Il tesoro celato di Stiffe

Testo di: Diana Sala

Foto di: Stefano di Fonzo

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L’Abruzzo è stato definito “cuore verde d’Europa” per il patrimonio naturalistico che offre, ricco di boschi, sorgenti, montagne, torrenti e vallate in cui si inseriscono armoniosamente borghi, paesini e rocche. In una regione che in questi giorni ha percepito le scosse sismiche che hanno colpito Marche e Lazio facendo riaffiorare i terribili momenti del sisma del 6 aprile 2009, è possibile comunque visitare le Grotte di Stiffe. Queste grotte restano aperte al pubblico nonostante le scosse (dopo la chiusura per motivi di sicurezza dal 2009 al 2011) perché l’ultimo crollo effettivo risale a migliaia di anni fa ed è stato causato da movimenti interni alle cavità e non da terremoti.

Le Grotte di Stiffe sono note ai più perché sono un esempio di carsismo tra i più rinomati in Italia; sorgono in una frazione del comune di San Demetrio ne’ Vestini, all’interno del parco Sirente Velino.

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Il complesso è stato utilizzato dall’uomo già a partire dall’Età del Bronzo, sebbene siano stati rinvenuti al suo interno anche resti archeologici risalenti al periodo Neolitico.

Angelo Pico Fonticulano ne il “Bellum Braccianum Aquilae Gestum” (1580) scriveva «È qui una sorgente d’acqua mirabile, infatti tutti i torrenti confluiscono dall’interno de’ monti in un unico luogo […] e affiorano da una vasta fessura montana nel luogo chiamato Stiffe».

Proprio la presenza di questo corso d’acqua sotterraneo ha dato origine al progetto di realizzazione di una centrale idroelettrica nel 1907, per volere del marchese Alfonso Cappelli; nel 1956 con lo smantellamento della centrale, hanno avuto inizio le prime esplorazioni speleologiche. Il progetto di valorizzazione turistica della grotta risale invece a oltre quarant’anni fa, ma solo negli anni ottanta si è provveduto alla realizzazione dello stesso, per giungere, nel 1991, all’inaugurazione del Complesso Turistico delle “Grotte di Stiffe” più o meno come lo possiamo vedere oggi.

La cavità è interamente affiancata lungo tutti i suoi 1000 metri di lunghezza dal percorso di un torrente sotterraneo che va a formare delle cascate di straordinaria bellezza e può essere tecnicamente definita come una “risorgenza”, perché l’acqua che prima di entrare nella grotta scorre esternamente, riaffiora in superficie solo dopo aver attraversato le grotte.

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La visita dei 700 metri aperti al pubblico viene effettuata solo con l’accompagnamento di guide esperte per una durata di circa un’ora e si svolge lungo passerelle costruite nel rispetto completo del fenomeno naturale; la stessa illuminazione artificiale è inserita in modo armonioso in ogni punto della cavità e permette la visione di ogni piccolo particolare.

 

L’imbocco della cavità per il percorso sotterraneo si apre alla base di una parete rocciosa alta circa cento metri; da qui è possibile superare la briglia che chiudeva la grotta quando vi era ancora la centrale idroelettrica e iniziare a percepire il cambio di temperatura, poiché essa rimane costante intorno ai 10˚ C per tutto il percorso sotterraneo.

Fin dall’inizio ci si stupisce per il colore bianco delle pareti, caratteristico delle rocce calcaree; camminando verso l’interno esso viene bruscamente interrotto da due fasce scure che proseguono lungo tutta la grotta: tale colorazione è dovuta alla presenza di ossidi metallici depositati dal fiume nel corso dei millenni.

Poco più avanti si nota una cavità, formatasi a causa dell’azione erosiva del fiume nella quale, nel 1997, è stato rinvenuto materiale archeologico risalente al periodo Neolitico ed Eneolitico antico e medio. Qui si percepisce distintamente il rumore delle gocce che cadono e che, con il loro stillicidio, hanno dato origine alle stalattiti e stalagmiti, nonché alle colonne calcaree formatesi grazie all’unione di queste due.

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Costeggiando il fiume si arriva a quella che viene chiamata la “sala del silenzio”. Essa è così chiamata poiché per la maggior parte dell’anno il torrente in questo tratto si prosciuga, rendendo completamente ovattato questo ambient, che risulta isolato dal rumore delle acque che invece resta costante in tutto il resto del percorso.

Questa sala viene oltrepassata grazie ad un tunnel artificiale che si immette nella “sala della prima cascata”, chiamata così perché si può ammirare una cascata che nel periodo estivo effettua un balzo di 20 metri, in quello invernale di circa 30. L’area, a livello geologico, si è formata per lo scorrimento di blocchi di roccia che hanno subìto dei movimenti verticali.

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Precedentemente alla realizzazione delle passerelle per i turisti, per effettuare le esplorazioni era necessario scalare la parete, con tutti i rischi legati a ciò; nel 1994 però un gruppo misto di speleologi aquilani e francesi è riuscito ad accedere per la prima volta alla zona inesplorata successiva alla prima cascata e ha permesso così la realizzazione di una scalinata artificiale che permette al pubblico di ammirare la cascata dall’alto grazie anche ad un belvedere aggiunto successivamente.

Oltrepassato questo punto si accede ad un passaggio che permette l’accesso alla “sala delle concrezioni”. Questo ambiente è tra i più silenziosi perché l’acqua prosegue con un corso meno impetuoso, inoltre è caratterizzato da innumerevoli stalattiti e stalagmiti. Tra questi depositi calcarei bisogna annoverare le stalattiti eccentriche (che si formano per uno stillicidio talmente lento e ridotto che le rende quasi spiraliformi) e le cosiddette vele (generate invece dallo scorrere dell’acqua lento lungo le pareti).

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Inoltre in questa sala sono presenti la stalagmite più alta del complesso, di circa 3 metri e due delle colonne calcaree più grandi di tutte le Grotte di Stiffe.

Nel 2007 è stato realizzato l’ultimo ampliamento del percorso aperto al pubblico, che può quindi accedere anche alla “sala della seconda cascata”. Stupisce immediatamente il lago profondo 5 metri che è generato da una cascata che compie un balzo di circa 25 metri. Accanto alla cascata è possibile osservare contemporaneamente i tre colori principali delle formazioni interne alla grotta: bianco, rosso e nero.

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La visita è possibile in qualsiasi stagione dell’anno, ma è ancora più consigliata nel periodo natalizio, perché all’interno della grotta viene montato un presepio sospeso che rende ancora più affascinanti gli scorci.

Inoltre per i più temerari è possibile svolgere un percorso canyoning di tre ore (di cui un’ora di preparazione e spiegazione del materiale e delle origini del torrentismo come sport, mentre le restanti due prevedono un percorso praticabile da praticamente tutti).

 

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