Kuniyoshi, il visionario del mondo fluttuante

Testo – Diana Sala

Foto di – Stefano Di Fonzo

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L’Arcimboldo giapponese arriva a Milano

Già lo scorso anno la città meneghina ha reso omaggio al Giappone con la mostra dedicata ai grandi maestri dell’ukyio-e, il mondo fluttuante, Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Quest’anno il protagonista nipponico presente fino al 28 gennaio 2018 presso il Museo della Permanente è rappresentato dal meno noto, sebbene non da meno, Utagawa Kuniyoshi (歌川 国芳).

L’artista divenne celebre a Edo, attuale Tokyo, a partire dal 1830, principalmente per aver realizzato una serie di ritratti degli eroi del romanzo in lingua vernacolare cinese Shuihu zhuan, conosciuto in Giappone col nome di Suikoden (水滸伝).

La particolarità che lo rese noto non è solo la scelta di rappresentare ogni singolo eroe mentre esegue gli atti mitici del racconto, ma anche la dovizia di particolari nella raffigurazione delle armi, dei muscoli, delle armature e dei tatuaggi che diventano segni caratteristici delle sue rappresentazioni. Proprio questa serie gli permetterà di ottenere da quel momento il soprannome di Mushae no Kuniyoshi (Kuniyoshi delle stampe di guerrieri).

Dal 1842, a seguito dell’emanazione delle riforme Tenpō, fu vietato tutto ciò che aveva a che fare con il lusso e con l’estero: vennero banditi i ritratti di beltà legati ai quartieri di piacere e di attori kabuki, vennero vietate le riproduzioni delle geisha e vennero fissati i prezzi e il numero di colori utilizzabili nelle stampe. Il tentativo era quello di ridurre il fasto e il potere dei chōnin (abitante della città).

Proprio a tali restrizioni si deve la produzione di Kuniyoshi di stampe comiche, caricaturali e parodiche; si possono infatti vedere soggetti animali antropomorfizzati, altrimenti non graditi alla censura, che svolgono attività tipicamente umane, avvolti da stoffe di kimono che richiamano sia al mondo animale sia a quello umano. Generalmente tali soggetti sono inseriti proprio in contesti sfarzosi legati al mondo del teatro o della nobiltà.

Kuniyoshi presenta, come si può intuire, un carattere estremamente particolare e personalissimo per l’originalità delle opere dei temi rispetto agli altri tre maestri del mondo fluttuante giapponese.

Il percorso dell’esposizione si divide in cinque sezioni tematiche: “universo femminile”, “paesaggi e vedute”, “miti, eroi e guerrieri”, con una speciale sottosezioni “gli eroi del Suikoden”, “giochi e parodie” e infine “i gatti di Kuniyoshi”. Questa ultima sezione è dedicata alla passione forse più grande di Kuniyoshi, per la quale moltissime persone lo conoscono, e che, insieme agli eroi, è costantemente presente in tutta la sua opera.

Il maestro si dedica, nei suoi 47 anni di produzione, in modo eterogeneo sia alla produzione tradizionale dei paesaggi sia a quella più caratteristica con esseri mitologici, draghi, mostri, eroi… Nelle sue silografie si possono trovare ritratti di donne, bambini, attori kabuki, fantasmi e spettri di enormi dimensioni, animali ed altri esseri non solo nel formato ōban, tipico delle silografie tradizionali, ma anche in grandi trittici e polittici policromatici.

Il suo nome è inoltre associato ai giochi illusionistici di ombre e di figure, spesso legate alle parodie, altro tema caratteristico del maestro, in cui rappresenta storie note o battaglie famose con protagonisti animali, oggetti, dolci o perfino cibi.

L’abilità e la curiosità di Kuniyoshi lo portano a importanti novità in campo tecnico, per esempio attingendo a piene mani dalla pittura occidentale riesce a distinguersi così dai maestri del paesaggio: Hiroshige e Hokusai. Le immagini rappresentate da Kuniyoshi sono puntuali, quasi come le camere oscure che in quegli anni si stavano diffondendo; le scene che rappresentano battaglie o soggetti in movimento sembrano invece un’inquadratura fotografica. Altre contaminazioni occidentali sono più che evidenti nell’utilizzo dell’ombreggiatura e del punto di fuga con la linea dell’orizzonte modificata rispetto alla tradizione silografica.

Seguendo quello che è il percorso espositivo della mostra, nella prima sezione è possibile ammirare la produzione di immagini a tema femminile, del quale si occupa solo in seguito al raggiungimento della fama. L’artista – anche in questo caso – si discosta dalla tradizione dell’ukyio-e; si vedono infatti proporzioni dei volti differenti, formati più grandi e soggetti vari. Protagoniste non sono più solo le geisha, cortigiane o le donne delle case da tè, ma anche madri e donne comuni còlte nella quotidianità.

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L’influenza compositiva occidentale va dunque a modificare i tratti canonici di queste silografie, ma questa modernità è ancora più visibile nella seconda sezione, riguardante i paesaggi. Tra le fonti di ispirazione dell’artista vi sono le illustrazioni di Francis Barlow sulle favole di Esopo (nel volume “Aesop’s Fables with His Life”, 1687) che vanno ad aggiungere contaminazioni occidentali alla tradizione giapponese.

I paesaggi presentano in generale nuvole con ampie volute costruite su più campiture, ombre e chiaroscuri per rendere la profondità, figure con corpi rotondi come nelle immagini classiche e una sorta di iperrealismo.

Il realismo dei corpi non è assente nemmeno nella terza sezione, nella quale la fantasia e il genio di Kuniyoshi trovano la massima espressione nelle immagini di attori (yakusha-e, 役者絵), eroi e guerrieri (musha, 武者). La sua capacità di reinterpretare i racconti lo porta ad utilizzare come formato prevalentemente quello del trittico, per rafforzare la sensazione di invasione dello spazio dei soggetti rappresentati in modo mostruoso e con proporzioni gigantesche. Si possono osservare divinità, mostri sovrannaturali, eroi ed esseri marini che occupano l’intero spazio delle opere, anticipando gli espedienti tipici della grafica contemporanea e dei manga. In questa sezione riguardante gli eroi è possibile osservare anche la sottosezione sul Suikoden, che ha segnato il successo dell’autore.

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Nella penultima ed ultima sezione il filo tematico è dato dall’ironia; in “animali e parodie” è infatti possibile ammirare ritratti con composizioni simili a puzzle di figure umane inserite in altre figure, composte alla maniera di Arcimboldo; non si è a conoscenza di un diretto contatto di Kuniyoshi con le opere di Arcimboldo, ma tale abilità nell’inserire più figure per formarne una gli è valsa il soprannome di “Arcimboldo giapponese”. I soggetti più in voga all’epoca sono qui rappresentati in forma di passeri, rane, pesci, volpi e animali dello zodiaco, per evitare le censure della riforma Tenpō.

Nella sezione “i gatti di Kunyoshi” il tema parodico è associato solo a questo animale. Non c’è dubbio che all’autore piacessero i gatti, tant’è che si racconta che dedicò ai suoi gatti domestici un altarino (butsudan 仏壇) dedicato ai suoi felini defunti, come si usa nella tradizione buddhista per ricordare i familiari deceduti, con tanto di tavoletta funebre riportante il loro nome. In questa sezione si vedono i giochi e le parodie sui proverbi, ossimori, nomi di stazioni metropolitane o grafiche; ne sono un esempio i caratteri calligrafici composti da figure di gatto che compongono le scritte 鰒 “fugu” (pesce palla) e タコ “tako” (polpo).

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A dispetto di ogni semplicistica classificazione della cultura estetica giapponese come piatta e tendente al vuoto, la particolarità di Kuniyoshi ci pone davanti ad un horror vacui di stampo occidentale, nel quale non c’è una linea di demarcazione netta tra reale e immaginifico, tra mondo visibile e invisibile; proprio questa assenza rendono l’artista originale e attraente.

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