Testo di – STEFANIA STEFANIZZI

 

 

“MALALA SEI LA NOSTRA EROINA. NOI SIAMO CON TE. NON SARAI MAI SOLA” Ban Ki-moon.

È il 9 Ottobre 2012 quando Malala Yousafzai, a soli quindici anni, rimane vittima di un attentato mentre con un bus tornava da scuola insieme alle sue compagne. “Chi è Malala? Chiese. Nessuna rispose, ma molte delle mie compagne si voltarono automaticamente verso di me. Ero l’unica a viso scoperto. A quel punto l’uomo mi puntò contro una pistola nera.”  Tre colpi contro una ragazza la cui unica colpa era la sua determinazione e il suo coraggio, la sua volontà nell’affermare che anche le donne hanno diritto di studiare. La sua colpevolezza risiedeva nel suo grido disperato di attenzione, Malala voleva solo poter leggere e studiare. E per questo per i talebani doveva morire.

Nata in Pakistan, nella Valle dello Swat, in un luogo tradizionalista e ancorato ai rigidi precetti del Corano, la fortuna di Malala è di avere però un padre insegnante, docile e pacifista, fermamente convinto che tutti abbiano diritto di studiare. Malala cresce infatti nelle aule della scuola paterna, e si appassiona ai libri, alla lettura, alla scrittura ma soprattutto all’oratoria. L’arrivo dei talebani nella valle peggiora però notevolmente la condizione della donna e non solo. I talebani incutono paura, paura delle bombe, delle fustigazioni in piazza, delle decapitazioni. I talebani impongono e vietano, impongono il burqa femminile, vietano la musica e le televisioni in casa, vietano di chiacchierare e impongono coprifuoco sempre più restrittivi. Ma soprattutto vietano alle ragazze di frequentare le scuole, non è più possibile per loro continuare a studiare.  Ma Malala non si arrende e comincia a raccontare la sua quotidianità all’interno di un blog curato dalla BBC, realizza interviste, partecipa a congressi e convegni per denunciare e allo stesso tempo rivendicare il suo diritto allo studio.

Scritto con un linguaggio molto semplice e a volte poco articolato, il libro riporta testualmente le parole, le paure, le speranze di una ragazzina costretta a crescere troppo in fretta, di una ragazzina punita per il suo voler essere differente da tutti gli altri.

In una società che, come la nostra, vanta la parità dei sessi fa rabbrividire pensare che ci sia ancora qualcuno nel mondo capace di zittire con una pallottola una quindicenne desiderosa di studiare, di conoscere.

In una società come la nostra, dove la ricerca della conoscenza, la cultura, la brama del sapere sono talmente accessibili da essere spesso scavalcati, è difficile pensare che esista ancora qualcuno nel mondo capace di vietare anche solo “il chiacchierare con altri”.

In una società come la nostra dove l’istruzione, l’educazione, la scuola, lo studio sono così all’ordine del giorno da essere a volte, purtroppo, ritenuti pedanti è impossibile pensare che ci sia qualcuno nel mondo capace di negare un così “elementare” diritto.

“Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio”. Con queste parole Malala riceveva il premio Sakharov per la libertà di pensiero ed è con queste parole che Christina Lamb chiude il libro “Io sono Malala”: un racconto, una denuncia, ma soprattutto una testimonianza di quanto forte possa essere una penna nelle mani di un uomo, anche bambino.

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