Testo e foto di UALLANDER

Zurigo, 31/1/2015 Ultimo di gennaio. Scende la neve a Zurigo, temperature sotto zero e un vento fastidioso che si infiltra veloce nelle stradine svizzere. Le condizioni non sono proprio le migliori, ma alle tre di pomeriggio i primi fan degli Interpol già si stringono coraggiosamente nei loro cappotti davanti all’ingresso del Kaufleuten. Sono i guerrieri della prima fila, quelli che non se la lasciano sfuggire mai, quelli che conoscono a memoria tutti i testi degli Interpol e che, questo sabato, sono Christine, Laura e Michael da Ginevra, Elisabeth da Barcellona ed io, la malcapitata, da Milano.

Il giorno prima, gli Interpol avevano già conquistato il pubblico milanese nel nuovissimo Fabrique, locale inaugurato neanche sei mesi fa. Avevano intrattenuto un pubblico carico, entusiasta, voglioso di saltare e di scatenare cori da stadio. Non si dimentica facilmente il ritmico vociare “In-ter-pol, In-ter-pol, In-ter-pol…” assecondato dal batterista Sam Fogarino e la risata di Paul Banks quando qualche spiritoso urla “Paul, you’re a public pervert”. Paul e Sam incontrano addirittura i fan dopo il concerto, mentre Daniel Kessler, il chitarrista, sparisce alla fine del concerto, probabilmente con la fidanzata italiana Valeria Bilello. Il tourbus parte senza di lui. Però, Miguel, uno dei fedelissimi fan in trasferta, lo incontra il giorno dopo sul treno Milano – Zurigo, in un vagone in seconda classe come se niente fosse, pronto a raggiungere il resto della band nella capitale svizzera.

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Daniel saluta timidamente Miguel dal palco di Zurigo.

Gli Interpol sono una band che vuole bene ai propri fan, riconoscono i volti di chi ha visto più di un concerto nelle prime file, regalano plettri e scalette ai più affezionati e, nonostante una statica eleganza che si portano sempre dietro, non sono avari di sorrisi. Sono spariti per quattro anni, ma si fanno facilmente perdonare con un disco, El Pintor, ben curato e ben centrato, una sintesi perfetta di chi sono gli Interpol e di cosa hanno fatto in questi anni. Se dovessi definire gli Interpol a qualcuno che non li ha mai sentiti, probabilmente consiglierei un ascolto di quest’ultimo.

Impeccabili, seri, impegnati. La voce di Paul Banks sempre una garanzia (nonostante, stranamente, non si senta benissimo nelle prime file), Daniel Kessler scivola sul palco a tempo della musica, Sam energico, è una vera macchina ritmica. La scaletta si concentra sul primo e sull’ultimo disco (i cui cavalli di battaglia sono All The Rage Back Home e My Desire), passando per i grandi classici Evil e Slow Hands. A Milano, gli Interpol avevano concesso al pubblico molto esigente ben due encore, ma non accade lo stesso in Svizzera. Si trovano di fronte a una folla più freddina in confronto a quella italiana, più rispettosa e intima, nessuno si lascia andare al pogo, nemmeno sulle canzoni che lo permetterebbero, si applaude dignitosamente al termine di ogni brano. Duemila anime, la maggior parte non di Zurigo, che si godono un concerto ondeggiando timidamente sul posto. Stella Was a Diver and She Was Always Down come ultimo brano, un sentito “Thank You” di Paul e poi il buio.

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Una band che live non delude, neanche dopo la loro lunghissima pausa. Seri ed eleganti, gli Interpol non si portano dietro il carisma delle band indie più in voga come Arctic Monkeys o The Strokes, ma conquistano con la loro professionalità di musicisti consumati e con i testi criptici e di una poetica non comune di Paul Banks. Messi da parte gli scontati paragoni con i Joy Division, con El Pintor si rivelano essere tra i più creativi della scena indipendente americana e non.

Li rivedremo presto in Europa al Primavera Sound di Barcellona, e sempre più forti si fanno le voci di un loro concerto a Ferrara quest’estate, in cui potrebbero ritrovare il pubblico italiano che loro stessi definiscono uno dei migliori. Assolutamente da non perdere, li aspettiamo.

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