Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Il nano Sebastian de Morra – Diego Velàzquez

 

Dall’ ossimoro come forma di confronto, il valore potenziale di un’ entità penso possa al meglio balzare all’ occhio del lettore. Fortunatamente, di recente mi si è palesata innanzi l’occasione perfetta per poter affrontare un progetto in apparenza culturalmente valido partendo dall’ analisi sommaria di un prodotto coprovisivo ai limiti del geniale.

Vittima di una frastornante noia estiva, ieri sera, mi sono ritrovato ancora una volta ad interrogarmi sull’annosa questione “come è possibile che l’offerta di televisione digitale proponga più di 150 canali e che nessuno riesca a trasmettere qualcosa di anche solo vagamente interessante?” nel mezzo di una sessione di zapping quand’ ecco pararsi, sul teleschermo, il prodotto televisivo che mai, neanche nei miei sogni lisergici più proibiti, avrei potuto lontanamente immaginare: “IL NOSTRO PICCOLO GRANDE AMORE”.

Si tratta dell’ ennesimo prodotto del filone reality ready made (prodotti televisivi a bassissimi costi di produzione in genere documentanti vicende della vita reale sulla quale vengono costruite trame più o meno coinvolgenti) ma questa volta col genio di cavalcare il più possibile gli stereotipi del “buffo perché diverso”, in barba all’ etica del buoncostume: le vicende amorose e sentimentali di due nani acondroplasici e della loro spasmodica ricerca della “normalità” (qualcosa che, a questo punto, parrebbe dato per sottointeso dai produttori non dovergli appartenere) nel tentativo di completare la famiglia, prima con del sano coito seguito da relativi insuccessi, poi ricorrendo all’ utero in affitto, e all’ allegria travolgente di un aborto spontaneo della “affittante”, poi con l’adozione di nientepopòdimenoche un pupo orientale sindromico.

No, non sto inventando nulla, giuro sarebbe troppo anche per me riuscire a pensare una simile cazzata (e qui scusatemi il francesismo ma quando ci vuole ci vuole) e oltretutto produrla e metterla in onda su un ben noto canale del gruppo Discovery.

La bassezza (e con questo termine non mi riferisco certo alla statura dei protagonisti del programma) toccata dal proporre una manifestazione di questa levatura su una rete diffusa nazionalmente è nauseante proprio pensando all’ involuzione etico-sociale comportata dalla proposizione di un simile format come prodotto di intrattenimento: con un minimo di ragionamento storico, infatti, mi parevano ormai fortuitamente lontani i tempi in cui il nano era oggetto di pubblico ludibrio relegato alle vesti di buffone di corte.

Mi si voglia perdonare questa lunga introduzione ma penso che il brillare di una gemma si possa meglio cogliere in mezzo alla fuliggine (che è un modo elegante per dire “ora che vi ho immersi in una calda e fumante vasca di stallatico forse quanto vi sto per spiegare vi sembrerà ancora più interessante”).

Ricordo con molto affetto la collana “SuperEroi: le leggende Marvel” de Il Corriere Della Sera che accompagnò lunga parte della mia adolescenza con curatissime antologie sui più importanti filoni narrativi della più grossa fabbrica di comics del mondo.

Fu la prima delle serie di allegati della nota testata che collezionai e ad essa, ne seguirono molte, devo dire, per la maggior parte delle volte azzeccate e complete.

Dal 28 Agosto, invece, uscirà in edicola la serie “I Capolavori Dell’ Arte”: esclusiva raccolta di 35 monografie curata e introdotta dal noto critico d’arte Philippe Daverio (che, forse ricorderete, incontrammo già in passato qui e qui) che, partendo dall’ analisi di singoli capolavori degli autori presentati di volta in volta, andrà a ripercorrere la vita di questi attraverso le opere più significative e offrendo un completo landscape sui loro contemporanei.

Fin qui, è vero, nulla di speciale che non sia già reperibile nel reparto dedicato in qualunque libreria del mondo.

La caratteristica principale dei volumi però, dalle parole del curatore della serie, sarà quella di trattare la tematica dell’ Arte facendo leva su un linguaggio e uno stile espositivo semplice e molto discorsivo, perseguendo il fine della chiarezza innanzi tutto.

Se rispettato, questo proposito, potrebbe essere senza dubbio un giro di boa nell’ ottica di un mondo della critica Artistica in genere che sempre più si muove in direzione di accademismi forzati ed esasperati, nella ricerca di manieristici barocchismi del lessico piuttosto che di una chiarezza che forse potrebbe servire ad attirare l’interesse di un più vasto bacino di pubblico.

Ed è qui il punto di congiunzione fra i due discorsi trattati fino ad ora: sempre di più, da operatore, seppur amatoriale, della cultura e nel contempo da feroce divoratore di intrattenimento di massa, mi pare di scorgere una crescente distanza fra questi due cosmi, un baratro senza apparenti punti di contatto destinato, pare, a distinguere due diverse fasce di utenza.

Da un lato un’utenza dotta, o presunta tale, tendente allo snobismo intellettuale e alla ricerca, pare spesso, più dell’ arzigogolo che del contenuto; dall’ altro il “pubblico di massa”, bove non per scelta, ma per comodità di una classe mediatica che alla possibilità didattica del mezzo di creare effettivo contenuto e istruire ad un progressivo interesse per esso, forse ritiene più d’effetto gli ormai proverbiali nani con problemi sessuali.

Il contatto avviene proprio qui, o meglio avviene nell’ assenza e nella reciproca dimenticanza che tanto nell’ intrattenimento fine a sé stesso, quanto nella retorica fine a sé stessa, manca l’effettivo fine del contenuto.

Penso quindi valga la pena di promuovere iniziative che cerchino di farsi latrici di una semplificazione, che non necessariamente è formatazione, della trattazione di un cosmo artistico che invece pare sempre più allontanarsi da quella dimensione umana sempre più pragmatica in direzione di vette “spiritiche” (che per comodità e chiarezza chiamerò “peti in scatola”).

È vero poi che per ora sono solo parole, che il prodotto ancora non è disponibile e magari la cosa si concluderà con l’ennesimo nulla di fatto da 5 numeri in calando e poi con la sospensione delle uscite, ma dopo tutto perché non provare a vedere cosa uscirà effettivamente?

Dopo tutto l’ oretta passata a leggersi “Nascita di venere: Botticelli” (che sarà per altro la prima uscita al prezzo lancio di 1 €, seguiranno poi settimanalmente a 5,90 €, prezzo comunque più che equo per volumi semirigidi illustrati da 96 pagine l’uno) potrebbe essere un’ ottima alternativa al passare la serata a vedere se, questa volta, il coito dei due nani andrà a buon fine o meno.

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I Capolavori Dell’ Arte:

Data di lancio in edicola: 28 agosto 2014

Costo: lancio 1€ (5,90 dalla seconda)

Store Corriere: http://goo.gl/tRm2Xp

 

Piano dell’opera

1. Botticelli, Nascita di Venere 28/08/2014
2. Caravaggio, Canestra di frutta 04/09/2014
3. Renoir, Ballo al Moulin de la Galette 11/09/2014
4. Michelangelo, Tondo Doni  18/09/2014
5. Van Gogh, Girasoli 25/09/2014
6. Vermeer, La merlettaia 02/10/2014
7. Klimt, Le tre età 09/10/2014
8. Piero della Francesca, Sacra Conversazione 16/10/2014

 

Uscite successive

Leonardo, Gauguin, Monet, Tiziano, Canaletto, Raffaello, Manet, Bosch, Degas, Giotto, Delacroix, Vélasquez, Schiele, Tiepolo, Goya, Beato Angelico, Rembrandt, Duccio di Buoninsegna, Cezanne, Van Eyck, Masaccio, Ingres, De LA Tour, Dürer, Rubens, El Greco, Poussin

 

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