Testo di – LARA ROMEO

TCBF.

Ovvero l’acronimo che sta a indicare il Treviso Comic Book Fest, che quest’anno ha raggiunto la sua dodicesima edizione.

Nei giorni che vanno dal 24 al 27 Settembre, la città di Treviso ha ricevuto visitatori da tutta Italia ed Europa, registrando oltre 30mila presenze; l’evento si è rivelato un vero successo, e con l’aumento di numero di visitatori, vuole confermarsi tra le più importanti manifestazioni culturali dedicate al fumetto e all’illustrazione in Italia.

Il Treviso Comic Book Fest pervade tutta la città senza rimanere confinato in una determinata zona; quest’anno infatti è entrato in 21 location, tra cui il bar Lambo & M, la Stanza del Tè e la Creperia da Sarah, nelle quali tra il 19 Settembre e il 4 Ottobre è stata ospitata l’esposizione “The Visual Series of Malay Proverbs”.DSC_0259777

L’artista di questa mostra si chiama Hyrul Anuar, ed è nato nel 1988 a Sabak Bernam, nello Stato di Selangor in Malesia.

Videomaker, pubblicitario, sceneggiatore e graphic designer, dalla metà del 2014 si è unito per lavorare per 6 mesi in Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton con sede a Treviso.

Dopo quest’esperienza italiana, Hyrul è tornato in patria, e ha sentito il bisogno di rappresentare sotto forma di figure i proverbi tradizionali dai quali si è più sentito rappresentato.

E così ha espresso le sue emozioni con il metodo che meglio conosceva, ovvero tramite il dipinto.

“Sambil Menyelam Minum Air” si può tradurre letteralmente in “immergersi mentre si beve”, e significa fare due cose buone allo stesso tempo, ed è forse l’unico tra i proverbi rappresentati ad avere un’accezione positiva.
“Mengikat Perut” (legarsi lo stomaco, ovvero fare risparmi), “Meludah Ke Langit, Akhirnya Muka Sendiri Yang Basah” (sputare nell’aria, ovvero un’azione stupida che ti si ritorce contro) e “Belum tumbuh gigi, sudah pandai mangigit” (i denti non sono cresciuti, ma si sa già come mordere, che significa fingere di essere forte) non possono che indurre anche il più superficiale dei visitatori a chiedersi come effettivamente Hyrul abbia vissuto il suo periodo in Italia.

La particolarità delle sue opere però risiede proprio nel metodo di realizzazione: non su una classica tela, bensì con un’applicazione dello smartphone.

Dipinti digitali stampati su tela, diventati poi un progetto di mobile-phone painting.

Ma perché proprio su uno sketchbook virtuale?

I pennelli e i tubetti di pittura non sono ancora così obsoleti, seppur mantengano la loro concretezza e tangibilità; semplicemente il giovane Hyrul si trova più a suo agio a utilizzare piattaforme di supporto digitale, anche come conseguenza diretta del suo lavoro. La dimestichezza e familiarità con tali strumenti l’ha reso più pratico delle nuove tecnologie, tanto da essere sponsorizzato dalla Samsung e arrivare a sviluppare parecchie campagne per questo marchio: non a caso, lo smartphone con cui sono stati realizzati i dipinti era un Samsung Galaxy Note 3.

Hyrul, dopo aver dato vita a queste opere, ne ha parlato così: “Tutti i proverbi malesi che ho tradotto in arti visuali riguardano un’auto riflessione: è un viaggio alla scoperta di me stesso, e mi ricorda da dove vengo e chi sono.”

Per quanto ossimorico possa sembrare, il contrasto tra l’antichità della tradizione e la modernità del disegno digitale, con i suoi colori accesi e sgargianti, risulta armonioso.

È un’interpretazione personale di Hyrul, che parte dalla tradizione e dal passato per rivisitarli.

Queste opere racchiudono l’essenza dell’artista, in quanto partono dall’analisi dei proverbi, riguardanti le sue origini e le sue radici, per collegarsi alla sua contemporaneità: il suo punto di partenza a cui riguardare di continuo per confermare la propria identità, senza però dimenticarsi del suo percorso.

Questa mostra si suddivide in tre negozi in via Santa Margherita, e sono stati proprio i rispettivi proprietari a richiedere una collaborazione con il festival; la proposta di esposizione delle opere di Hyrul è stata accettata volentieri, nonostante non conoscessero né l’artista né tantomeno il suo lavoro.

“I clienti o le amano o le odiano” afferma Alberto ridendo, il titolare del bar Lambo & M, riferendosi alle opere di Hyrul, ed effettivamente gli aggettivi più utilizzati per descriverle sono “particolare” e “diverso”.

Con un sottofondo alternato tra rock ‘n’è roll e blues, l’ambiente di questo locale è fortemente originale e indipendente, tant’è che il barista, rispondendo alla domanda se pensava che le opere stonassero con l’ambiente del bar, ha risposto con un secco e deciso: “No.”

Attraversando la strada ed entrando nella Stanza da Tè, si può notare come il suo stile esotico racconti minuziosamente la cultura e la tradizione di questa bevanda, la cui singolarità è proprio quella di spaziare tra tanti Paesi diversi.

Le opere di Hyrul sono state posizionate in modo tale che si adattassero allo spirito del negozio senza disturbarne l’armonia, e riuscendo anzi a valorizzarlo.

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