Testo di – GIULIA CUCARI

Titolo pretenzioso, lo so; starete già pensando “ecco l’ennesima fantasia su un professore bavoso e una sua studentessa minorenne”. Non è però di questo che sto per trattare: non ci sono né alunne sedicenni né clandestinità nella storia di cui sto per parlarvi, ma solo un professore prossimo alla pensione, una relazione ed una ex-alunna. Non necessariamente in questo ordine.

Autrice del libro è la giapponese Hiromi Kawakami, comprensibilmente poco conosciuta ma dal cui romanzo è stata anche creata una graphic novel, o più semplicemente un manga, Gli anni dolci di Jirō Taniguchi. Kawakami ci offre una lettura leggera e molto scorrevole, distaccandosi dal generale stile narrativo asiatico che, soprattutto nei thriller, è costellato di parole e fatti non descritti lasciati all’intuito del lettore (come faceva Verga, più o meno), oltre alla maestria degli autori del Sol Levante nel creare atmosfere agghiaccianti e allo stesso tempo ipnotiche.

Siamo nella Tokyo contemporanea, periodo Heisei, e la quasi quarantenne Omachi Tsukiko, single e piacevolmente cinica, è solita trascorrere la maggior parte delle sue serate negli nomi-ya (piccole locande tradizionali giapponesi) dove mangia e beve sake, fin quando, una sera, in uno di questi, nota che un uomo ha ordinato le sue stesse pietanze: cominciando a parlargli, scoprirà che questi è il suo ex professore di giapponese ormai settantenne, Matsumoto Harutsuna, di cui lei però non ricorda assolutamente il nome e che di conseguenza si limiterà a chiamare “prof”. I due non si danno mai appuntamento, ma sanno che prima o poi si rivedranno: a volte si incontrano per una settimana di fila, altre non si incrociano neanche per sbaglio per un mese intero; ogni volta che si vedono, però, mangiano e bevono assieme, spesso alzano il gomito, e piano piano entrano sempre più in confidenza. La compostezza e l’eleganza del prof, vedovo e con un figlio adulto che vive altrove, e che non da mai del tu a Tsukiko, crea un piacevolissimo contrasto col carattere sarcastico e disincantato di quest’ultima, che lentamente e negandolo a se stessa finirà per provare molto di più che semplice ammirazione, e nonostante le avances di un vecchio compagno di classe, la donna non potrà più reprimere ciò che prova: una sera, in seguito a una cena accompagnata da troppo sake e troppa birra, Tsukiko rivelerà i suoi sentimenti al prof, che con uno charme quasi irritante glisserà educatamente. La differenza d’età e il matrimonio alle spalle contribuiranno a reprimere il di lui sentimento, ma il segreto della sua resistenza sta nella cartella che si porta sempre dietro, fin dal primo incontro…

L’agognata dichiarazione del professore, in perfetto “stile Matsumoto”, seduto su una panchina in un parco con Tsukiko, è un trionfo di pudore e delicatezza.

Il finale, struggente ancorché prevedibile, dona comunque la sensazione di aver assistito a  una bella storia.

Estratto 2

La cartella del professore è un libro impregnato di poetico sentimento, dove la banalità non fa neanche capolino, nonostante ci presenti situazioni comunissime e facilmente ritrovabili nella quotidianità. Viviamo coi  protagonisti tutte e quattro le stagioni: l’estate in cui organizzano due giorni su un’isola e il Capodanno che entrambi hanno trascorso in solitudine, il giorno in cui vanno a raccogliere funghi e l’arrivo della fioritura dei ciliegi; il tutto accompagnato dal leitmotiv della cucina giapponese, che, surprise surprise, non è fatta di solo sushi e che farà venire l’acquolina a qualsiasi amante del cibo.

La passione per quest’ultimo è ciò che accomuna i due protagonisti di questo romanzo, che se come ho detto è impregnato di poetico sentimento, non tralascia nemmeno la poesia vera e propria: qua e là infatti incontriamo gli haiku, brevissimi poemi in tre versi nei quali il professore si diletta (anche nei momenti meno opportuni) e che la stessa Kawakami realizza.

Matsumoto è un uomo “vecchio stampo”, legato alle tradizioni più insite perfino nella quotidianità, mentre Tsukiko mostra una grande fragilità; entrambi si fanno compagnia nella reciproca e ormai accettata solitudine, entrando lentamente uno nel microcosmo dell’altra. Il libro procede a piccoli passi, mostrandoci come il rapporto fra i due si costelli gradualmente di gesti appena percettibili ma significativi, in un crescendo affettivo nel quale, tacitamente, entrambi si daranno conforto.

Nell’orizzonte letterario contemporaneo, dominato dalla complessità analitica postmodernista, La cartella del professore è una ventata d’aria fresca, un romanzo che alleggerisce l’animo, carezza il cuore e fa sorridere più spesso di quanto si pensi.

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