Follow the wave – Hokusai in mostra a Palazzo Reale

Testo di – DIANA SALA

Fotografie di – STEFANO DI FONZO

.

Il Giappone ormai è diventato di moda, si sa; attira noi occidentali grazie alla diffusione dei manga, dei cosplay, del cibo orientale, degli anime… In questo caso però è meglio dire che la tradizione giapponese sia intramontabile, soprattutto perché si sta parlando di opere uniche nel loro genere, che hanno da sempre esercitato un fascino sugli europei: le xilografie dell’epoca Edo (江戸 antico nome dell’attuale città di Tokyo).

A Milano, nella storica sede di Palazzo Reale, è possibile ammirare – fino al 29 gennaio 2017 – le opere dei tre più grandi maestri dell’ukiyo-e (浮世絵 che significa letteralmente “Mondo Fluttuante”): Katsushika Hokusai (葛飾 北斎), Utagawa Hiroshige (歌川広重) e Kitagawa Utamaro (喜多川 歌麿). L’esposizione si snoda attraverso 200 tra xilografie e libri illustrati provenienti dalla collezione del Honolulu Museum of Art, divisi in cinque sezioni; la mostra si inserisce all’interno di un progetto che intende celebrare il 150esimo anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia che ebbero inizio con il Trattato di Amicizia e Commercio.

Scorci di ponti tradizionali, paesaggi, quartieri di Kyoto e delle province più lontane, volti di donne in kimono mostrano un quadro completo della società di allora e accompagnano il visitatore nei luoghi e nelle località frequentati dai tre maestri; un acuto osservatore potrà notare la fusione delle tecniche dei maestri dell’ukiyo-e con quelle provenienti da Occidente che furono integrate poco alla volta nelle immagini del Mondo Fluttuante, come ad esempio il crescente utilizzo della prospettiva.

Il percorso espositivo mette in evidenza le caratteristiche peculiari di ciascun artista pur sottolineandone i temi comuni, le inquadrature simili, le loro rivalità o i formati utilizzati da ciascuno sulla base delle richieste degli editori o delle loro preferenze personali. Un esempio di confronto evidente può essere la serie di “Trentasei vedute del monte Fuji” (富嶽三十六景) di Hokusai (1830 – 1832 circa) a cui seguì “Trentasei vedute del monte Fuji” di Hiroshige (1852 – 1858): queste ultime comprendono vedute simili alle prime pur modificandone le percezioni. Ad esempio Hiroshige aveva proposto la “Grande onda” (la più celebre tra le xilografie di questa raccolta, nota anche col nome “La grande onda di Kanagawa” 神奈川沖浪裏) con una simile inquadratura a Hokusai ma meno irruenta e drammatica. Hokusai, infatti, diversamente da Hiroshige incorpora come soggetto principale del paesaggio l’azione umana nel suo quotidiano insieme alla drammaticità e alla forza della natura che non può essere contrastata.

Nel corso delle cinque sezioni della mostra (Paesaggi e luoghi celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”: Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità; I Manga: Hokusai insegna) è possibile inoltre osservare video esplicativi riguardo alle tecniche particolari usate per la xilografia.

La realizzazione di queste opere richiedeva il coinvolgimento non solo dell’artista, ma anche dell’intagliatore, dello stampatore e dell’editore che commissionava e immetteva sul mercato il lavoro dopo averlo approvato; si partiva dunque da una fase di disegno preliminare (detto shitae 下絵) per arrivare al disegno definitivo per la stampa (hanshitae 版下). Se l’hanshitae dell’artista veniva approvato era il turno dell’intagliatore che incideva il legno di ciliegio per creare il sumihan (済版), una matrice che lasciava in rilievo solo le aree che dovevano essere inchiostrate. Anche il momento in cui veniva steso l’inchiostro era molto delicato, perché era necessario dosare la forza con cui strofinare la delicata carta di riso sopra alla matrice di legno per creare le sfumature richieste dall’artista.

Le ultime due sezioni della mostra sembrano lievemente discostarsi dal tema centrale della natura e dei paesaggi orientali più celebri perché viene data maggiore importanza ai dettagli e alla fisicità umana.

Protagonista della penultima sezione è Utamaro, maestro indiscusso del genere shunga (春画), che indica rappresentazioni erotiche e in particolare di nudi femminili. A differenza degli altri due autori ebbe anche diversi problemi con la giustizia per aver pubblicato delle stampe su un romanzo storico che era stato censurato. Utamaro rivoluzionò il ritratto femminile aggiungendo alla sua attenzione estetica per tessuti, acconciature e trucco anche un’analisi psicologica dei personaggi rappresentati.

Nell’ultima sezione è invece possibile ammirare i manga di Hokusai (北斎漫画), cioè gli schizzi sparsi di questo autore; le pagine sono fitte di rappresentazioni di oggetti, paesaggi, flora, fauna, esseri viventi, azioni, scene di vita quotidiana, luoghi fantastici. La parola manga non si riferisce ai manga narrativi contemporanei, ma a xilografie raccolte in 15 volumi colorate solo di grigio, nero e carne.

La visita a questa mostra è particolarmente consigliata vista la particolarità e la varietà di queste rare xilografie.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata