Testo di – DAVIDE PARLATO

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Durante le mie peregrinazioni tra Langa e Monferrato, ho avuto il piacere di imbattermi in un piccolo museo davvero molto particolare. Non un museo, in verità: una gipsoteca. Cos’è una gipsoteca?

Forse non tutti sanno che gli scultori, prima di creare la loro opera definitiva in bronzo, pietra o marmo, costruivano una serie di modelli preparatori che svolgevano la funzione di presentazione dell’opera alla committenza nonché di modello vero e proprio che guidasse la realizzazione finale dell’opera. Tali modelli venivano così utilizzati come prototipi da cui desumere, tramite appositi strumenti, distanze e proporzioni che guidassero la scultura della pietra o del marmo. Nel caso invece della scultura a bronzo, tali modelli erano replicati in cera, che forniva un supporto su cui costruire lo stampo in cui veniva poi colato il metallo fuso. Ebbene, tali prototipi venivano realizzati con un materiale economico, leggero, fragile ma di grande resa plastica: il gesso, dal latino gipsum.

La gipsoteca è per l’appunto un museo che ospita questi preparati in gesso, una sorta di raccolta di modelli preparatori degli artisti, che presentano in tutto e per tutto le caratteristiche dei realizzati definitivi (in grado minore o maggiore a seconda di quanto hanno tenuto alla prova del tempo) con il fascino aggiuntivo donatogli dalla loro insita incompiutezza e dalle caratteristiche espressive di un materiale molto particolare.

In tutto il Piemonte sono presenti 5 gipsoteche musealizzate: Bistagno (Al), Savigliano (Cn), Casale Monferrato ( Al), Rima San Giuseppe (Vc) e Verbania Pallanza (Vb).

Ho avuto il piacere di venire a conoscenza di questa interessante tipologia museale presso la Gipsoteca di Bistagno, un piccolo comune vicino alla più nota Acqui Terme. La struttura ospita, nella fattispecie, i gessi preparatori dello scultore Giulio Monteverde, artista nativo bistagnese attivo,  a Genova e poi a Roma, fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento. Monteverde, per quanto non sia passato alla storia fra i grandi nomi della Storia dell’Arte, fu, al suo tempo, un artista molto quotato, prestando la propria maestria a diversi importanti committenti coevi. Banchieri, senatori, architetti, e altri grandi personaggi del tempo si fecero immortalare nel marmo dal Monteverde. Molte delle commissioni riguardavano complessi scultorei cimiteriali, ad adornare le tombe di grandi personalità del tempo, ancora visibili presso alcuni cimiteri sparsi per l’Italia, fra cui il celebre cimitero monumentale di Staglieno a Genova. Non mancavano poi opere monumentali a celebrare artisti coevi, come il compositore Bellini, o capi di stato, come Vittorio Emanuele II di Savoia, glorificato da un’enorme statua equestre.

La gipsoteca Monteverde ospita fra le sue mura i gessi preparatori di queste e di altre opere dell’omonimo artista. Lo stile di Monteverde è indubbiamente molto realista, motivo per cui, molto probabilmente, l’artista non è mai uscito dall’ambito della scultura celebrativa e non fu riconosciuto unanimemente dalla critica. Spiccano d’altro canto sulle altre le opere che ritraggono angeli femminei dall’ambigua espressività (come il celebre Angelo Oneto) e alcune opere allegoriche dall’affascinante simbologia (come Idealità e Materialismo e il monumento funebre Valente-Celle).

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Ciò che colpisce di più del museo, ad ogni modo, è proprio la particolarità del materiale: il gesso bianco, granuloso, opacizzato dal tempo, si increspa sulla pelle, sui visi, sugli indumenti dei soggetti rappresentati, donando loro una particolare espressività chiaroscurale che li inscrive in uno spazio senza tempo. Molte delle opere sono state ricuperate da polverosi magazzini in cui sono rimaste abbandonate a loro stesse per lunghi anni. Gli effetti dell’incuria e degli spogli cui sono state loro malgrado sottoposte non fanno altro che donar loro un ulteriore fascino romantico. I segni, i graffi, i chiodini piantati, che servivano all’artista per riportare le proporzioni del prototipo sul marmo da scolpire, rimandano con grande eloquenza al lavorio che ha portato il modello a divenire opera finita.

Ma il modello rimane, vissuto, a volte anche ammaccato, primo abbozzo dell’idea dell’artista e per questo opera ancora informe, ma già animata dal processo ispirativo che porterà alla realizzazione finale. C’è un che di incompiuto in questi modelli che li rende davvero memorabili, e allo stesso tempo sono ancora così vivi i segni del lavoro artistico sulla loro candida epidermide da lasciarci davvero una viva impressione di quanto lavoro, lungo e minuzioso, vi sia dietro alla realizzazione di una statua.

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Di fatto, uno degli aspetti di maggiore interesse del museo è proprio un percorso didattico che spiega al visitatore i processi che portano alla realizzazione dell’opera definitiva: in questa esposizione, i modelli di gesso si pongono come protagonisti nel mostrarci, con la loro vissuta fisicità, il divenire creativo dell’idea artistica.

Il rilevante intento didattico del percorso, l’attenzione alla spiegazione dei processi creativi, un rilievo speciale dato agli aspetti materici che tanto impressionano nei gessi ritornano in altre attività organizzate dal museo, che di fatto presenta un’interessante proposta educativa per i più piccoli. Sulla scia di diverse iniziative museali indirizzate alle scuole e all’ingaggio dei bambini in attività ricreative di natura artistica ed espressiva (come il MUBA di Milano), anche la Gipsoteca di Bistagno offre un programma didattico (ispirato al MiC di Faenza) e che, attualmente, viene erogato a diverse scuole di zona. Fra le caratteristiche del programma vi sono, oltre all’insegnamento di alcune tecniche scultoree, la proposta di laboratori di modellazione di alcuni materiali (come l’argilla) e, allo stesso tempo, la presentazione ai bambini di punti di interesse artistico inseriti nella rete culturale locale (come il Museo Archeologico di Acqui Terme e il Museo a cielo aperto di Denice). In pieno stile Munari, la proposta didattica è davvero interessante non solo per i risvolti creativi, ma anche per il suo avvicinarsi ad una filosofia di fondo del “toccare con mano” che è risultata essere davvero vincente e stimolante nelle attività educative con i bambini.

Nonostante la sua piccola realtà e il suo inserimento in un modesto circuito territoriale, la Gipsoteca di Bistagno ha saputo creare un interessante polo culturale partendo proprio dalla riscoperta di un importante personaggio locale, foraggiando un importante processo di memoria storica del personaggio ma, soprattutto, della sua opera e del suo concreto “fare” artistico. L’implementazione di attività didattiche di rete sul territorio rappresenta un ulteriore elemento di lode, uno spunto interessante per progettualità in ambito culturale che, in un ragionamento di lungo periodo, tentano una sensibilizzazione progressiva fin dalle età più precoci.

Vecchio e nuovo si incontrano così, virtuosamente, sulla scia di un lascito artistico e al contempo artigianale che trova la propria dimora in quei romantici gessi.

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