Testo di – EDOARDO RIGHINI

 

Concerto Bollani (4)-2

 

 

Il 1 Giugno, davanti al Duomo di Milano, e ad una folla estasiata, si è tenuto un matrimonio laico tra la musica classica e il jazz.

A celebrare la funzione due mostri sacri: per la prima tutta l’Orchestra della Scala, e il maestro Chailly in particolare, e Stefano Bollani per il secondo. A sancire l’unione il brioso, e a tratti latino-cubano, repertorio di George Gershwin.

Piazza del Duomo era gremita di un pubblico decisamente variegato: dalla signora della Milano bene che ha affittato il palchetto per tutta la stagione all’universitario un po’ bohemièn che del jazz  ha fatto un manifesto di vita.

Classica e jazz, contrappunto e improvvisazione, sacro e profano.

E’ senza dubbio nell’antitesi che va cercato il motivo di tale successo.

Con questo non si vuole negare lo spessore artistico degli interpreti coinvolti nella serata: Bollani è di certo uno dei migliori pianisti sulla scena italiana e internazionale, un vero animale artistico e da palcoscenico, vivace e incontenibile, capace di virtuosismi e improvvisazioni geniali e ironiche allo stesso tempo; l’Orchestra della Scala, d’altro canto, è forse una delle grandi eccellenze musicali a livello mondiale che l’Italia può vantare, un gioiello che ha fatto innamorare più di un direttore d’orchestra.

Il rischio, tuttavia, poteva essere che, facendo correre vicini due cavalli di razza, l’uno mettesse in ombra l’altro. Invece è accaduto il contrario. Gli opposti si sono attratti, definitivamente. L’orchestra ha accompagnato meravigliosamente il pianista, dimostrando, tra l’altro, una forza elastica notevole, dato che, negli stessi giorni, con Barenboim, sta provando l’integrale della “Tetralogia” di Wagner, un universo del tutto differente dal leggerissimo ragtime di cui Gershwin è capace. C’è da dire che l’alchimia del concerto, più che essere epifania di un miracolo è il frutto del progetto e dell’incontro artistico tra Bollani e Riccardo Chailly, avvenuto a Lipsia nel 2010 per l’incisione di “Rhapsody in Blue” di Gershwin con l’Orchestra del Gewandhaus (il CD che lo testimonia resta per oltre 30 settimane nella classifica pop e vince il Disco di Platino). In seguito, nel 2012, Chailly e Bollani portano Gershwin alla Scala insieme alla Filarmonica con un concerto che fa immediatamente il tutto esaurito e viene trasmesso in 110 cinema nel mondo nell’ambito del progetto “MusicEmotion”.

Al di là dei facili slogan politici e buonisti, si sono davvero abbattute le barriere della musica, come ha detto il sindaco Pisapia, mostrando come unendo il sacro al profano si ottenga, in definitiva, il popolare, nel senso nobile del termine.

Questo è forse il senso più bello della serata: la musica parla e parla a tutti. Ancora di più, tutta la musica parla a tutti, basta che lei stessa non cada vittima di sterili categorizzazioni, che non si ghettizzi, selezionandosi il proprio esclusivo uditorio. Perchè fare musica è soprattutto questo: incontrarsi, trovarsi a metà strada, lasciarsi contaminare dal diverso. Fare musica è primariamente un esercizio sociale e se ben praticato, come in questo caso, tutta la città apprezza.

Non si può non sperare, che questa sia il primo di una lunga serie di appuntamenti di musica all’aperto, come accade già a Berlino o Lipsia, in modo da restituire veramente ai cittadini uno spazio che spetta loro: la piazza, per una volta non arena di scontri verbali e, talvolta, fratricidi, ma luogo di incontro, di condivisione gratuita (dettaglio, coi tempi che corrono, non trascurabile).

 

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