Testo di — SARA PACIOSELLI

All’indomani del tanto atteso evento in Umbria Holi Umbria Festival, più precisamente a Todi, nel parco della Rocca, ognuno cerca come può di togliersi di dosso i colori con una qualche nostalgia della giornata precedente.

Ore 16.00, i cancelli del parco si aprono e persone di tutte le età, ma soprattutto giovani, si accalcano per tendere il biglietto, farsi stampare un bel timbro “Holi Umbria Festival” sul dorso della mano ed entrare nel vivo dell’evento. Partecipare è facile, è sufficiente acquistare un biglietto del costo di 15 euro in prevendita o 20 euro intero ed indossare una maglia bianca; l’unica regola da rispettare è colorarsi più che si può, gridare con le mani rivolte al cielo, sporcarsi di polveri rosse, azzurre, viola, gialle, verdi, fucsia. In una parola: divertirsi.

Un piccolo paesino come Todi, in collaborazione con vgaevents ed alcuni locali di Terni, ha organizzato così un evento assolutamente piacevole e atteso per noi umbri: ad ogni ora si alternano dj diversi e band live, la musica è costantemente garantita, il divertimento a maggior ragione e quando si fa tardi e le energie iniziano a esaurirsi, piccoli stand con i sapori umbri e la birra artigianale danno un po’ di ristoro.

Inoltre, dalle ore 18.00 fino alle 21.00, allo scandire di ogni ora, l’unico obbligo è partecipare al countdown e lanciare in aria la polvere colorata, non importa se colpisci un tuo amico o qualcuno che non conosci o di che colore è la polverina, conta solo immergersi profondamente nella nube colorata che ti avvolge. C’è chi continua ad urlare, chi canta a squarciagola, sconosciuti che ti abbracciano per tingerti, maglie sfumate di mille colori, gente sorridente mentre la polverina ti avvolge, ti cosparge di felicità mentre scende a terra e le persone attendono con trepidazione il prossimo conto alla rovescia. Siamo tutti insieme, tutti uguali. L’Holi Festival, infatti, si ispira ad una festa indiana celebrata il giorno successivo alla prima notte di plenilunio di Phalgun, mese in cui inizia la primavera. Quando la luna piena si staglia nel cielo, si accendono dei falò per allontanare gli spiriti malvagi ed accogliere il Bene, che è così forte da sovrastare e sconfiggere il Male. Il giorno successivo alla luna piena, le persone si riuniscono in strada per svolgere un ulteriore rito, il principale, quello del lancio delle polveri colorate e dell’acqua. Si festeggia il trionfo del Bene ballando, cantando, lanciando i colori in aria, accendendo i falò per far ardere tutto quel che c’è di malvagio, bruciando lo spirito del Male, come lo stesso significato del termine Holi suggerisce.

Inoltre, è la festa in cui tutti sono uguali: i confini rigidi delle famose caste indiane cadono, non c’è più distinzione sociale, non c’è più frattura che tenga. Il carnevale di colori spazza via le ingiustizie, i dolori, le disuguaglianze. Lascio parlare per un attimo le foto di Steve McCurry, fotoreporter di origine americana – conosciuto da tutti per la sua famosissima fotografia della Ragazza Afghana, pubblicata sulla copertina dell’edizione del National Geographic del giugno 1985 – che ha immortalato i momenti dell’Holi festival più autentico ed unico che ci sia.

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Holi Festival, Rajasthan, India. Foto di Steve McCurry.

C’è del magico e dell’intimo in queste foto, c’è il colore forte ed esplosivo. Se avete voglia di immergervi in un’esperienza unica, ma non potete recarvi in India, nel frattempo tenete aperta la pagina del sito ufficiale dell’Holi Dance Festival, color experience. Si tratta di un riadattamento moderno, mi permetto di dire, dell’Holi Festival originale: non si accendono falò, si perde forse il senso primordiale della festa indiana, ma come per l’Holi Festival organizzato in Umbria, così l’Holi Dance Festival tenuto nelle maggiori città italiane tra cui Milano, Firenze, Riccione, Napoli, Gallipoli, Olbia e Catania, il divertimento ed il bagno di colori sono garantiti. A breve usciranno le nuove date dell’Holi Dance Festival: stay tuned.

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