Lettera di – ALESSANDRO BARBIERI
Introduzione di – DAVIDE PARLATO

85005

Una delle grandi croci del lavoro italiano, ancora oggi nel 2014, rimane il tema delle morti bianche. Le leggi in materia di sicurezza sono evanescenti e le poche norme tutelari sono tenute in poco conto da una classe dirigente per cui risulta sempre più conveniente la modalità di gestione delle human resources “bastone e carota”. La frequenza attuale di questo fenomeno è un paradosso rispetto all’importanza attribuita dal resto dell’Europa al tema della safety (il clima della sicurezza, contrapposto al tema della security come sicurezza materiale). Evidentemente si tratta di uno dei tanti limiti della nostra cultura

Tale piaga però non riguarda solo la sicurezza nei cantieri o nelle fabbriche, ma è una croce aggiunta anche per il settore artistico-culturale, che (spesso ce ne dimentichiamo) possiede una dimensione manuale e tecnica alla base senza la quale non si potrebbero gettare le fondamenta di qualsivoglia opera.

Questo tema rappresenta l’ennesimo vilipendio del settore che ci sta a cuore come giornale e soprattutto come persone. In questa sede ci sentiamo di diffondere questa lettera aperta di uno di quei tecnici nel settore arte-cultura che denuncia il noncurante menefreghismo con cui la legislazione e la gestione statale tratta il tema della sicurezza sul lavoro nel proprio ambito (come se non bastassero già il menefreghismo e l’incuria con cui viene trattato il settore in toto).

Speriamo di diffondere il più possibile tale preziosa e sentita testimonianza nel tentativo, anche con  nostri piccoli mezzi, di sensibilizzare più persone possibili sull’argomento: ricordiamoci sempre che fare cultura implica il fare concreto, e tutto questo parte sempre dal basso.

 

 

Salve a tutti, 
mi chiamo Alessandro Barbieri e faccio il tecnico in teatro. Scrivo questa mail spinto dall’incidente accaduto a Luca Siola, direttore tecnico del Teatro Out Off di Milano.

Per coloro che non lo sapessero, e purtroppo non saranno pochi, l’8 maggio 2014 durante un allestimento Luca è stato vittima di una caduta che tuttora lo costringe in gravi condizioni. Al momento in cui scrivo nessuna comunicazione ufficiale, escluso un piccolo trafiletto pubblicato da la Repubblica il 9 maggio, ha informato dell’incidente, né da parte del teatro, né da parte delle istituzioni di settore.

La precisa dinamica dell’accaduto è quindi sconosciuta.

Sono stato in dubbio diversi giorni prima di decidere di infrangere questo silenzio che in alcuni casi immagino dovuto a una scelta di riservatezza, in altri al (preoccupante) disinteresse. Sono convinto che la drammaticità di questo evento (uno tra i tanti, purtroppo) debba essere un pretesto per sollevare la questione, troppo spesso trascurata, della sicurezza nel nostro ambiente.

Come molti di voi sanno, ci troviamo sovente (non solo noi tecnici, ma tutte le figure del nostro settore) a lavorare in condizioni di pericolo, siano esse dovute a situazioni economiche difficili, negligenza dei lavoratori o di chi li dirige, inattuabilità delle regole che dovrebbero tutelarci. Accettare questo stato di cose è una prassi per la stragrande maggioranza di noi, quasi come se fosse un compromesso imprescindibile del nostro lavoro e al punto che spesso non si ha neanche la consapevolezza della reale entità dei rischi a cui si è esposti.
Quello che a parer mio ognuno di noi, nessuno escluso, può fare è accettare la propria responsabilità individuale nei confronti della sicurezza nostra e del nostro pubblico.

Progredire nella cultura della sicurezza, nei gesti quotidiani, dedicare un pensiero in più a ciò che (anche solo a nostro giudizio) può costituire un potenziale pericolo. Trovare il miglior compromesso possibile tra questi principi, le disponibilità economiche spesso problematiche, le tempistiche stringenti e le esigenze artistiche che a volte finiscono per pregiudicare aspetti della sicurezza.
Siamo abituati ad essere poco considerati dalla società e dalla legislazione italiana. Spesso le nostre professioni e le nostre problematiche sembrano non esistere per coloro che non fanno parte del nostro “mondo”. Per quanto questo sia già in generale svilente, nel caso della sicurezza mi suscita ancora più indignazione. È gravissima la mancanza di una precisa e soprattutto SPECIFICA regolamentazione.

Il settore dello spettacolo non può essere accomunato a livello legislativo ad altri ambiti. Necessita di normative dedicate e create con la collaborazione di coloro che conoscono profondamente il nostro ambiente e le sue problematiche, lavorandoci quotidianamente, con grande attenzione alla temporaneità degli allestimenti e alle peculiarità che caratterizzano i nostri mestieri. Anche nel cercare di rispettare le regole, ci troviamo sovente in grossa difficoltà perché le stesse non sono attuabili nei nostri luoghi di lavoro e con le nostre esigenze.
Diventa di fondamentale importanza diffondere il più possibile il dibattito su questo tema e pretendere da chi di dovere delle iniziative. L’indispensabile cambiamento di partenza, però, deve essere nella nostra cultura. Giungere a considerare la sicurezza un aspetto fondamentale e primario, che non deve opprimere le creazioni artistiche ma comunque affiancarle in maniera presente e costante.
Questa mail avrà quanti più destinatari possibile: teatri, teatranti, lavoratori dello spettacolo in genere, giornalisti, blogger, istituzioni.

Siete liberi di diffonderla ulteriormente e, ovviamente, di alimentare il confronto con le vostre opinioni.
Mi scuso per le ripetizioni della parola sicurezza, ma nella lingua italiana non esistono sinonimi adeguati (forse anche questo è un segnale…).

Vi ringrazio per l’attenzione

Tanta merda Luca!
Alessandro

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata