Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Valentina di Guido Crepax non ha mai davvero raggiunto il livello di icona pop. Perché?

La risposta, dopo aver visitato lo splendido allestimento di “Guido Crepax: ritratto di un artista” nella sempre suggestiva location del Palazzo Reale di Milano, appare lampante anche all’ osservatore più distratto e meno appassionato dell’ arte della china: uno straripante e maccato eccesso di eleganza.

Badasi bene che la parola “eccesso” non sempre è da considerarsi negativamente: è da giudicarsi negativamente un chirurgo eccessivamente bravo o un manierista di qualsivoglia professione?

Crepax è, innanzitutto, maniera: uno studioso attento del dettaglio, un appassionato ossessionato dall’ eleganza e dal Bello in ogni possibile forma e manifestazione, bramoso di succhiare la linfa sensuale e il succo da ogni frammento d’arte e ricollocarlo sinteticamente e magnificamente nel cosmo delle sue tavole, svincolate financo dalla forma, al completo servizio della schiettezza estetica.

Pochi tratti di pennino, lo stretto indispensabile per suscitare nell’ osservatore l’immediata consapevolezza di trovarsi innanzi a una manifestazione dalla dirompente potenza erotica.

“Erotismo” e “sensualità” sono termini di cui l’ Oggi, succube di procacità sintetiche, decadenti e precotte malcelate e mal-esposte dietro a ridicole sfumature di grigio, ha forse perso il vero significato.

La necessaria interconnessione fra il cosmo dell’ Eros e il mondo scabroso della trasgressione forzata, è sintomo di una società che forse ha perso una delle sue più grandi potenzialità: quella di riconoscere e godere del bello, di abbandonarsi al mero piacere estetico, relegato ormai a ruolo di antagonista da insensati eccessi di empirismi fraintesi.

Il Crepax che ossessionato dall’ attrice statunitense Louise Brooks ne ha sussunto l’essenza nel personaggio di Valentina, non è un fumettista erotico alla ricerca dell’ ennesima pornoeroina come fu Vampirella: è uno studioso della figura della Femme Fatale e di una sua possibile sintesi assoluta.

Valentina diventa così uno dei pochissimi personaggi del fumetto di cui sappiamo tutto: ha una carta di identità e sappiamo quando e dove e nata, invecchia e matura, ha problemi reali, ansie e paranoie, feticismi e ossessioni, fantasie, sogni e deliri onirici.

È un personaggio completo la cui essenza cerca costantemente di valicare i confini del foglio per espandersi in quel Reale di cui si pone a specchio.

500 metri quadri e 10 sale, per uno splendido percorso attraverso una mostra, Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Archivio Crepax, attraverso la poliedrica attività di Crepax, non soltanto come fumettista, ma anche come illustratore di libri, giornali, copertine di dischi, designer pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo, fotografo e creatore di giochi in ambito familiare.

100 tavole a fumetti selezionate per condurre il visitatore attraverso un’ esperienza artistica che ha fatto del fumetto un mezzo per presentare il bello in ogni sua concretizzazione, dal Design al Cinema, dalla Moda alla Musica, dall’ Amore al Sesso.

È vero, Valentina non sarà un’ icona pop, ma dopo tutto non ha mai avuto la pretesa di limitare la sua essenza a questa definizione che, seppur lusinghiera, porrebbe comunque limiti a un personaggio la cui carica passionale è nata appositamente per non averne.

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