Testo di – CAMILLA MASTRANTUONO

 

La valida e appetitosa occasione che oggi vi proponiamo per sfuggire alla frenetica e bollente ressa della quasi ormai estate milanese è: una visita alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia per ammirare I capolavori della Johannesburg Art Gallery. Da Degas a Picasso.

Respirare un’aria diversa e passeggiare attraverso la ciottolata cittadina fa una splendida cornice al fascino di questi tesori vecchi e nuovi da riscoprire.

All’interno di una location scenografica e tradizionale al tempo stesso, ma per nulla timida di accenti di modernità, avrete la possibilità di immergervi nel fresco di un luogo allora deputato a scuderia, e ancora oggi dotato di fascino, ma soprattutto quella di calarvi in un’epoca differente dalla vostra.

Londra. Primi anni del Novecento.

Lady Florence Philipps si affannava alla ricerca delle opere di artisti esponenti delle più moderne influenze provenienti da tutti i lidi di Europa, che tanti critici magari ancora guardavano all’insegna della perplessità o del più spregiudicato disprezzo, ma che proprio il singolare genio e la spiccata sensibilità di questa donna seppero comprendere e stimare.

Ella, come mossa da una folgorante sindrome di Stendhal aveva infatti intenzione di donare alla propria città di origine, Johannesburg, e per la prima volta all’Africa, una collezione di opere d’arte dall’inestimabile valore.

E non stiamo parlando del semplice valore estrinseco posseduto da un manufatto artistico in quanto tale, ma quello che Lady Philipps seppe infondergli, facendosi mecenate della bellezza e della capacità di apprezzarla; della consapevolezza di trovarsi dinanzi a qualcosa che aveva scritto ed avrebbe continuato a scrivere le pagine della storia e che chiunque, anche solo attraverso la visione, avrebbe potuto entrarne a far parte.

Aggirandoci tra mura tenuemente dipinte e luci soffuse che ci accompagnano lungo tutto il percorso, ci viene dato di contemplare alcuni dei dipinti di artisti senza un velo di dubbio noti, ma qui intenti a ritrarre soggetti di cui ancora non sospettavamo l’esistenza. Riconosciamo dunque il pennello, ma nell’accostarci ad esso constatiamo la novità di personaggi o paesaggi che con impatto e limpidezza si impongono al nostro sguardo.

È come se li scoprissimo due volte.

Arricchimento, libidine della contemplazione, questo e molto altro attende i visitatori pronti a curiosare tra la ricostruzione di alcune sale della Johannesburg Art Gallery che prede corpo miracolosamente materializzandosi a Pavia.

Scandite da un diverso colore in base al periodo storico, alla corrente o al luogo di origine dei nostri artisti le pareti ospitano il Signor Picasso con il Signor Degas innanzitutto, ma senza dimenticare la compagnia di Rossetti, Carot, Tadema, Signac, Derain, Bacon, Mancini.

Armoniche installazioni e pacifiche convivenze tra impressionisti dell’Ottocento e primi avanguardisti del Novecento sussistono dunque in un insieme gradevole alla vista, piacevole alla mente e pieno di meraviglia per il cuore: basti anche solo contemplare da vicino la franta e splendente pennellata ne le Due ballerine di Edgar Degas accanto alla valanga di precisi, soavi e coloratissimi puntini che danno sussistenza a La Rochelle di Paul Signac.

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Una promessa dunque perfettamente adempiuta.

Dulcis in fundo, la parte più autentica, inaspettata e forse rara per il suo pregio e la sua più scarsa notorietà in mezzo ai colossi della pittura degli scorsi secoli è una selezione di pittori africani, che proprio all’interno della suddetta galleria ebbero la possibilità di esporre per la prima volta i loro lavori e consacrare la propria fama di artisti davanti al mondo e ancor di più al loro stesso popolo, talora persino più restio di altri a riconoscere la bellezza celata oltre il proprio naso.

Tra essi un posto di rilievo è riservato a Irma Stern che nata in Sud Africa, trascorre parte della sua giovinezza in Germania e assiste, figlia di un tedesco ebraico, agli orrori della guerra. Le viene però in quegli anni offerta l’insostituibile opportunità di studiare presso l’Accademia di Weimar e apprendere la tecnica proprio da uno dei membri dell’allora Novemberkruppen.

Attraverso un’esplosione di colore caldo e vibrante la Stern ci restituisce la solare limpidezza della sua terra, dopo tante peripezie e viaggi all’insegna dell’esotismo finalmente riabbracciata, assieme alla nostalgia per un continente spesso poco inteso o apprezzato ma dagli originari del luogo amato senza riserve.

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Nel suo complesso la parte conclusiva di questa mostra possiede dunque la stessa possanza di una radice che assorbe e alimenta per ricondurre ogni cosa o persona al proprio luogo d’appartenenza, ma al contempo costringe noi sospetti e meravigliati forestieri ad approdare tra lidi sconosciuti, irrimediabilmente affetti da “mal d’Africa”

La sensazione d’insieme dunque, decisamente suggestiva, spinge di tutto cuore ad un invito ad approfittare di questa splendida opportunità.

In particolare il giovedì, vengono organizzate visite guidate gratuite con apertura fino alle 22:00, mentre il sabato e la domenica visite guidate gratuite per le famiglie.

Per maggiore info: http://www.scuderiepavia.com/

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