Testo di – Valeria Cosmai

 

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 Nell’immaginaria terra di Westeros, in un lontano Medioevo, sette nobili famiglie si scontrano in una battaglia senza fine per la conquista dell’ambito trono di spade ad Approdo del re, la città capitale. Stark, Lannister e Baratheon sono le casate dominanti, subito seguite da Greyjoy, Tully, Arryn e Tyrell. Oltre agli uomini, oscure e magiche presenze dominano il continente. Creature di ghiaccio, credute solo leggenda, popolano il nord, mentre al di là del mare un’antica stirpe esiliata, i Targaryen, tenta di riconquistare il potere con l’ausilio di preziosi e indispensabili alleati, i draghi.

Nata come trasposizione televisiva del ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, creato sapientemente dalla penna di George R. R. Martin, questa sorprendente serie rapisce con forza lo spettatore, trasportandolo in luoghi remoti, tra guerre feroci, dove tradimenti, complotti e opportune alleanze sono ingredienti quotidiani di un contorto gioco di potere. Un gioco certamente accattivante, seducente, ma non per tutti. Del resto, “al gioco del trono o si vince o si muore”. Un fantasy atipico, dunque, fa da sfondo a una realtà senza barriere morali, fatta di vizi e debolezze, di personaggi mai completamente buoni o malvagi, a volte estremi, crudeli, irrazionali, ma anche profondi e fragili. Un passo avanti per il genere fantasy, abituato a distinguere bene e male, il bianco dal nero, senza sfumature di grigio. Una serie che non ha paura di eccedere nelle passioni e nella violenza, che non pone filtri alle emozioni.

Giunta ormai alla quarta stagione, non smette, tuttavia, di suscitare aspre critiche. L’Aiart, associazione di spettatori cattolici, ha ripetutamente chiesto di sospendere la messa in onda del telefilm, trasmesso su un canale Rai, perché accusato di diffondere contenuti violenti, pornografici e volutamente depravati. L’Aiart parla di “incultura” del servizio televisivo. Eppure tantissimi sono i riconoscimenti ottenuti dalla serie e dal cast magistrale, tra cui spicca senza dubbio Peter Dinklage, vincitore anche di un Golden Globe come “miglior attore non protagonista in una serie tv drammatica”. E come dare torto alla critica? Fin dal primo episodio, si rimane letteralmente affascinati da questo mondo ignoto, lontano, ma allo stesso tempo reale e vicino. E’ quasi spontaneo calarsi nelle vesti del primo cavaliere del re, della principessa esiliata o del figlio illegittimo del lord di Grande Inverno, capire le sfaccettature dei loro caratteri, la loro psicologia. Ancora più facile è piangere la morte di un personaggio, desiderare vendetta, sperare nella vittoria della casata preferita, perché ti senti legato a quella storia, sai che ormai ti appartiene in un certo senso.

Nel panorama televisivo odierno, Game Of Thrones sembra davvero essere uno dei pochi prodotti validi e di qualità, che ha collezionato talmente tanti successi che classificarlo come una serie televisiva risulta essere quasi riduttivo. Con un budget stimato intorno ai 50 milioni di dollari, un cast superlativo, elementi tecnici notevoli e intriganti, si avvicina infatti più a un progetto per il grande schermo, che per il tubo catodico. Tra i diversi registi, spiccano i nomi di Brian Kirk e Alan Taylor, già direttori artistici di serie di successo quali Boardwalk Empire, Mad Men e Dexter. La scelta del montaggio alternato è stata inevitabile, data la necessità di mostrare l’evolversi delle numerose storylines e anche la fotografia non è casuale: luminosa quando appaiono i Lannister (l’oro è il loro elemento caratteristico), fredda quando è protagonista la famiglia Stark (sono i signori di Grande Inverno). La sigla con cui si apre ogni puntata del telefilm è già un cult: un crescere di viole, violoncelli e arpe, dal sapore medioevale, accompagna lo spettatore alla scoperta dei sette regni. Un tormentone a cui sono seguite molte parodie. Celebre l’episodio dei Simpsons, in cui la sigla ricalca questo incalzante tema musicale.

E se veramente George R. R. Martin è stato considerato un moderno Tolkien, non vi resta che godervi lo spettacolo al più presto. “Winter is coming” dice la casata Stark. L’inverno sta arrivando.

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