Testo di – DIANA SALA

 

Foto di – STEFANO DI FONZO

 

 

Revolart ha avuto la possibilità di visitare il Laboratorio del Teatro Alla Scala di Milano, grazie al Gruppo Giovani della Fondazione Milano per la Scala, di cui vi abbiamo parlato qui: http://revolart.it/fondazionemilanoperlascalarevolart/

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La nostra guida dell’Associazione CIVITA ci ha guidati all’interno dell’ex area dell’acciaieria Ansaldo, che dal 2001 riunisce i laboratori del Teatro dove lavorano oltre 150 addetti tra scenografi, costumiste, fabbri, falegnami, carpentieri, scultori, sarte e artigiani. La zona è stata scelta perché divisa in tre padiglioni intitolati successivamente al regista Luchino Visconti, allo scenografo Nicola Benois e al costumista Luigi Sapelli (detto Caramba) che permettono  di ospitare le grandi attrezzature, i numerosi costumi e le scenografie, nonché di osservare queste ultime dall’alto durante la creazione grazie a numerose passerelle sopraelevate, in modo da ottenere il medesimo effetto visivo che il pubblico avrà durante la visione dello spettacolo.

I laboratori della Scala producono tutto ciò che viene inscenato al Teatro, dai costumi alle scenografie, dalle parrucche ai colori per i fondali; l’unico artigiano che, dopo essere andato in pensione , non è stato più sostituito è quello che si occupava delle calzature.

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Tutto ciò che viene portato in scena deve avere la caratteristica di essere camionabile (per trasportarlo al Teatro), ignifugo e il più possibile leggero.

Ci siamo potuti addentrare nei padiglioni Benois e Caramba. Il primo ospita i reparti di falegnameria, scenografia e scenoplastica.

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Qui è stato possibile vedere la preparazione -in atto- di una parte di uno dei fondali per lo spettacolo CO2 realizzato per Expo e il ripristino di uno dei fondali della Turandot. Gli artigiani stavano lavorando principalmente su scenografie in tela, sebbene vengano realizzate anche scenografie 3D e digitali, che oggi vengono utilizzate sempre più spesso perché meno costose, più pratiche e trasportabili senza bisogno di servizi speciali notturni (cosa che avviene per le scene in tela).

Ci sono state mostrate le machette, cioè le ricostruzioni in scala dei meccanismi di ogni scenografia, per lo studio degli spazi e dei movimenti necessari per ogni installazione. La particolarità di questi progetti è che vengono costruiti coi medesimi materiali che saranno poi impiegati nella scenografia finale.

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Nella sala successiva abbiamo toccato le scenoplastiche in scala e abbiamo osservato la preparazione di uno dei colori a partire dalle polveri, impiegato per la colorazione di un albero del fondale di CO2.

Dopo essere passati nella sala dove vengono tagliate le parti metalliche per gli spostamenti delle scenografie (che un tempo venivano svolti manualmente grazie ad uno dei sistemi di idraulica e di valvole a braccia più avanzati) e in cui vengono realizzate le parti in acciaio e in ferro per le scenografie 3D come porte o cancellate, siamo entrati nel padiglione Caramba.

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Il secondo padiglione è interamente dedicato alla creazione, alla prova, alla pulizia e alla cura dei costumi. Le aree più grandi, oltre alla zona di prova dei costumi, sono la sartoria vera e propria, la lavanderia e il magazzino dei costumi.

Ci è stato possibile visitare solo il magazzino dei costumi e degli accessori come parrucche, cappelli, tiare e copricapi.

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I 1400 armadi che abbiamo osservato contengono circa 60˙000 costumi di scena, che vanno dal 1911 a oggi (tra i quali abbiamo osservato quelli di Giselle, del Fidelio, di Romeo e Giulietta e della Carmen delle ultime stagioni); i costumi sono sapientemente conservati e catalogati in base all’anno di produzione, al costumista, allo scenografo e perfino chi lo ha indossato.

Usciti dal padiglione abbiamo osservato la porta degli attrezzisti e abbiamo concluso la visita mentre gli addetti caricavano, su uno dei due camion di proprietà del Teatro alla Scala, una serie di costumi probabilmente per la Turandot.

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