Testo di — CHIARA CRESCINI

 

Hashimoto, artista americano, nasce in Colorado nel 1973. Nonostante ciò, la sua arte è profondamente segnata da evidenti riferimenti alla cultura giapponese, dalla quale l’artista trae le sue origini. Arte giapponese che, tuttavia, rappresenta solo il contorno delle opere di Hashimoto, le quali invece si concentrano sullo sviluppo di strutture tridimensionali dal forte impatto visivo e luminoso, in cui centinaia di aquiloni riescono a librarsi nello spazio sorretti da altrettanti fili di nylon.

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Un senso di levità e delicatezza, quello delle opere di Jacob, che è stato tramandato nel corso delle sue principali esposizioni. Degne di nota, Armada (2012) a Verona, Gas Giant, tenutosi presso la Fondazione Querini Stampalia in concomitanza con la 55esima biennale di Venezia nel 2013 e Skyfarm Fortress alla Mary Boone Gallery di New York nel 2014.

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Verona, ancora una volta presso Studio la Città, ospita oggi la nuova personale di Hashimoto con opere inedite e materiali evanescenti. Il rinomato spazio espositivo veronese, dall’inaugurazione nel 1969, con artisti del calibro di Lucio Fontana, è profondamente mutato negli anni, in risposta al crescere della complessità del cangiante panorama artistico internazionale. Studio la Città, indaga infatti, attraverso le opere dei suoi artisti, le barriere ed i margini che si instaurano tra natura e società contemporanea, tra digitale ed analogico e, seguendo una sottile linea logica volta a cogliere l’essenza di ciò che ci circonda, si interroga anche sulle problematiche sociali di una realtà sempre più poliedrica e globale.

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Questo progetto è stato reso possibile grazie anche all’inaugurazione nel 2007 di una nuova sede espositiva, che sorgendo in un’area industriale e godendo di ampi spazi, ha consentito l’insorgere di nuove mostre, performances e, come nel caso di Hashimoto, opere site specific.

Come preannunciato pocanzi, la mostra racchiude sia opere ben note dell’artista, come i celebri aquiloni, che opere inedite, create attraverso l’impiego di materiali nuovi ed inusuali. Quest’ultime, danno vita ad installazioni dinamiche, che avvolgono e coinvolgono il pubblico e palesano l’indagine di Hashimoto sui rapporti e le causalità esistenti tra lo spazio, il tempo, e le dinamiche astrali. Le installazioni di Hashimoto creano dunque un paesaggio che si colloca tra astrazione e realtà, tra desolazione ed esuberanza, in un continuo richiamo ai grandi maestri del passato, da Duchamp a Calder.

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In questa viaggio, che potremmo definire oltre la percezione, Hashimoto segue quindi quelle che sono le linee guida della galleria Studio la Città, aventi come scopo la ricerca di una bellezza dalla semplice complessità che l’artista americano sembra pienamente cogliere e catturare in molteplici e volteggianti strutture sospese.

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