Testo e Intervista di – GIUSEPPE ORIGO

 

Gianfelice Imparato, classe 1956, è forse il più grande erede del maestro Eduardo De Filippo: di Castellamare di Stabia è un importante volto tanto del cinema quanto della scena teatrale Italiana.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con più o meno chiunque, da Galdieri a Cecchi sul palcoscenico fino a Bellocchio, Moretti, Garrone, Mastroianni, Proietti, Sorrentino e Castellitto solo per nominare alcuni dei suoi colleghi nei lavori per il grande e il piccolo schermo.

Lo abbiamo incontrato ad Asti, al teatro Alfieri, dove ci ha accolti nel suo camerino durante i preparativi per la rappresentazione serale della sua versione di “Uomo e Galantuomo” di Eduardo De Filippo.

 

Origo: Alberto Sordi e Jerry Calà, Margherita Buy e Serena Grandi: leggendo quella che è la sua biografia compaiono nomi di personaggi che possono sembrare, naturalmente, in contrasto fra loro se messi sotto il faro di quella che è l’analisi qualitativa. Mi chiedevo però se è giusto fare dei distinguo qualitativi in campo artistico-culturale o meno.

ImparatoI distinguo qualitativi è necessario farli perchè le facciano i fruitori , poi in ambito culturale il distinguo viene da sé, ci sono cose che attengono a una sfera culturale e cose che non attengono a una sfera culturale ma sono soltanto di intrattenimento, il fatto che poi usino lo stesso mezzo, nel caso de cinema, non per questo sono necessariamente assimilabili perchè c’è cinema di intrattenimento, cinema di maggiore spessore culturale, c’è teatro di intrattenimento e teatro di maggiore spessore culturale. Il distinguo lo deve fare il fruitore, il pubblico che può amare di più un cinema di intrattenimento, un a volte cinema di intrattenimento e a volte il cinema d’autore per esempio. Io ho attraversato un po’ tutte le facce, e del teatro, e del cinema, il cinema forse meno perchè salvo qualche eccezione, ho fatto sempre film con grandi maestri e film di buona qualità, Scola, Bellocchio e ultimamente Garrone, e ho sempre cercato di selezionare una certa qualità poi capita che in questo mestiere si faccia qualcosa che attiene all’intrattenimento.

 

O: Si menziona la qualità però come ogni definizione bisogna di un criterio base, un assoluto base che sia metro di un concetto qualitativo. In ambito artistico è possibile definire un meta-criterio qualitativo o no?

I: No non credo che sia possibile tanto è vero che esistono dei criteri qualitativi per esempio per le sovvenzioni ministeriali per il cinema, per il teatro… dei criteri ma mai rigorosi perchè non possono essere tali… faccio l’esempio di Toto che dai critici suoi contemporanei era visto così storcendo il naso e poi a mano a mano ha assunto una dimensione di maschera assoluta. Allora il criterio qualitativo relegava Toto in una serie B del cinema Italiano, e poi con gli anni invece si è scoperto delle qualità di quel cinema che lo portano in un Olimpo  invece.

 

O: Come sono avvenuti i passaggi e le relative contaminazioni fra  dimensioni artistiche, quella cinematografica, che l’hanno vista protagonista?

I: L’essenza del recitare è sempre quella: la parte dell’attore è “scomparire”, mettersi al servizio del personaggio… Ci sono attori che seguono un’altra strada, invece io credo che l’arte dell’attore sia quella di riuscire a scomparire altrimenti non farebbe questo mestiere, non si metterebbe la maschera. L’attore non dovrebbe farsi riconoscere: si dovrebbe  riconoscere il personaggio non l’attore.
Ecco perchè si fa questo mestiere: è per non essere pietrificati dalla vita. Come qualsiasi forma d’arte, si fa per guardare la vita riflessa come Perseo guardava la Medusa per non essere pietrificati. L’Arte di scomparire, nascondersi appunto dietro al personaggio, annullarsi nel personaggio io credo, è la strada che seguo io e mi accompagna e trascina nel teatro, sempre così.

 

O: Partirei da un citazione: “La mafia italiana risulterebbe essere sesta al mondo ma guarda caso è la più conosciuta perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro Paese, ricordiamoci le otto serie de La Piovra programmate dalle Tv di 160 Paesi nel Mondo e di tutte le letterature in proposito, Gomorra e il resto. La mafia oggi è più famosa che potente”. Questa è una dichiarazione fatta da un noto personaggio della scena pubblica italiana.
Leggendo la Sua filmografia si trovano Gomorra , Il Divo, Fortapasc e Into Paradiso: sono moltissime le collaborazioni che l’hanno vista affrontare direttamente o meno il tema Mafia. Quindi dall’esperienza di un artista che ha avuto modo di affrontare tutto questo, mi chiedevo: come è possibile contestualizzare affermazioni come quella appena riportata e che cos’è oggi la mafia?

I:Senza citare necessariamente l’uomo politico che ha fatto questa affermazione è chiaro che sia una persona che predilige un’apparenza positiva anche a fronte di una sostanza negativa. Il problema non è pubblicizzare la cosa, anzi io credo che il problema non sia che l’Arte a suo modo pubblicizzi delle cose negative quanto piuttosto che quelle cose esistano: se non le denunciamo non è che non esistono, ci sono lo stesso.
Si fanno film dove ci sono ambiti  teatrali che parlano di incesto, di crimine, delle cose che appartengono all’umanità e, dopo tutto, perchè l’Arte non ne dovrebbe parlare? Per dare una visione più falsa della realtà? Il problema è che quelle cose esistono e bisogna affrontarle: i politici non dovrebbero preoccuparsi di dare una buona immagine, dovrebbero concentrarsi sul fronteggiare i problemi effettivi.
Allora per non dare un’immagine cattiva di Napoli? Continuiamo a dire pizze,mandolini , sole… invece Napoli è una terra pressoché irredimibile: gli atti sono del 97′ ma segretati dal parlamento e dicono che in quelle terre ci sono sversamenti di rifiuti tossici, addirittura scorie nucleari. Dal 97′ la politica cos’ha fatto? Ha segretato quegli atti, invece di dichiarare uno stato di calamità e presidiare , se fosse stato necessario anche con l’esercito, quelle zone per non far aggravare la situazione, e se in un film o in un dramma si parla di questo, o in quadro si rappresentano queste cose o se esista una musica ispirata a tutto ciò il problema è del musicista o dell’artista?
No, Il problema è che quelle cose “ci stanno” e noi non abbiamo potuto saperlo.
Gli atti sono stati sono stati dissegretati qualche mese fa, fino ad ora non si è fatto niente, il problema è di chi lo denuncia o di chi lascia fare?

 

 

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