Testo di – FEDERICO QUASSO

Per molti, Stefano Benni è principalmente l’autore di quella accozzaglia di esilaranti tipi umani che risponde al titolo di Bar sport; eppure, nonostante già da quelle pagine trapelasse, attraverso un tono canzonatorio, anche una certa dose di tragicommedia, sono altre le opere in cui ha saputo sfruttare magistralmente questo genere, due su tutte: La grammatica di Dio e Comici spaventati guerrieri.

Il primo è una raccolta di racconti, venticinque in tutto, il cui sottotitolo, Storie di solitudine e allegria, riassume in poche parole il contenuto di fondo, il sostrato comune a tutte le narrazioni. L’autore stesso l’ha definito “Il libro del mondo”, e se anche questa affermazione possa sembrare altisonante, o esagerata, è indubbio che Benni sia riuscito a creare un microcosmo fatto di caratteri plausibilmente reali, sebbene estremizzati in alcuni tratti. I personaggi spaziano dall’anziano vedovo che improvvisamente inizia a odiare la compagnia del suo cane fedele fino alla morte, alla ragazzina sedicenne cinica e disillusa che, scappata di casa, vaga per una squallida città sola e senza meta; dal ragazzo che era il primo della classe e che poi, una volta adulto, decide di divenire un truffatore per vendicarsi del destino che gli ha voltato le spalle, all’uomo che vorrebbe placare il dolore della propria solitudine attraverso la tecnologia. Su tutte queste figure, spicca poi quella di un frate che, dopo anni di normale vita monastica, una sera di primavera decide di fare voto di silenzio per vedere Dio nel vuoto lasciato dalla sua rinuncia alla parola, per comprenderne la grammatica.

Il filo conduttore che lega i racconti è quindi la sensazione di solitudine, di isolamento, di vuoto cui i personaggi reagiscono nelle maniere più umanamente disparate; e il lettore trascinato in questo mondo fatto di tragedie, grandi o piccole, ha come unica difesa un sorriso dal retrogusto amaro.

Anche il romanzo Comici spaventati guerrieri si esprime compiutamente fin dal titolo. Qui, i guerrieri, comici e spaventati (o i comici, spaventati guerrieri) sono i personaggi, che vogliono scoprire la verità sulla morte di Leone, eroe del quartiere e stella della squadra di calcio. Un anziano professore, un ragazzino che in Leone vedeva il suo idolo, la fidanzata e un vecchio amico, fuggito da un manicomio, della vittima, si metteranno, ognuno per la propria strada, sulle tracce del colpevole, di colui che, con un colpo di fucile ha ucciso Leone. Sullo sfondo, la città e il suo rapporto conflittuale con la periferia in cui la vicenda si svolge.

Questa recherche metropolitana si concluderà però con un fallimento, e ognuno dei personaggi si ritroverà a rinunciare al proprio intento, lasciando insoluto il crimine. Ma d’altronde non era al semplice sviluppo e al dipanarsi della trama che Benni puntava, quanto piuttosto a dar voce alle contraddizioni fra le illusioni di uguaglianza della borgata nei confronti della borghesia medio-alta, incarnata qui dal luogo in cui è stato trovato misteriosamente il cadavere: un condominio di una rispettabile zona residenziale. Anche questo tema di critica sociale, però, è affrontato con l’arma di un’ironia lucida e sincera, fine ma agrodolce.

Fra il 1986, anno in cui è stato dato alle stampe Comici spaventati guerrieri, e il 2007, data di pubblicazione de La grammatica di Dio, lo stile di Stefano Benni è cambiato, divenendo più maturo e riflessivo. La scrittura di Comici spaventati guerrieri, efficace e scorrevole ma a volte complessa per le scelte stilistiche e ortografiche, ha perso alcune delle sue spigolature riducendo all’essenziale i voli pindarici e rendendo Stefano Benni uno degli autori più amati per la sua capacità di mantenersi popolare ma mai banale.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata