Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Elio e Le Storie Tese, a botte di comparsate televisive, manovre di marketing azzeccate, amicizie importanti e Mangoni hanno, negli ultimi anni, finalmente trovato, anche se solo in parte, il “furor di popolo” che da sempre meritavano, senza esserselo mai vedeuto riconoscere.

Sono stati “Un Gruppo Emergente” per 30 anni.

Chi se ne frega dei diplomi in conservatorio, dell’ indiscutibile scintilla di genio presente in ogni singolo testo, dei sold out continui ai concerti: all’ingresso dell’ Olimpo musicale la combo meneghina è sempre stata rimbalzata… troppo ironica, satirica, cazzara… troppo vera… Ben Lontana dal metacriterio artistico-musicale del pop nostrano, dall’ ipocrisia di amori fintamente poetici e di mezze verità affogate in melasse banali, di rock da scaffale dei surgelati predigeriti, dal paracantautorato paraimpegnato che pippa…

Secondo posto e vomito di premi al Sanremo del Risorgimento, quello di Fazio, bello farcito di qualità e credibilità radicalchic, senza cadaveri alla naftalina né troppi plasticoni da Talent (anche se poi ad avere la meglio sono sempre loro… dopotutto, parafrasando William Wallace, “Il problema dell Italia è che è piena di Italiani”), senza Baudo. Beh, il calcio in culo a sto punto c’è e, dopo l’immancabile promo-tour fortuitamente coronato da una mezz’ ora Sindacale (in ogni senso) in Piazza San Giovanni…

BIDIBI BODIBI BU!!!

Esce “L’ album Biango”, e il momento è quello giusto.

Le melodie sono ottime, d’altro canto la combo può contare su alcuni dei migliori strumentisti del panorama nostrano, quindi non ci si sarebbe potuti aspettare nulla di diverso sotto questo frangente e per tutto il resto.. beh, il resto è il Capolavoro: un tripudio di cazzate farcite di genio e genialità farcite di cazzate in ognuna delle 15 tracce del disco.
Da “La Canzone Mononota” a “Il Complesso del Primo Maggio” Elio e Le Storie Tese, tornano finalmente alla satira direttissima e senza fronzoli, al cinismo bencelato e a quel briciolo di velato snobbismo che, ormai, possono più che permettersi.

“E mentre il mondo cade a pezzi”, anzi no, mentre a cadere a pezzi è il sistema Talent, il Berlusconismo mediatico, il vecchio medioevo artistico del format paraculturale, mentre l’uditorio si risveglia dal torpore del ventennio delle paillettes stanco della trivialità, della scarsa qualità, della “musica leggra” e di Pippo Baudo, Elio e co., finalmente, colgono la palla al balzo e segnano il punto decisivo regalando all’ audience faticosamente conquistato, nella sua quasi totalità, una pepita musicale che, prima di ogni altra cosa, è Qualità.

Meno Mengoni e più Mangoni, la giusta formula del Risorgimento musicale nostrano.

 

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