Testo di — LUCA MONTI (docente a contratto Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinamento e organizzazione corsi di alta formazione sui temi della progettazione culturale e della comunicazione per la cultura con ALMED Alta scuola in media comunicazione e spettacolo, dell’Università Cattolica di Milano)

 

Sono i dettagli a rendere umani gli eroi e così vedere da vicino in un insolito salotto e sentire raccontarsi tre artisti che hanno saputo abitare il nostro immaginario è una occasione preziosa.

Franco Battiato, Alice e Francesco Messina sono seduti alla Libreria Rizzoli, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, sotto lo sguardo protettivo di Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani, che non smette di salutare e stringere mani, far posto ad amici, giornalisti, fotografi e scrittori.

I tre protagonisti sono rilassati e scherzosi, affettuosi a tratti con il pubblico, ma perlopiù parlano tra loro all’inizio. Franco si sfila uno zaino e la giacca di velluto nero,  ha una bella camicia a righe bianca e blu e un gilet  senza maniche; Alice con gli occhiali neri, pantaloni e giacca doppio petto scura, è elegantissima e trasmette serenità; Francesco Messina è più a lato in nero anche lui, timidissimo. Tra loro ad animare la conversazione l’onore di Vincenzo Trione, critico e curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia.

Fotografie, selfie, soprattutto per i cantanti, sul tavolino album, libri e tra essi quello di cui si parlerà, “Ogni tanto passava una nave. Viaggi e soste con Franco Battiato”, edito appunto da Bompiani.

Non è la solita biografia, in effetti è piuttosto la storia di un’amicizia e di viaggiatori che non smettono di cercare l’Oriente, l’origine, la loro storia.

Considerevole è il repertorio iconografico del testo, un album di ricordi: tutte le fotografie più famose, pubbliche e molte private,  dei due cantanti si devono alla professionalità dello stesso Messina, ad un lavoro di archivio, un riordino per un trasloco.

Battiato incontra Messina nel 1975, lui si presenta come grafico, diventano amici, seguono seminari di un allievo di Gurdjeff: da allora iniziano a collaborare. Il libro è la selezione delle copertine: quello stravagante uomo che abbandona  il colbacco e il cappotto lungo  per mettersi i sandali, gli occhiali e sfoggiare il codino nella storica immagine de “La voce del padrone”; è il 1981, lo stesso anno, Alice, Carla Bissi, vince il Festival di Sanremo con “Per Elisa”, una struggente poesia che parla di gelosia, un sogno rispetto alle leggerezze pop di oggi.

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Nel 1984 Franco e Alice sono all’Eurofestival con la superba e indimenticabile interpretazione di “I treni di Tozeur”, inclusa nell’album del 1985 , “Mondi lontanissimi”.

Messina spiega nel libro come nacque la cover: si tratta di una foto scattata nel bow-window della casa milanese di Battiato, cui venne applicato il pianeta saturno.

Il sodalizio è affermato: “Qualche volta mi presentava una copertina ed era subito quella giusta”, dice Franco, ”altre volte faceva due o  tre prove, ma mi capiva abbastanza velocemente, solo questa… “, tiene fra le mani l’album con Antony del 2013, “… ecco questa fotografia non mi è mai piaciuta e non perché  non voglio essere sovrapposto a Antony, proprio non mi piaceva la foto, ma evidentemente mi ero sbagliato”, ha infatti ricevuto proprio oggi il Disco d’oro per “Del suo veloce volo”.

Come sia possibile abbinare un’immagine a una canzone… Franco scrive, riscrive e quando trova il titolo, la canzone è “fatta”; Messina sostiene che se il titolo è forte, anche l’immagine viene da sola – ha una piccola regola, mai cadere nell’errore di mettere l’immagine di una mela e scrivere sotto la parola “mela”.

Messina si capisce che non ama parlare in pubblico, si esprime benissimo con la scrittura e con le immagini, “Ogni tanto passava una nave” è un pretesto per raccontare un progetto di una vita, come il racconto di un viaggio, come per svelare la trama delle relazioni tra le persone, i dettagli.

Francesco Messina è il graphic designer di Bompiani, Elisabetta Sgarbi lo ricorda dalla sala, le sue copertine sono molto riconoscibili, essenziali, una composta semplicità, e hanno contribuito certamente a diversificare l’immagine della casa editrice, in un momento delicato.

La prossima probabile acquisizione di Bompiani, già gruppo RCS, nel colosso Mondadori rende difficile differenziare un prodotto culturale e mantenere un’autonomia: di questo proprio in questi giorni ha accennato la stessa Elisabetta Sgarbi in un’intervista.

Altri dettagli, altre relazioni.

Il dibattito si fa interessante quando prende la parola Alice:  lei ha sorvegliato il viaggio degli altri due, da lontano, ed eccolo forse in carne ed ossa il suo ‘amore’, quello che lei canta… è da una vita la compagna di Francesco Messina (che emozione quando lui la chiama semplicemente ‘Carla’).

Alice una delle voci ‘rubate’ da Battiato: “Ogni tanto ‘rubavo’ qualche pagina del libro mentre la componevano, solo alla fine ho avuto la sensazione di una completezza e ho capito che cosa stavano facendo”. Dalla sala qualcuno fa domande, Aldo Nove ricorda Giusto Pio, l’altro compositore di questa ‘famiglia’, un applauso spontaneo fa brillare altre relazioni, Giuni Russo, Milva.

I fan sono curiosi e chiedono. Si inanella una serie di battute molto veloci, iperspecialistiche, il testo di “Magic Shop” e Le Corbusier, Telesio e il naturalismo.

Oggi Franco ha voglia di scherzare, molto ironico, racconta l’acquisto di un tappeto a Tunisi, ricorda  le nottate passaggio-ponte, in sacco a pelo,  sui traghetti in quell’Oriente che oggi ci è proibito dalla paura degli attentati.

Un ragazzo barbuto interroga Franco sulla dimensione mistica e allora lui si fa serio e parla delle “origini”: “Non sappiamo perché ci siamo incontrati, non sappiamo perché siamo nati e precipitati in questo inferno presente. Dobbiamo soltanto risalire”, e ancora qualcuno gli chiede della morte e della vita e lui sentenzia “Non siamo mai nati e non siamo mai morti”.

Infine il Libro, con le sue storie, aneddoti, immagini progetti,  passa in secondo piano e tutto si conclude in una rissa di autografi, strette di mani, sorrisi e ringraziamenti a Franco e Carla, che  hanno saputo darci emozioni con le note e la musica, elevarci nel pensiero, curarci l’anima, perché:

Il bello della musica è che riesce a far cambiare l’umore” (Chris Lowe, Pet shop boys)

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