Intervista di – STEFANO DI FONZO CLAUDIA FRANGIAMORE

Giorgia Napoletano© – Imminofurica II

Giorgia Napoletano, in arte Blekotakra, si occupa di Fotografia, Pittura e Grafica Digitale. Nata a Pescara nel ‘91, ad oggi è l’artista più giovane che ha esposto le sue opere alla Biennale d’Arte Contemporanea di Firenze, cui ha partecipato nel 2013; ma la sua fama si estende al di fuori del bel Paese, essendo apparsa su importanti riviste d’arte nel mondo.

Le sue opere vogliono essere il prodotto fisico di una ricerca interiore, il mezzo attraverso cui esternare la propria personalità e comunicare sensazioni e sentimenti. Per Giorgia, infatti, la fisicità è l’espediente principale con cui portare avanti l’esplorazione del proprio essere, il quale si manifesta in scatti fotografici dall’innegabile fascino estetico; ma è anche il modo con cui afferma il proprio gusto intimistico, il proprio stile e la propria creatività. Citando l’artista ventitreenne: “Chi può essere me meglio di me?”

— Il tuo percorso artistico inizia a sedici anni; qual è stato l’evento che ha determinato questa scelta?

Grazie al vecchio manuale di fotografia di mio padre: le sue immagini mi affascinavano a tal punto che decisi di provare a riprodurle con l’ausilio di una macchina digitale compatta; ovviamente questa “mia” prima fotocamera aveva grandi limiti tecnici, che tuttavia mi stimolavano nella ricerca artistica. Quando sono riuscita ad entrare in possesso di una reflex mi si sono dischiusi orizzonti espressivi così vasti che ancora non ho finito di esplorarli.

— Oltre alla fotografia, in ogni tua opera è presente un accurato lavoro di grafica; credi che questo secondo elemento sia diventato ormai indispensabile per la buona riuscita di una fotografia?

Per me il valore di un’opera d’arte è indissolubilmente legato alla sua buona esecuzione tecnica ed alla sua perfezione formale. Credo comunque che la grafica digitale applicata alla fotografia non rappresenti che la più recente evoluzione tecnica del foto-ritocco o, più in generale, dello sviluppo in laboratorio (non a caso si parla di camera oscura digitale); la post-produzione non è una novità, ma è sempre stata una parte integrante del processo fotografico.

— Sempre parlando di manipolazione digitale, quanto ritieni importante il suo utilizzo nelle tue opere e quanto è importante in fase di post-produzione?

Parlando delle mie opere il discorso assume una sfumatura diversa: l’importanza del digitale nel mio lavoro è determinata dalle sue grandi potenzialità espressive, attualmente è il mezzo che mi consente maggiori libertà per realizzare i miei progetti in economia di tempi e di mezzi.

— Come accennato in precedenza, nella tua opera v’è una ricerca interiore di te stessa e, di conseguenza, hai trovato perfetta la rappresentazione della tua figura; il mettere a nudo le emozioni umane è dettato da un’esigenza personale o è semplicemente l’obiettivo a cui ogni artista dovrebbe sottendere?

Tutto il mio progetto è stato costruito per rispondere ad un’esigenza personale, quella di analizzare me stessa attraverso la manipolazione; lavoravo quasi istintivamente,  così solo ad opera terminata riuscivo a leggervi aspetti della mia personalità di cui fino ad allora non mi ero ancora resa conto. Con il tempo questo è diventato quasi un bisogno primario ed è il motivo principale per cui continuo a fotografare.
Ho sempre temuto che i miei lavori fossero apprezzati esclusivamente per la dimensione estetica, e che nessuno si soffermasse a che cosa mi avesse portato a realizzarli.  In ogni caso, penso che l’origine dell’ispirazione sia personale e diversa per ogni artista, ma ciò che egli propone sia comunque una visione del suo mondo, filtrata attraverso la sua personalità.

— Nonostante la giovane età, i tuoi lavori sono stati esposti ad Indianapolis, a New York, alla Biennale di Firenze; hai trovato delle difficoltà nel proporre dei lavori interamente realizzati al computer, nel campo dell’arte contemporanea? O pensi che il mercato dell’arte sia già preparato a questo tipo di proposta artistica?

Ho fatto molta fatica a propormi, e continuo a farne. La mia fortuna è stata quella di operare anche nel campo della fotografia, o comunque il realizzare immagini che non fossero un prodotto puramente grafico, ma che avessero alle spalle anche una ricerca, per così dire, artigianale. Il mercato dell’arte contemporanea è poco aperto a questo genere di lavori, sebbene ultimamente noti con piacere che in qualche concorso è stata aggiunta una categoria dedicata ai lavori di grafica.

— Si parla molto del fatto che il pubblico non sia più disposto, come un tempo, a pagare per qualcosa che non può essere subito “compreso”; pensi che la colpa sia del pubblico, meno ricettivo che in passato, o degli artisti diventati più criptici?

Io credo invece siano molte le persone disposte a pagare l’arte, certo il pubblico dell’arte contemporanea non rappresenta la maggioranza della popolazione, cui è forse estraneo il suo modo di esprimersi, ma ad oggi non è sicuramente esiguo. Quello che è difficile per un giovane artista è entrare in contatto con questo pubblico pagante; entrare nel mercato dell’arte è un impegno gravoso che può richiedere anni.
Non trovo gli artisti contemporanei particolarmente criptici, anche perché nel mondo dell’arte contemporanea il successo di un artista o di un’opera è dovuto alla sua creatività, la sua capacità di innovare, raramente il giudizio è sul messaggio dell’opera in sé.

— Cosa pensi in generale dell’arte oggi? Qual è l’importanza che ha assunto il web in questo ambito?

Ho l’impressione che molte persone siano ancora legate ad un’idea di arte esclusivamente figurativa e che, pertanto, si sprechino i giudizi negativi sull’arte contemporanea. Io invece ritengo che l’arte si sia naturalmente evoluta, entrando in una fase di maturità dei linguaggi astratti/concettuali che personalmente apprezzo.

Il web è fondamentale, oggi è il mezzo di comunicazione dominante in tutti i campi, è inevitabile che lo sia anche nell’arte; per me è indispensabile per tenermi sempre aggiornata, ma soprattutto per mantenere i contatti e cercarne di nuovi. Inoltre io sono una nativa digitale e il mio percorso inizia proprio sul web, l’ho usato come trampolino di lancio sfruttando la sua facilità e velocità di divulgazione delle immagini.

 

— Hai dei nuovi progetti in mente? Puoi anticiparci qualcosa?

Il mio percorso artistico è in continua progressione. Ultimamente sto sfruttando delle idee avute diversi anni fa e mi sto dedicando alla fotografia classica, evitando per quanto possibile il lavoro di post-produzione; in minima parte sto anche facendo piccoli esperimenti di pittura e disegno, che restano comunque incentrati sull’introspezione.

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