Testo di – FRANCESCO PIERACCINI

 

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Uno specialista con la faccia tagliata in due da un paio di occhiali decisamente fuori misura dice alla timida paziente di non preoccuparsi: soffre semplicemente di “coccodrillo”.

Ecco che il lucertolone azzurro appare avvinghiato alla testa della ragazza.

Così comincia “In Between”, il corto animato realizzato da Alice Bissonet, Aloyse Desoubries Binet, Sandrine Hanji Kuang, Juliette Laurent e Sophie Markatatos proprio l’anno scorso (2012).

Cinque autori, questi, che all’epoca (praticamente ieri) avevano in comune un paio di cosette.
Prima di tutto, studiavano nella stessa accademia. In secondo luogo, si sono diplomati presentando un lavoro collettivo.

L’accademia in questione è la Gobelins, l’école de l’image e il comune lavoro è esattamente “In Between”.
La scuola ha sede a Parigi, nei pressi del quartiere latino. E’ specializzata nella comunicazione visiva di nuova generazione, ma il percorso di studi che gli ha garantito una certa fama nell’ambiente è appunto il corso di progettazione e produzione di film d’animazione (Concepteur et réalisateur de films d’animation).

Fama dovuta ai diversi talenti che, usciti dall’accademia, riescono a trovare impiego in grandi case di produzione internazionale come Disney, Dreamworks, Universal e praticamente qualsiasi altro studio di animazione possa venirvi in mente.

E che questi giovani abbiano talento è una cosa provata: possiamo contatarlo proprio attraverso questi corti di fine studio, che vengono diffusi tramite You Tube dalla stessa Gobelins nel suo canale (e che possiamo trovare pure sul sito della scuola: http://www.gobelins.fr/fr).

Le storie sono fiabe contemporanee, più o meno serie, per lo più mute, che riescono a catturare l’attenzione dello spettatore grazie a personaggi accattivanti e ad un sapiente uso del disegno e del colore.

Per quanto ogni lavoro rispecchi naturalmente la sensibilità degli studenti che vi hanno preso parte, ci sono comunque alcune caratteristiche salienti che accomunano la maggioranza dei corti.

Abbiamo appena accennato ai personaggi, burleschi, fiabeschi, appartenenti ad un immaginario bambinesco, metafora che ampliamo volentieri a tutto l’universo che li circonda.

Il corto ci trasporta, per non più di cinque minuti, sull’Isola Che Non C’è, è questa la vera forza che conquista chi guarda il video: il sentirsi richiamato verso quel mondo piccolo, meno complicato, quasi ingenuo, dove uno pensa di aver lasciato tutte le novelle che ascoltava anni fa, prima di dormire.

Se vi sembra stia esagerando vi lancio una sfida: guardate “fur” e dite se non avreste voglia di raccontarla ad un bambino (http://www.youtube.com/watch?v=mUvk38Lu3l8).

Altro carattere saliente, che rende questi corti del tutto piacevoli, è l’essenzialità delle trame: i bei disegni ricchi di colori e le animazioni sorprendenti danno vita ad una storia che si mantiene semplice, snella e non necessariamente banale.

La brevissima durata non viene bisticciata da più concetti, da mille fili conduttori.
Ad un punto si vuole arrivare e questo viene raggiunto lungo una via diretta conferendo alle nostre piccole fiabe un ritmo molto piacevole: la storia scorre fluida verso la sua conclusione, ricompensando la curiosità iniziale dello spettatore.

Non sembra, ma per annoiarsi possono bastare pure meno di tre minuti anche se siquramente non nel caso dei corti in questione.

Assieme alle storie più “lunghe” dei lavori di fine corso, ne troviamo anche di molto brevi, spesso meno di un minuto.

Si tratta di corti realizzati appositamente per il festival annuale di Annecy, dedicato ai film di animazione, a cui la scuola partecipa solitamente con progetti a cura di studenti del secondo anno di corso.

Sono video rapidissimi, dal ritmo incalzante: è un crescendo che dai primi secondi ti scaraventa al finale, dove campeggia la dedica al festival.

I brevissimi spezzoni di Annecy sono l’occasione che ha la Gobelins di mostrare le proprie competenze in un panorama internazionale, a contatto sia con amatori che con veri e proprio professionisti del settore.

Non è un caso dunque che nei corti in questione, spesso mancanti di una vera e propria trama, risaltino piuttosto le qualità formali dell’animazione, come la fattura dei disegni, la ricerca di effetti cromatici particolari, la coerenza tra musica e video.

D’altronde i tempi estremamente ristretti non lasciano spazio a storie, quanto piuttosto a scenette, ad accenni di trama, tanto per intuire cosa si potrebbe realizzare tramite un lavoro più ampio.

Infine troviamo la serie di “Cartooning for Peace”, dei lavori realizzati da studenti del primo anno per un workshop nel 2011 per dare l’occasione ai ragazzi di riflettere sui significati delle immagini nel mondo odierno e sui metodi tramite cui realizzare una comunicazione visiva impegnata.
Disegni stavolta più essenziali vengono usati per parlare di problemi economici, politici e sociali, come la violenza sulle donne o la pena di morte e la giustizia sommaria.

Sul canale You Tube, i video degli allievi della Gobelins sono accessibili a tutti, in qualsiasi momento e gratuitamente.

A volte è davvero come dice Battiato:

Ci vuole un’altra vita.

Basta un link: https://www.youtube.com/user/gobelins).

Immergetevi.

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