Testo di – FRANCESCA BERNASCHI

 

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Vi sentite come Atlante, con il peso del mondo tutto sulle vostre spalle?

Siete state sedotte e abbandonate?

Vi sentite persi nella selva oscura della quotidianità?

Se avete risposto sì ad almeno una di queste domande, allora non c’è dubbio: l’unica soluzione è partire.

Che abbiate bisogno di una pausa, di dimenticare chi si è già scordato di voi o se la “diritta via era ormai smarrita”, per citare Dante, il viaggiatore per eccellenza della letteratura italiana, partire è la soluzione migliore.

Per la buona riuscita di un viaggio è importante, innanzitutto, avere ben chiaro il tipo di avventura che si intende affrontare.

Domandatevi se vi rispecchiate maggiormente in Julia Roberts nella pellicola “Mangia, prega, ama” o nell’anticonformista, travagliato e disincantato Christopher McCandless, alias Emile Hirsh protagonista di “Into the wild” o magari nell’apparentemente pazzoide Kees Popinga dell’ “Uomo che guardava passare i treni”.

Guardatevi dentro e scoprirete se quello che vi ci vuole è un pazzo giro del mondo scandito da amori fugaci, gelati gustati passeggiando per le piazze delle principali capitali europee ed ore di meditazione.

Con vostra grande sorpresa potreste realizzare di voler tornare alle origini, rinnegando una società a cui sentite di non appartenere e che di conseguenza non vi appartiene.

“…e vestiti a cipolla altrimenti ti ammali!” si raccomanderebbe la mamma.

Si passa così alla fase successiva della preparazione al viaggio, quella che ti fa maledire l’idea di aver deciso di partire, il momento in cui chiunque, almeno una volta, ha tentato in vano di sfidare le leggi della fisica, cercando di infilare un armadio intero nello spazio corrispondente ad un cassetto e mezzo: è l’ora delle valigia.

Essenziali ed indispensabili in un bagaglio ben assortito, sono solo quattro oggetti: una buona macchina fotografica per immortalare luoghi, situazioni e sguardi. Procuratevi un diario ed una penna per lasciare, in seguito, due testimonianze: quella del cuore e quella carta.

Non dimenticate il vostro libro preferito, quello che vi legge dentro per combattere i momenti di noia o nel caso in cui siate spiritualmente smarriti.

Ci sono canzoni che ci ricordano occasioni, piuttosto che persone, speciali: per questo il mio consiglio è quello di portare con voi il vostro iPod con tanta, tanta musica. Tutta quella che amate.

Una volta spuntate queste voci dalla lista del “come organizzare il viaggio perfetto”, non rimane che una cosa da fare: partire.

No, non è vero. Dimenticate tutto.

Partire non è la soluzione, mai.

L’unica,vera soluzione, è affrontare il problema.

Siamo tutti, almeno una volta nella vita, Teseo e Ulisse insieme: prendiamo il mare, aerei, treni per andare a cercarci ma alla fine ci accorgiamo di avere solamente bisogno di tornare a casa e ricominciare da li, riprenderci ciò che avevamo abbandonato, proprio come l’omerico protagonista dell’Odissea.

Il viaggio non consiste nel trovare Eldorado o il Paese delle Meraviglie per riuscire nuovamente ad essere noi stessi. Ognuno di noi già è una ricchezza e per questo è meraviglioso.

Non serve un’avventura per capirlo, semplicemente basterebbe credere un po’ di più in noi stessi.

Le vere tappe sono le persone che riescono a lasciare un segno profondo e indelebile nella nostra vita, che ci migliorano e completano.

Prendete il vostro zaino di sogni e volontà e portatelo con voi nella vita di tutti i giorni, per essere sempre un po’ in viaggio, ma solamente con il cuore.

Allora pronti, partenza, fermi dove siete!

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