Testo di – FLAVIA OCCHINI

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Estate 2013: le notti toscane brillano di iniziative appena nate, tra cui il Cortona MIX Festival che ha appena compiuto due anni. Nella cornice del magico borgo, dal 27 luglio al 4 agosto la collaborazione tra il Gruppo Feltrinelli e il Comune di Cortona ha permesso di realizzare un ciclo di incontri e vari “Mix” di arti, dalla musica al cinema alla performing art. Tutti questi elementi hanno reagito sino all’esplosivo finale di energia e speranza regalato da Jovanotti e Roberto Saviano.

Il concerto si è svolto nel “salotto” all’aperto di Cortona, in Piazza Signorelli, e oltre ai duemila lì presenti si sono aggiunti tutti coloro che da Piazza Repubblica e Camucia partecipavano grazie all’installazione di appositi maxischermi. L’ organizzazione ha promosso un evento alla portata di tutti, a cominciare dalla facilità di accesso al concerto: qualche ora di coda e due euro di ingresso, ampiamente ripagati dall’emozione e dal fatto che veniva distribuita gratuitamente acqua sin dal pomeriggio. Senza considerare il servizio (anch’esso free) di navette che connetteva i mega parcheggi di Camucia con Cortona.

Si dice che i personaggi dello spettacolo non debbano dedicare troppe attenzioni ai cari della loro vita privata, in modo da instaurare un rapporto col pubblico, desideroso di sentirsi privilegiato. Ma Jovanotti è troppo naturale per fare qualcosa di così calcolato, specie nella sua Cortona: rivolge continuamente attenzioni particolari ai parenti, agli amici, a chi lo ha visto crescere e gli dedica le canzoni preferite. Sotto al palco stanno cugina, sorella, moglie e figlia e sparsi chissà dove tutti gli altri familiari. Eppure tutti ci sentiamo in famiglia, a casa.

Il concetto, come dice Lorenzo, è “Siamo belli in Piazza Signorelli”, canzone scritta dall’ artista proprio per l’occasione. Tutte le finestre si aprono sopra le teste di chi sta sotto il palco e a quel punto, con la città che pende dalle sue labbra, Jovanotti invita a pensare a coloro dei quali abbiamo nostalgia, a inseguire i nostri sogni: è il discorso di un uomo che è arrivato su quel palco credendoci, non si tratta di parole retoriche o infantili. Jovanotti e Saviano sono due persone che hanno creduto in qualcosa e per questo ed è forse per questo che vederli sul palco insieme è sembrato quasi naturale.

 

Seguono le parole di due canzoni, che figuratamente fanno da introduzione a Saviano, invitandolo nel contempo sul palco.

Io lo so che non sono solo anche quando sono solo , “Io lo so che non sono solo” 
Dicono che è vero che quando si nasce sta già tutto scritto dentro ad uno schema 
Dicono che è vero che c’è solo un modo per risolvere un problema 
Dicono che è vero che ad ogni entusiasmo corrisponde stessa quantità di frustrazione 
Dicono che è vero, sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione per non farlo più, per non farlo più Ora 
Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò Ora 
Non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò Ora 
Dicono che è vero che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando […] 
Dicono che è vero che per ogni slancio tornerà una mortificazione 
Dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione per non farlo più Ora, “Ora” 

Saviano, che più volte ha parlato della Macchina del Fango messa in moto contro di lui, viene accolto con il calore dei testi di Jovanotti e dell’ applauso della piazza: anche quando l’uomo si sente solo, non lo è e deve tenersi stretta questa verità, perché finché non gli sarà portata via riuscirà a continuare a percorrere la difficile strada che percorre. Leggendo uno dei passi da lui scritti, dice alla folla di non dare ascolto a chi dice che leggere un libro sia un’attività passiva: “Le parole sono azioni” e finché continueremo a studiare saremo in grado di sciogliere le sbarre della cella in cui cercano di imprigionarci e saremo vincitori, perché una cella senza sbarre non è più una cella.

Sentendo un uomo che sacrifica se stesso per una causa che riguarda tutti noi e invita alla lettura, viene in mente la poesia di John Donne con cui Ernest Hemingway apre Per chi suona la campana:

Nessun uomo è un’Isola, 
intero in se stesso. 
Ogni uomo è un pezzo del Continente, 
una parte della Terra. 
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare, 
la Terra ne è diminuita, 
come se un Promontorio fosse stato al suo posto, 
o una Magione amica o la tua stessa Casa. 
Ogni morte d’uomo mi diminuisce, 
perché io partecipo all’Umanità. 
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: 
Essa suona per te.

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