evento a Milano che ci ha colpito per la ricercatezza dei dettagli e per l’assoluto ribaltamento dei classici dogmi da secret party.  Abbiamo intervistato il fondatore Giorgio Zampollo per capirne di più.

 

I: Ciao Giorgio, grazie per esser qui con noi, volevo chiederti prima di tutto delle origini del progetto Essenza.

G: Essenza è nata diciamo dalla necessità di portare un approccio alla musica e all’arte diverso dal solito. Cerco infatti di dare sempre un’impostazione differente anche alle persone con cui collaboro: l’arte è vista come un qualcosa da cui si riesce sempre a prendere, come per esempio un quadro o una canzone. Ultimamente invece mi piace partecipare, quindi non solo ricevere, ma dare e avere.
Essenza nasce perché l’arte in generale a mio avviso va sfruttata e vissuta in una maniera più completa possibile ma non tanto perché era va di moda dire “a 360 gradi”.
Una cosa se è bella può anche essere piatta, ma io intendo creare un’esperienza che sia il più completa possibile.
In sintesi Essenza nasce con le idee a settembre: collaboro con dei ragazzi che mi aiutano nella parte più gestionale ma a capo ci sono io, che ho fornito le direttive e la parte musicale mentre per la prima volta abbiamo dato spazio a ragazzi per la parte visuale e musicale.

 

I: Il format a differenza degli altri ha una durata breve e precisa: come mai?

G: Noi abbiamo cercato di stringere in uno spazio temporale molto breve di due ore affinchè si riuscisse a vivere un’esperienza nella sua totalità temporale quindi anziché farlo durare magari sei ore come un evento classico, in cui le persone si perdono ed entrano magari mentre tutto è già cominciato, noi facciamo in modo di cominciare la performance effettiva quando tutti i partecipanti sono entrati in modo che il tutto sia vissuta a fondo.

 

I: Parlaci un po’ del lato visual, come è stato concepito?

G: All’inizio sapevamo che la parte musicale occupava un certo spazio, ma volevamo dare uguale importanza anche ai visual, in questo caso psichedelici e incentrati attorno a due tematiche, una parte urbana e un’altra geometrica: il nostro intento era quello di dare un senso di astrattismo, con figure senza un senso specifico e valore. Abbiamo puntato molto sull’immagine, per questo il primo evento è stato molto statico. In ogni caso i visual, come le locations, cambieranno ogni volta, non mi precludo nulla dal punto di vista artistico.

 

I: Quali sono i vostri progetti in merito, vorreste espandere Essenza?

G: Per ora siamo una realtà autofinanziata con eventi cadenzati. Il prossimo sarà specularmente il due febbraio e da ora a maggio vogliamo organizzare circa cinque serate: vogliamo portare un’idea culturale e vedremo a maggio se continuarla in questa forma o cambiarla perché ciò che ci interessa è creare un’abitudine e interesse tra le persone.

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I: Cosa ritroveremo quindi al prossimo appuntamento?

G:Per ora, come dicevo prima ci siamo focalizzati sull’immagine, con prevalenza di staticità. Quello che è certo è che le persone rimarranno sempre in mezzo alla pista, è importante per noi che l’evento non abbia barriere né palchi e che ci si possa girare attorno.
Ogni appuntamento sarà immersivo: ora stiamo studiando come fare per creare un percorso più dinamico sia dal punto di vista musicale che di visual.

 

I: Quali sono state le fonti di ispirazione per creare questo format?

G: Conosco bene i ragazzi di Le Cannibale, ma l’ispirazione maggiore viene dai libri, sono una persona che legge molto. Le Cannibale è famosa perché organizza secret party e feste a tema, per cui se tu conosci il tema vai perché ti interessa oppure perchè sai che ci sono dj che suonano bene.
Io do pari importanza a tutti gli aspetti: anche la parte grafica  ha la sua rilevanza; la nostra responsabile foto ha creato per esempio la storia di una ragazza da quando parte da casa fin quando torna dopo l’evento e ha documentato il tutto tramite foto e video.

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-I: Questa idea delle simmetrie delle date la replichi anche agli orari e ai giorni?

G: Vogliamo fregarci del giorno, la prossima data sarà un giovedi, e vogliamo farlo ad orari diversi, cercando di unire anche le esigenze dei presenti, ma cambieremo sicuramente orario.
Qui semplicemente sai che a febbraio c’è Essenza il due, non c’è bisogno di nulla, è essenziale anche per quello: la continuità la diamo al tempo. Essenza non è un giorno, non è un modo di vivere la settimana: l’idea è di come ti approcci al tempo. Non voglio che le persone pensino “oggi è martedi, che cosa faccio?”… è una cosa esterna perché concettualmente voglio che ci sia un approccio al tempo differente e non voglio che alle persone interessi dello scaglione fisso.
Non si deve chiedere quando sarà: l’essenza è sia di tempo che di temi, è qualcosa che ti aspetti.

 

I: In un futuro avete intenzione di espanderlo anche in altre città o di rimanere a Milano?

G: Queste cinque date ci servono per sperimentare e vedere la risposta della gente. Non lo faccio per soldi, voglio solo creare un’abitudine e un incentivo diverso alle persone. Se diventasse un format forte si potrebbe portare in altre città, come Parma o Torino. Poi magari cambia: ciò che mi interessa è che le persone sappiano cosa stanno vedendo, questo è un evento da vivere.

 

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