Testo di – Ennio Terrasi Borghesan

 

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Da oggi (partono infatti le prime gare di qualificazione, in anticipo sulla cerimonia d’apertura nel pomeriggio italiano di domani) parte la 22esima edizione dei Giochi Olimpici invernali, che si terranno nella piccola cittadina russa di Sochi, situata tra il Caucaso e il Mar Nero, precedentemente conosciuta come località di villeggiatura turistica.

Da quando il barone francese Pierre de Fredy de Coubertin ha intrapreso la missione della sua vita, la rivitalizzazione dei Giochi Olimpici, si son disputate, dal 1896 ad oggi, un totale di 54 Olimpiadi (32 estive e 22 invernali).

Nell’antica Grecia i Giochi ebbero importante valenza tanto sportiva e sociale quanto politica (ad esempio con l’istituzione della cosiddetta Tregua Olimpica) e religiosa; De Coubertin era intenzionato, nel suo intento, a far rivivere, nei Giochi Olimpici dell’Era Moderna, il valore dello sport, del rispetto delle regole, del Citius, Altius, Fortius.

La storia dei Giochi Olimpici dell’Era Moderna è piena di momenti indimenticabili e dal valore che trascende il mero risultato sportivo.

Olimpiadi è Atene 1896, i Giochi che ripartono da dove erano terminati, è Spyridon Louis che vince la medaglia d’oro nella Maratona sul tragitto percorso da Fidippide durante le guerre Persiane.

Olimpiadi è Parigi 1900, il debutto delle donne e l’Olimpiade interminabile (5 mesi).

Olimpiadi è Saint Louis 1904, Londra 1908 e la beffa di Dorando Pietri, Stoccolma 1912 e il mito del polisportivo Jim Thorpe.

Olimpiadi è Anversa 1920, la prima Olimpiade dopo una guerra mondiale, la prima con la bandiera olimpica così come la conosciamo oggi e con il giuramento olimpico.

Olimpiadi è Parigi 1924 e Amsterdam 1928, che in comune hanno il mito della Celeste, la squadra dell’Uruguay medaglia d’oro nel calcio (e poi campione del mondo nel 1930) e di Johnny Weissmuller, che vinse 5 medaglie d’oro nel nuoto nelle due edizioni, prima di diventare uno dei Tarzan più famosi della storia del cinema.

Olimpiadi è anche Chamonix 1924, la prima “Settimana internazionale degli Sport Invernali”, antesignano delle odierne Olimpiadi Invernali, che inizialmente si disputarono in famose località sciistiche come Saint Moritz, Lake Placid e Garmisch.

Olimpiadi è Los Angeles 1932, con l’Italia per la prima e unica volta seconda nel medagliere assoluto.

Olimpiadi è Berlino 1936. E se parliamo di Berlino 1936, il primo nome che sorge in mente è Jesse Owens.

Dopo la Guerra i Giochi riprendono nel 1948 con due “seconde volte”, per trovare certezza: Londra per l’estate e Saint Moritz per l’inverno. Alla ricerca di stabilità, nei duri anni ’50, gli anni della ricostruzione post-bellica, il 1952 è il turno di due città del nord europeo, Helsinki (estate) e Oslo (inverno).

Olimpiadi, nel 1956, è la prima volta italiana, con Cortina d’Ampezzo che funge da antipasto a quel che sarà Roma 1960. Cortina fu pure la prima Olimpiade della storia ad essere trasmessa in televisione.
Olimpiadi è, negli anni ’50, la leggenda di Emil Zatopek e di Edoardo Mangiarotti, il nostro Signore dell’Oro, con 6 medaglie d’oro vinte nella scherma in carriera (13 in totale ai Giochi). È anche, in piccolo, Carlo Pedersoli, che ad Helsinki diventa il primo nuotatore italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri. Carlo sarà poi conosciuto più semplicemente come Bud Spencer.

Olimpiadi è Roma 1960, i Giochi di Livio Berruti, di Abebe Bikila, di Cassius Clay, poi conosciuto come Muhammad Alì. Un’icona del Novecento che ritornerà più avanti nel nostro racconto.

Olimpiadi è Eugenio Monti, il rosso volante: prima a Innsbruck 1964 diventa il primo atleta di sempre a vedersi assegnata la medaglia De Coubertin, istituita per riconoscere gli atleti che si distinguono per vero spirito sportivo (Monti diede un bullone del suo bob a una coppia inglese permettendo loro di gareggiare e, alla fine, vincere); poi, a Grenoble 1968, conquista una fantastica doppietta d’oro.

Olimpiadi è Tokyo 1964, con il braciere acceso da un ragazzo nato, a Hiroshima, il giorno della bomba atomica sulla stessa città giapponese.

Olimpiadi è Città del Messico 1968, con il volo di Bob Beamon e il pugno chiuso sul podio, contro il razzismo, di Tommie Smith e John Carlos.

Olimpiadi è Monaco 1972. Il punto più alto (il record di Mark Spitz: 7 medaglie d’oro su 7 gare) e il punto più basso, il 5 settembre (il massacro di Monaco). 

Olimpiadi è Montreal 1976 e l’incredibile Nadia Comaneci, la prima prestazione da 10 nella storia della ginnastica olimpica.

Olimpiadi è il 1980. L’anno di Lake Placid, delle Olimpiadi Invernali e del Miracle on Ice.

Ma è anche l’anno di Mosca, delle prime Olimpiadi Sovietiche, del boicottaggio occidentale, dell’equilibrio politico-culturale che ormai ha preso il segno sui valori tramandati dal barone francese.

Il 1984 è di Los Angeles, con l’inizio della leggenda del Figlio del Vento Carl Lewis, del contro boicottaggio sovietico, di Sarajevo e le prime Olimpiadi sul versante adriatico.

Il 1988 appartiene a Seul e Calgary. Calgary rappresenta la prima medaglia d’oro olimpica di Alberto Tomba, il nostro signore delle nevi. Mentre Seul passa alla storia per lo scoppio, a livello mondiale, del fenomeno del doping. Ben Johnson, velocista canadese, vince così la gara “regina” dell’atletica mondiale: i 100 metri.

Tre giorni dopo arriva la notizia che sconvolse i Giochi e il mondo dello sport: quella vittoria storica, quella gara unica era in realtà il frutto di una gigantesca frode: il velocista canadese fu trovato positivo agli steroidi nel controllo antidoping effettuato subito dopo la finale, e venne immediatamente squalificato. Seul aprì l’era del sospetto, dei controlli più decisi e “analitici” durante i Giochi Olimpici, e ad oggi sono tanti i casi di vittorie olimpiche “macchiate” dall’onta del doping.

Nel 1992 le Olimpiadi Invernali (in questo caso ad Albertville, Francia) si svolsero per l’ultima volta nello stesso anno di quelle estive, posizionandosi in mezzo al “quadriennio” estivo (infatti l’edizione successiva sarà a Lillehammer, Norvegia, nel 1994).

Se in Francia gli italiani possono festeggiare la tripletta di Stefania Belmondo nello sci di fondo ed il bis olimpico di Tomba, le Olimpiadi estive di Barcellona passano alla storia principalmente per una squadra, la più grande di tutti i tempi: il Dream Team del basket.

Lillehammer 1994 vede la tripletta di Tomba, ma soprattutto l’incredibile gara della 4x10km di sci di fondo.

Si arriva al 1996, le Olimpiadi del Centenario, le Olimpiadi che vedono prevalere il Marketing di Atlanta sulla storia di Atene (che si “rifarà” nel 2004), di Michael Johnson che abbatte il record di Pietro Mennea e di uno dei momenti più emozionanti della storia dei Giochi Olimpici: il ritorno di Muhammad Alì.

Nagano 1998 segna il trionfo, morale prima che sportivo, di un grande campione austriaco, Hermann Maier. Per un normale sportivo sarebbe la fine. Ma pochi giorni dopo Maier vincerà una fantastica doppietta nello slalom gigante e in Super G, entrando nella leggenda sportiva.

Sydney 2000 sono i Giochi del Nuovo Millennio, Salt Lake City 2002 è la prima Olimpiade dopo l’11 Settembre, Atene 2004 è il ritorno a casa dei Giochi, Torino 2006 è il Made in Italy, Pechino 2008 è la definitiva affermazione, a livello mondiale, della Cina come grande potenza sportiva, organizzativa e culturale.

Sochi 2014 succede a Vancouver 2010 e Londra 2012, ed è già passata alla storia come l’Olimpiade più costosa di sempre (più di 50 miliardi di dollari, cifra incredibile se si pensa che tutte le precedenti edizioni delle Olimpiadi Invernali, sommate fra di loro, sono costate circa 35 miliardi di euro). La vigilia della cerimonia inaugurale di domani è stata segnata da numerose polemiche legate alla politica dei diritti civili in Russia, motivo che porterà la maggior parte dei leader europei e mondiali a disertare la Cerimonia d’Apertura di domani sera. Si aggiungono a tutto ciò le paure per le minacce terroristiche, vista la posizione di Sochi, vicina alle zone “calde” di Cecenia e Daghestan. Sochi è stata una scommessa personale del presidente russo Vladimir Putin, che ha investito molto in manifestazioni sportive di questo livello (in Russia si disputeranno i mondiali di calcio del 2018).

Appare ormai evidente, ripercorrendo la storia delle Olimpiadi, come ormai vadano sempre più perdendosi i valori ispirati dal Barone De Coubertin. Il Citius, Altius, Fortius si è fatto sempre più largo per lasciare spazio alla politica, ai giochi di potere, all’esaltazione del paese ospitante a tutti i costi, non curandosi di folli spese economiche e sfruttamento, talvolta abbastanza discutibile, di una manodopera a basso costo per quello che sono, in fondo, tre settimane di manifestazione.

Olimpiadi non è solo grandi campioni come Alì, Maier, Tomba, Carl Lewis, Jesse Owens, Nadia Comaneci e Stefania Belmondo. Olimpiadi è anche Steven Bradbury, la squadra di bob giamaicano, Derek Redmond, Eric Moussambani, la Corea Unita nello sport, Greg Louganis, Kerri Strug. Olimpiadi è anche James Bond che scorta la Regina Elisabetta verso lo stadio. Olimpiadi è un ragazzino di 13 anni, cresciuto nel mito olimpico, che nella notte di Natale sveglia i suoi genitori per compilare un modulo per poter candidarsi a portare la Fiaccola Olimpica. E riuscirci, un anno dopo, nella sua città.

Olimpiadi è un sogno, quello di fenomeni dello sport come di ragazzi normali, di rappresentare se stessi e la propria nazione quando, ogni due anni (contando Estive e Invernali), il mondo si riunisce e celebra se stesso ed i suoi eroi sportivi.

È un qualcosa che deve essere custodito in tutti gli amanti dello sport. Che non può essere strumentalizzato. Che è Citius, Altius, Fortius.

Più veloce, più alto, più forte.

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