Testo di — GIUSEPPE ORIGO

per Virgi, compagna di seghe mentali sul balcone e sul gradino su cui staremo, spero, il meno possibile

.

.

Giunto all’ alba dell’ ultimo giorno di Festival, dopo una settimana di lavoro distribuito fra clausure nella sala stampa Lucio Dalla del Pala Fiori, safari in zona Ariston a caccia di interviste e code infinite al McDonalds è spontaneo mettersi a tirare le somme, dopo un confronto aperto e duraturo con questo nuovo e, in parte inatteso, mondo che è stato la mia casa e il mio ufficio per una settimana.

Il più interessante dei confronti è stato quello con la “mondanità”, effettiva, presunta o aspirante che fosse.

 palaf

 

SanRemo è stata di fatto, in questa settimana di Festival, eletta a palco da parte di chiunque fosse alla ricerca del proverbiale calcio nel culo verso il level up, e io stesso annovero sia me che la mia troupe in questa categoria: la cittadina ligure ha vissuto la sua annuale settimana sotto l’obbiettivo dell’ attenzione mediatica più spudorata e affamata diventando un ghiotto bottino a cui accorrere per poter attingere l’ ambrosia dell’ attenzione globale. Il problema è che da un palco si può dire tutto, esattamente come sul net. Siamo venditori di pentole e ognuno vuole piazzare la sua batteria in più cucine possibili, ognuno vuole vendere il suo prodotto, che sia il suo personaggio, la sua canzone, il suo articolo, sé stesso.

Musicisti emergenti, miss e mister emergenti, showman emergenti, attori emergenti, giornalisti emergenti, emergenti emergenti: un grosso circo la cui platea è il mondo che, annoiato, punta il dito meravigliato durante la settimana di spettacolo spolpando ossa felici di farsi spolpare e digerendo il tutto poi nell’ arco di una settimana scarsa, escretando tutto ciò che, giustamente, non valeva la pena di assimilare.

Vivere da fenomeno da baraccone in mezzo alla locale Corte dei Miracoli è divertente ma stremante, a tratti frustrante. È sostare, insieme ad altri mille affamati, sull’ affollatissimo gradino che dalla collettività porta sul pianerottolo del successo e dell’ emancipazione: una festa che puoi vedere e, a tratti, toccare, da cui ogni tanto qualcuno ti getta la pelle del pollo e gli avanzi più indigesti, manicaretti ai nostri palati solo perchè Di Origine Controllata e Garantita.

Il PalaFiori è questo: è il gradino. Un centro congressi vicino all’ Ariston e al “Roof”, mitico regno degli Arrivati, ma rigorosamente separato da questi. Puoi entrarci col “pass” ma te ne servirebbe uno migliore per accedere all’ effettivo livello successivo. Nel PalaFiori c’è la sala Stampa Lucio Dalla (anche in questa entro col pass giustomanontroppo) dove, gomito a gomito con me, vivono altri 150 giornalisti web e radio. Qui la cosa che più ti colpisce è l’odore, un misto di sudore e fritto (dei cibi ammazzafegato dei fast food sottostanti e delle retine provate da maratone di computer giornaliere).

20140222_160731

Il quotidiano flusso di coscienza, che a tratti sfocia in malumore e dissuasore verso il proprio lavoro, è dovuto al confrontarsi con colleghi più anziani constatando, dalle loro storie, che sul gradino del PalaFiori sono fermi da “eh, ma io son qui da prima di Mike Bongiorno“.

Anche io dirò al me stesso del futuro “Sono qui da quando c’era Fazio” o, prima o poi, entrerò in possesso del pass giusto? Dove sto andando, o meglio, sto andando da qualche parte o è il PalaFiori la mia meta?

Mi alzo, andrò a sopprimere la malinconia nello Yakult, il whiskey ai fermenti lattici vivi del PalaFiori, offerto dai banchetti al piano qui sotto, il secondo, dove si accalcano le aspiranti miss sospese in statici sorrisi sintetici fra gli obbiettivi sbagliati e le onnipresenti pubblicità degli sponsor che qui tappezzano ogni cosa.

Il secondo piano del Pala Fiori, disponendo dei più grandi spazi aperti anche ai non giornalisti ma ugualmente in possesso di pass (la burocrazia gerarchica sanremese regolante ogni singola azione è scandita da pass differenti), è il più interessante dove condurre studi antropologici e sociologici.

Al secondo piano ci sono i fotografi, un casino, e la naturale conseguenza è che, alla caccia di chi cerca “famosi” da fotografare, c’è una seconda battaglia che coinvolge i convenuti al banchetto: gli autoproclamatisi fenomeni in cerca di fama, speranzosi nel calcio in culo verso l’ Olimpo, a caccia di quei tramiti verso la aleatoria “notizia” o, detto male, in cerca di attenzione.

Il secondo piano del Palafiori è il bersaglio prioritario dei procacciatori di notorietà, divisi in veri e propri filoni e sottospecie.

Fra questi, il più facilmente inviduabile e meglio gerarchicamente organizzato, sono i “SosiaDi”, guppo sindacale insurrezionalista in lotta per veder riconoscere alla propria categoria lo status di artisti effettivi: capitanati dal sig. IlSosiaDiPavarotti, uguale al tenore se non per le Superga bianche che indossa noncurante e sprezzante del canone come il vero grande Leader che è, stanno piano piano monopolizzando i corridoi imponendo ai fotografi un pedaggio fotografico per raggiungere la sala stampa. Fra i vari vale la pena citare:

– il sig. ilSosiaDiVascoRossi: audace imitatore a 360 gradi, sembra condividere con il rocker anche i vizietti lisergici, dato il vistoso smascellamento e il continuo trastullamento nasale

– il sig. ilSosiaDiBeppeGrillo: a conoscenza del fatto che il comico Genovese sarà a Sanremo in questi giorni parassita la scia della notorietà dell’imitato per guadagnarsi l’agognato scatto, traibile in fallo dalla barba troppo curata e dalle pose da wrestler assunte prima del *click*

– la sig.ra LaSosiaDiIvaZanicchi: audace quanto procace femme fatale decaduta del team

Altra ca$ta (parafrasando l’imitato dal sig. IlSosiaDiBeppeGrillo) sono gli “artigiani del pacchiano”: schampisti, bigiottieri, truccatori freestyle, bellezzeNonBellissime… questa e la più audace tra le tribù del PalaFiori, per via delle sue due armi tipiche: il biglietto da visita, forzatamente infilato nel taschino dei reporter distratti da attività terze, e il -dai se scrivi qualcosa su di me poi ti shampizzo/fornisco i miei ninnoli/trucco/regalo i miei “servigi da bellezzaNonBellissima” COMPLETAMENTE AGGRATIS! –

Terza tribù che vale la pena riportare sono “Quelli Con La Fascia”: quelli con la fascia girano altezzosi, sbandierando il loro status di fasciati ai non fasciati con occhiate dall’ alto in basso. Perchè posseggano una fascia non sempre è dato saperlo, ma la fascia basta per accaparrarci i *click* dei fotografi più entusiasti e di quelli più stremati, ormai resi automi dello scatto e noncuranti dei soggetti fotografati, scattanti solo per il fine di scattare ancora.

miss

Quelli Con La Fascia sono miss. e mister e spesso girano in piccole comitive organizzate e sorridenti guidate da Quella Con La Fascia E Anche La Coroncina di turno: queste ultime sono le leader carismatiche della matriarcale organizzazione vota all’ estetica formattata di cui appartengono, hanno la coroncina, quindi regnano e si cuccano più foto. Gli altri fasciati semplici, segretamente e traditi solo da qualche occhiatina acuminata, le invidiano e le odiano, però le rispettano, asserviti alla gerarchia fasciata.

Se poi ti fermi a guardarli bene ti accorgi che spesso neanche sono belli, ma tanto, al PalaFiori, di tempo non ne hai mai e corri sempre, spesso senza sapere nemmeno perchè.

Il festival di SanRemo, quello vero, quello sul pianerottolo, è un’ eccellenza artistica giunta, nel bene o nel male, alla 64esima edizione: ha creato e formato intere generazioni di artisti, sopravvivendo nel tempo a svariate crisi sociali ed economiche, a mutamenti repentini nel cambio delle tecnologie di supporto e riproduzione che hanno, più volte messo letteralmente in ginocchio il mercato discografico e spazzato via decine di festival delle arti.

SanRemo non fa schifo, asserire questo è spesso o quasi sempre più un atteggiamento che un giudizio meditato, un dare aria ai denti senza considerare che gran parte della cultura Italiana moderna è transitata attraverso questa manifestazione e in essa ha trovato la promozione verso l’immortalità.

Non tutti sono rimasti fermi sul gradino e non tutto si è smosso per il solo meccanismo delle “conoscenze”, anche se queste, è vero, fanno molto, specie in ambienti retti dalla mondanità come quello in cui forse siamo naufragati o forse ci siamo tuffati.

Non sono un tifoso di calcio ma suppongo che in serie A non ci si possa andare senza transitare dalla B… credo…

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata