Testo di — DANIELE CAPUZZI

Nell’udirla si diventa noi stessi un capolavoro

[Nietzsche]

Grazie alla recente media partnership di Revolart con la Fondazione Milano per la Scala si è potuto partecipare a una prova d’insieme dell’opera Carmen di George Bizet, la cui prima rappresentazione sarà domenica 22 marzo, che introdurrà altre due recite nello stesso mese. Seguiranno altre cinque per la ripresa dell’opera a giugno in occasione di Expo in cui la protagonista sarà interpretata da colei che in questo ruolo debuttò sei anni fa proprio sul palco del Piermarini e che oggi è una delle Carmen più amate al mondo: Anita Rachvelishvili. Molti Sostenitori della Fondazione non si sono lasciati sfuggire l’occasione di prendere parte alle prove ed hanno occupato quasi tutti i palchi del primo, secondo e terzo ordine. Più interessante ancora è la possibilità concessa a qualche componente del Gruppo Giovani di assistere alla prova generale di venerdì 20. I fortunati sono estratti a sorte fra i membri al di sotto dei quarantacinque anni, ma per il futuro si è pensato di organizzare dei piccoli concorsi per assegnare gli ingressi.

La regista Emma Dante ha aperto con questo allestimento di Carmen, unica opera della sua carriera, la stagione lirica del Teatro alla Scala il 7 dicembre 2009. In quella circostanza fu aspramente criticata, sia dal loggione che da personaggi illustri come il collega Zeffirelli, il quale ha addirittura annunciato di aver visto il demonio sul palco. È una interpretazione sicuramente fuori dagli schemi, grottesca e oscura, come sottolineato pure dai colori cupi, fra cui primeggiano il rosso dei mattoni, il grigio e il nero già dalla piazza della prima scena. Siamo a Siviglia e i soldati fanno il cambio della guardia. Tornano quindi al lavoro le sigaraie, ma a tutti è palese l’assenza di Carmencita, una zingara dal carattere forte e dal comportamento che oltrepassa la norma sociale: «senza vergogna» dice la regista. Gli uomini sono ai suoi piedi, quindi lei coglie il momento per spiegare ai corteggiatori che l’amore è effimero, non è che “enfant de Bohème, il n’a jamais connu de loi” (zingaro, non ha mai conosciuto legge), nella celeberrima aria “L’amour est un oiseau rebelle”. Bizet usa il ritmo di una danza orgiastica di origine afro-cubana, l’habanera, da lui erroneamente creduta spagnola, che rimarca la sensualità del pensiero della protagonista. All’opposto c’è Micaela, vestita dalla Dante di un abito da sposa bianco, simbolo di castità e del suo desiderio di maritarsi, che rimane sola con il brigadiere don José, cui porta notizie della madre lontana, tra cui la proposta di prenderla in sposa. Successivamente irrompono le sigaraie mentre implorano i soldati di sedare una lite armata scoppiata fra Carmen e un’altra lavoratrice di tabacco. La gitana viene quindi interrogata dal luogotenente, ma lei lo sbeffeggia canticchiando. Rimasta sola e legata sotto la custodia di José, intona una seguidilla, danza iberica, con cui riesce a sedurre l’uomo e riconquistare la libertà.

Vi è forte esotismo anche all’inizio del secondo atto quando le zingarelle cantano nella taverna di Lillas Pastia su una melodia dal sapore gitano in un crescendo che esplode in un ballo sfrenato sul palco, di grande effetto. Arriva il torero Escamillo, che dopo aver celebrato le sue stragi di cuori e di tori, rimane incantato dalla bellezza di Carmen e la corteggia, ma senza successo. Don José uscito di prigione, dove era rinchiuso per aver lasciato fuggire la sigaraia violenta, raggiunge Carmen che lo ricompensa danzando al suono della sua voce e delle nacchere, sugli squilli degli ottoni dell’esercito che annunciano la ritirata. Il militare decide di seguire il battaglione, di conseguenza la donna dubita del suo amore. È così che nasce uno dei più emozionanti arie d’amore: La fleur que tu m’avais jeteé. La Dante dipinge quindi una scena carica di sensualità in cui Carmen incalza José perché si converta alla vita bohémienne, ma gli amanti sono interrotti dal luogotenente, anch’esso pretendente dell’affascinante zingara. Ella preoccupata chiama i contrabbandieri e in un finale carico di tensione tutti fuggono.

L’entre-acte del terzo atto è idilliaco, introdotto dal flauto e accompagnato dall’arpa, reso ancora più pittoresco dalle comparse coperte da tuniche e col capo coperto di fresca vegetazione che nella penombra fungono da suggestivi alberi del paesaggio montano, che sono in realtà solo i contrabbandieri celati. La relazione fra i protagonisti è travagliata. Micaela si è fatta condurre di nascosto presso i gitani per incontrare José, ma colma di angoscia si affida al Signore. La Micaela della regista siciliana prega di fronte a una croce e dei chierici, parte di quei simboli religiosi che si susseguono nell’allestimento e che affollavano la Cattolicissma Ispagna ottocentesca. Si contrappone così la giovane credente alla profana Carmen, che oscura la propria anima con la cartomanzia, tanto da predire la propria morte. Giunge pure Escamillo subito sfidato dal geloso rivale José. Il duello è interrotto prima che uno dei due soccomba. Micaela è scoperta e annuncia all’amante della sigaraia che sua madre è prossima agli ultimi respiri, quindi tornano insieme alla casa natale.

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Carmen Scala FOTO 1

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L’ultimo preludio ci introduce all’epilogo della storia ancora su sonorità vagamente orientaleggianti, il cui esotismo, oltre da una melodia ispanica originale, è marcato da triangolo, tamburello e l’assolo dell’oboe. Siamo di nuovo sul suolo di Siviglia, la piazza è gremita di persone di bianco vestite che sventolano fazzoletti rossi in attesa della corrida. Al centro dello spiazzo si fa spazio la quadriglia di nerboruti toreri a petto nudo, nella visione della Dante preceduti da un prete che forse li benedice, forse li esorcizza. Molto interessanti i giochi con nastri rossi dei matador, in cui si può leggere la battaglia col toro. José giunge da Carmen, tenta di riconquistarla, invece lei non solo rifiuta le avances, gli getta l’anello donatole nei tempi dello splendore del loro amore. Affranto egli la colpisce a morte e mentre si dispera per l’atto compiuto, ma soprattutto per la perdita dell’amata, sulle tragiche note del finale la piazza è attraversata dal carro che più volte ha occupato uno spazio sul palco, però questa volta trasporta il corpo di Carmen avvolto da un velo sacro ed è accompagnato dal corto funebre.

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