Testo di – LEONARDO MALAGUTI (inviato sul posto)

 

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LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI (Witching & Bitching) di Alex de la Iglesia, 2013

Dopo una mattinata di proiezioni soporifere, l’ultimo film di De la Iglesia funziona come un’iniezione di adrenalina: il misto di generi (action, rapina, horror, demenziale, grottesco) classico del regista è esplosivo e a tratti geniale. Degno del miglior Rodriguez per il suo frullato di trash e splatter demenziale, Las brujas de Zugarramurdi è un film di poche pretese e molti graffi satirici che intrattiene egregiamente e fa ridere di gusto (anche se, a volte, in maniera involontaria), a partire dai titoli d’apertura che, tra le immagini delle streghe nei secoli inserisce anche margaret tatcher e angela merkel. La prima parte, dove un gruppo di sbandati rapina un compro oro travestiti da spongebob, soldato di toy story e cristo metallizzato, è esilarante e ipercinetica, ricca di trovate spesso geniali e irriverenti. La seconda, dove entrano in scena le streghe (capeggiate da una straordinaria Carmen Maura) è meno ispirata e più convenzionale, ma lo stesso divertente. Fuori concorso qui al festival di Roma, Las Brujas de Zugarramurdi è un film divertente e leggero, un’esplosione di sano trash, con qualche momento fiacco, ma ottime interpreti.

VOTO: 6 e mezzo

OUT OF THE FURNACE di Scott Cooper, 2013

In concorso al Festival internazionale del film di Roma, questo dramma familiare a tinte tragiche convince a metà. Le buone performance di Christian Bale, Casey Affleck e Woody Harrelson non riscattano una sceneggiatura debole e personaggi privi di sfaccettature. È un dramma duro, forte, intenso, che però soffre della superficialità della scrittura, che sottrae forza a situazioni che avevano un potenziale emotivo molto alto. Nonostante tutto è un buon film, con momenti intensi e un cast azzeccato che regala performance di grande equilibrio.

VOTO: 6/7

I CORPI ESTRANEI di Mirko Locatelli, 2013

Una grande delusione. Se “l’ultima ruota del carro” di Veronesi non portava con sè alcuna aspettativa, questo film aveva qualche possibilità di essere una pellicola interessante, purtroppo mancata. La storia del padre razzista che fa i primi passi verso l’integrazione mentre assiste il figlio piccolo in ospedale risulta già vista e buonista, ma soprattutto noiosa. È un film pretenzioso dove, in 90 minuti che sembrano 180, non succede nulla, un percorso fatto di attese alle macchinette, gente in silenzio, gente in sala d’aspetto, gestite in modo tale da risultare più irritanti che intense. Filippo Timi è sempre bravo, intenso, ma spesso non si capisce cosa dica.

VOTO: 4/5

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