Testo di – ENNIO TERRASI BORGHESAN

 

Aqui esta la version en castellano: Duelos que hicieron la historia – El Superclasico Boca-River

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BOCA VS RIVER

Era il 24 agosto del 1913, una domenica di fine inverno a Buenos Aires ed il campionato di calcio vedeva lo scontro tra due squadre della capitale argentina, nate entrambe nella decada precedente, entrambe nello stesso quartiere: La Boca.

La Boca è il quartiere più folkloristico di Baires, un trionfo di colori e (oggi) 50.000 anime che lo popolano incessantemente, anime il cui cognome ha spesso origini italiane, che affondano le proprie radici negli emigranti genovesi che sbarcarono sulle coste del Rio de la Plata a cavallo tra fine ottocento e inizio novecento.

 

Il 25 maggio del 1901 nacque ufficialmente, nel quartiere della Boca, il Club Atletico River Plate, fusione di due squadre, Santa Rosa e La Rosales, dalle chiari origini inglesi, nome scelto dai fondatori del club, in maggioranza d’origini italiane, per omaggiare il football inglese. Origini italiane che si ravvisano anche nella maglia biancorossa, colori scelti dal simbolo di Genova.

Il River è oggi soprannominato il “Millionario” dal giorno dell’acquisto di Bernabé Ferreyra, storico goleador argentino, per la bellezza di 35.000 pesos (corrispondenti a poco meno di 5.000 euro) record assoluto e impensabile per l’epoca.

Quattro anni dopo, il 3 aprile del 1905, nasce, sempre nella Boca, il Club Atletico Boca Juniors, letteralmente i “Ragazzi della Boca”. Perché a fondare il Boca furono proprio dei ragazzi. Ovviamente d’origine italiana, ovviamente d’origine genovese.

E indovinate un po’ quale è il soprannome del Boca (e degli abitanti della Boca)? Xeneizes, una deformazione di Zeneize, che altro non è che la traduzione in dialetto ligure di “Genovese”.

Quel 24 agosto di cento anni fa River e Boca si affrontarono per la prima volta in una partita ufficiale, non la prima volta in assoluto (vi furono due amichevoli nel 1908 e nel 1912, rispettivamente conclusesi con una vittoria Xeneize e un pareggio), ma la volta in cui nacque definitivamente una delle più grandi rivalità della storia dello sport.

Il Boca giocava in casa, in “affitto” nello stadio del Racing, nel barrio di Avellaneda, data l’elevata quantità di pubblico atteso (si stima che 7.000 persone si recarono allo stadio in quel freddo pomeriggio agostano), e la partita era prevista per le 14.30.

Era prevista, perché a quell’orario, in quel di Avellaneda, mancava un protagonista essenziale: l’arbitro.

Già, il direttore di gara non si presentò allo stadio, e fu necessario cercarne in fretta e furia un altro: con 40 minuti di ritardo sulla tabella di marcia la missione fu compiuta e si diede il via alla partita.

Il Boca partì alla grande, ma non riuscì a concretizzare le sue occasioni causa l’inconcludenza del centravanti Mayer, e a metà del primo tempo giunse il gol del River Plate: calcio d’angolo di Roberto Fraga, gran colpo di testa di Candido Garcia e i Millonarios si portarono in vantaggio.

I “padroni di casa” accusarono il colpo e, non riuscendo ad organizzare una risposta efficace, il primo tempo terminò sull’1-0 per il River.

Nel secondo tempo la musica non cambiò, i biancorossi raddoppiarono con un tiro corto di Ameal che si infilò alle spalle della porta difesa dal portiere del Boca Virtù Bidone.

I gialloblù cominciarono a reagire con più decisione affidando le chiavi del proprio gioco al fantasista Romano, che al 28° mise un pallone invitante a centro area, che divenne preda proprio dell’inconcludente Mayer, che realizzò il gol dell’1-2.

Riapertasi la partita, l’atmosfera si fece più intensa ad Avellaneda, e in seguito a quella che oggi potremmo definire una “carica sul portiere”, nell’area di rigore del Boca si formò un capannello di giocatori che diedero vita a una scazzottata terminata con l’allontanamento di Ameal dal campo e una pessima immagine del futbol argentino data da una partita che, fino a quel momento, era stata molto corretta.

Dopo quell’episodio non accadde praticamente più nulla di così degno di nota e la partita terminò sul 2-1 per il River, che vinse la prima di una infinita serie di battaglie.

Per la precisione furono 343, divise tra campionato, tornei non professionistici, amichevoli e trofei internazionali. A quella vittoria Millonaria seguirono altri 108 trionfi biancorossi, contro i 126 successi dei Xeneizes.

Ma ciò che Candido Garcia, Roberto Fraga, l’inconcludente Mayer e gli altri 19 giocatori che diedero vita al match del 24 agosto 1913 non potevano immaginare era che quella giornata avrebbe segnato il primo capitolo di una storia infinita, di una rivalità che è tra le più sentite e accese della storia dello sport argentino, sudamericano e mondiale, di un duello che ha attraversato lo sport ed è un bivio che la stragrande maggioranza dei ragazzi argentini deve fronteggiare prima di diventare adulto. In un paese dove Boca contro River significa anche il pueblo contro l’élite, gli immigrati proletari contro coloro che “ce l’hanno fatta”, chi nella Boca ci è rimasto contro chi se ne è andato per stabilirsi nelle zone più industriali e ricche della Gran Buenos Aires. È la sfida tra la supremazia internazionale (il Boca è la squadra che, insieme al Milan, ha vinto più trofei internazionali) e il predominio in patria (il River, con 33, detiene il record di campionati vinti).

È la sfida che ogni bambino argentino, che se ilusiona di essere un giocatore di futbol, sogna di giocare.

È, secondo il quotidiano inglese The Observer, l’esperienza sportiva più intensa al mondo.

È una sfida infinita, che domenica 6 ottobre si rinnoverà per la 344° volta a 100 anni di distanza dalla prima, con le due rivali di sempre pronte per 90 minuti che paralizzeranno l’Argentina ed il mondo del calcio mondiale.

E (su questo c’è da giurarci) stavolta non si inizierà in ritardo per l’assenza dell’arbitro. Non come 100 anni fa.

 

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