Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

“Gli effetti secondari dei sogni” di Delphine de Vigan

Lou Bertignac è affetta dalla peggior malattia di cui una persona così intelligente, un genio, come verrebbe definita in gergo tecnico, potrebbe esser portatrice: l’incapacità di saper esprimere quello che sente.

Il problema non si presenta solo durante le esposizioni in classe o quando si trova di fronte a Lucas, ma in particolare quando si parla di sentimenti e sensazioni.

E un quaderno con le parole che non conosce (ma di cui il padre le ha svelato il significato), tutta la raccolta dei suoi esperimenti e i disegni, i fumetti di Lucas non le saranno mai d’aiuto.

Non è facile, sembra sempre inopportuno lamentarsi dei proprio problemi quando c’è chi sta peggio, come tua madre o anche una perfetta sconosciuta come No.

Parte da una bugia, una bugia dettata dal panico di dover parlare di fronte ai propri compagni di scuola e venir giudicata dal professore più severo dell’istituto, l’incredibile storia di un’improbabile amicizia fra una ragazzina dal quoziente molto più alto di quanto lei stessa vorrebbe e una senzatetto, No, bella e triste come solo le eroine della letteratura.

Lou vorrà salvarla, ma forse sarà No a salvare Lou. O magari si salveranno a vicenda, in modi strani, che nessuna delle due avrebbe mai immaginato.

In questa storia non ci sono principi azzurri che salvano principesse, solo pirati, come Lucas, che faranno da spalla a fatine come Lou.

Non è affatto una storia ordinaria, per niente scontata e neppure semplice. Il finale, invece, è proprio quello che ci si aspetta nel profondo ma che, in qualche maniera, chiunque legga non può fare a meno di sperare che l’autrice stravolga.

Purtroppo però raramente il lieto fine si sostituisce alla realtà.

È un libro che scorre veloce e forse la tristezza sta più nel terminarlo così velocemente che nelle vicende in cui si trovano coinvolti i protagonisti.

Credo che questo sia uno di quei libri dalle mille sfumature che però sanno venir fuori, mostrarsi solo in determinate occasioni, a seconda dell’umore del lettore. Più lo leggi, più ne sfogli le pagine e più, in qualche inspiegabile modo, sa darti qualcosa in più, uno spunto di riflessione sempre diverso.

E badate allo stile asciutto e profondo della penna di Delphine de Vigan perché saprà tirare fuori, ogni volta, la Lou, la No o il Lucas che c’è in voi.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata