Testo di –  Giuseppe Origo

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Sono già tre giorni che la nostra tenda é stata piantata nel terriccio dell’isola di Obuda, sul Danubio nel centro di Budapest.

Quella di quest’anno si sta rivelando un’edizione di Sziget Festival più interessante di quanto non potesse inizialmente apparire dalla line up annunciata.

Sono stati tre giorni intensi, di ottima musica (non solo sul main stage dove, anzi, non sempre le esibizioni sono state all’altezza del prestigioso palco) e di sorprese continue.

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Sziget, ancora una volta, sta rivelando che il successo che lo ha acclamato a primo Festival europeo risiede nella sua peculiare capacità di essere un sublime melting pot di arti e culture, un catalizzatore di esperienze propriamente artistiche a 360 gradi nella più nobile e completa accezione del termine.

Ad aprire le danze di questa edizione 2018 di Sziget sono i Clean Bandit, alla loro seconda esibizione qui, con uno show impeccabile e gradevolissimo, cosi’ come quello, seppur più esplosivo, del rapper Stormzy, dalla Gran Bretagna.

Segue lo show intimo, a tratti malinconico, della cantautrice svedese Lykke Li: ammetto che, fuorché per poche hit radiofoniche, non la conoscevo quasi, quindi la sorpresa é stata enorme innanzi ad uno show tanto intenso, di ottimo pop elettronico. Impeccabile.

Kendrick Lamar, invece, é la prima grande delusione: si presenta sul palco con un lautissimo ritardo, per altro scaricando barile, alla prima occasione possibile, su presunti “problemi dell’organizzazione”. Non é del tutto coordinato con la base, lasciando a tratti intuire il rischio playback… Fortunatamente, qualche palco più in lá, suona il nostro Willie Peyote, rapper Torinese fresco del suo ultimo “Sindrome di Toret”, che mi salva la serata e l’umore.

Il secondo giorno ad alternarsi sul Dan Painatescu, invece, solo grandissima musica ed ottime esibizioni: dal metal esuberante, le male lingue accuseranno di “eccesso”, degli ungheresi Apey and the Pea al pop colorato di Oscar and The Wolf a cui segue l’incredibile how di Bonobo, superstar dell’elettronica UK, per l’occasione in versione live: una sublime amalgama strumentale al servizio di elettronica di impeccabile qualità.

Chiude il secondo giorno di Sziget, “vestito a festa” con jeans larghi e maglietta gialla trovata in fondo all’armadio, il genio musicale di Damon Albarn accompagnato dai suoi Gorillaz: uno show magnifico, complice di un’ottima scaletta spaziante lungo tutta la carriera della combo britannica, animato da una lunga carovana di ospiti e dalle ormai celebri grafiche di Jamie Hewlett.

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Di quanto successo sul main stage il terzo giorno, invece, vale la pena una nota di merito alle esibizioni dei sempre ottimi The Kooks e, ancora una volta, del dj austriaco Parov Stelar: sinonimo di divertimento e qualità, ancora una volta sul palco del Sziget con tutta la sua band al completo, che in un paio di canzoni riesce a trascinare l’oceanico pubblico astante in un vero e proprio party Electro Swing.

Lana Del Rey, invece, delude con uno show sciapo in cui stonature più o meno palesi, ma sempre presenti, si alternano con lunghi sermoni, e del quale mi sento di promuovere esclusivamente la scenografia, una sorta di lounge californiano anni 50 di gran classe arricchito da due altissime palme e ballerine capacissime.

Quanto ci sta già di per se più che convincendo sul main stage, é comunque arricchito da una lunga serie di ottime venue sparse sull’isola: dagli ottimi spettacoli al Cirque Du Sziget alla proposta Classica e Jazz del Fidelio, dalle interessantissime proposte del Light Stage (che vale la pena visitare anche solo per gustare la cucina del Mambo, nostra preferenza assoluta per il food sull’isola) ai divertentissimi spettacoli dal gusto retrò della Travelling Funfair

Siamo solo al quarto giorno di Sziget, e stasera aspettiamo Bastille Mumford and Sons, ma siamo sempre più sicuri che quella di quest’anno sarà l’ennesima riconferma di quanto abbiamo pensato del festival fino ad oggi: un miracolo Culturale e Musicale unico nello scenario Europeo e Mondiale.

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