Testo di – Camilla Mastrantuono

È verità universalmente riconosciuta che la masnada del popolo italiano negli ultimi tempi non sia propriamente ascrivibile alla cerchia dei lettori compulsivi anonimi, ragion per cui l’Associazione Italiana Editori ha avuto la brillante idea di lanciare l’iniziativa di #ioleggoperchè.

Obiettivo principale? Diffondere il virus della lettura, ormai latente da tempo.

Chiunque desideri prendervi parte e offrire il proprio contributo mettendo a frutto tempo, energie, una manciata di sorrisi e questa pulsante passione da condividere può aderirvi diventando ‘’messaggero‘’.

Titolo quasi altisonante e che fa sentire quasi investiti di chissà quale responsabilità sottintende un ruolo che si, è solo ludicamente militante, ma non per questo meno pregno di senso.

Ad ogni partecipante verrà distribuito un kit contenente dodici libri, nella fattispecie di due titoli diversi, da ritirare presso una delle librerie aderenti all’iniziativa e da distribuire, si potrebbe azzardare il verbo donare, in occasione dei numerosi eventi in preparazione.

Università, biblioteche ma anche strade vivaci ed affollate o mezzi di trasporto sono in potenza luoghi di scambio.

Parte della programmazione è ancora in divenire ma per chi avrà la fortuna di essere presente a Milano il 23 Aprile, cuore pulsante ed epilogo dell’iniziativa, giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, verrà allestita una gigantesca libreria a cielo aperto con annesse riprese della Rai per dar vita, coronando, a quest’idea, a questo sogno.

Che improvvisamente ciascuno dei fortunati custodi a cui si sceglierà di affidare un libro si trasformi in un inguaribile lettore in un batter di ciglia è senza ombra di dubbio un’utopia, ma è sempre e comunque dal piccolo che si deve partire.

Cos’è una cosa complessa se non un’unione di cose più semplici? Ogni messaggero potrebbe diventare una di queste per generare qualcosa di più grande.

Ognuno possiede le sue valide motivazioni per leggere e diffondere questo amore spasmodico, perché non condividerle allora?

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Eugenio Montale nel discorso tenuto nel 1975 in occasione del conferimento del premio Nobel si interrogava se fosse ancora possibile scrivere poesia oggi o se altri tipi di mezzi comunicazione avrebbero preso il sopravvento nell’incondizionata sete di effimerità, evasione e spettacolarità che già allora stava prendendo il sopravvento.

Abbassando leggermente le pretese e gli interrogativi basta andare poco al di là del proprio naso per rendersi conto di quanto l’obiezione sollevata risulti più che mai attuale ed induca alla riflessione.

Che cos’è cambiato e qual è il vero contributo che quest’iniziativa può dare?

Abbiamo smesso di farci domande ma forse ancor di più di cercare le risposte giuste, dichiarandoci preventivamente troppo stanchi e occupati o già al corrente della soluzione.

Libri che aiutino i lettori a porsi le domande giuste ed incamminarsi sulla retta via per la ricerca di risposte. Una verità alla portata di tutti, un’occasione solo da cogliere, al volo.

Ecco il senso, ecco uno dei sensi.

Del resto a dare il nome all’evento in questione è proprio una domanda, nulla di più relativo, polimorfo e stimolante, aperto a qualsivoglia dispiegarsi di esiti.

Lanciare dunque il grido o forse meglio l’hashtag #ioleggoperchèetu?

Per aderire, registrarsi qui:

http://www.ioleggoperche.it/it/home/

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