Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

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“Le luci nella case degli altri” di Chiara Gamberale

 

Con tutte le luci che popolano le strade di Milano, come del resto d’Italia, mi sembrava doveroso proporvi un libro che richiamasse la luminosità di questo periodo dell’anno.
Adesso immaginate di essere a Roma, in un quartiere di periferia come tanti: motorini truccati che ruggiscono, parlate degne di un cine-panettone firmato Verdone e case tutte uguali per forme e colori ma dagli inquilini così male assortiti da dipingere il quadro perfetto dell’infelicità condominiale.

Diciamo di scegliere un condominio a caso, quello di via Grotta Perfetta, uno dei tanti amministrati da Maria, quella ragazza dal passato triste, troppo triste per una ragazza così giovane, bella e amata da tutti.

Adesso facciamo finta di aver preso proprio quello dove abitano una vecchia signora innamorata di un ricordo, un regista di dormite sposato con una donna che porta i pantaloni al posto suo; una coppia di ragazzi che i più conservatori guardano di sbieco, un lui ed una lei che più che persone sembrano due animali domestici: cane e gatto; e la tipica famiglia che potrebbe essere uscita da uno spot pubblicitario della Barilla.

Cosa potrebbe accadere di inaspettato? Per esempio Maria potrebbe morire lasciando sua figlia, la piccola Mandorla di soli sei anni, senza nessuno che badi a lei.

E una volta celebrato il funerale, forse vinti dalla folle tristezza del momento, gli inquilini della palazzina al numero 135 pendono la decisione più importante della loro – e altrui- vita: Mandorla abiterà proprio nel condominio di Via Grotta Perfetta.
La cresceranno tutti, un po’ per volta.

Perdere la propria madre e trovarsi con tre madri diverse e molti più padri di quanti se ne avessero avuti in precedenza, anche se…
Anche se in una lettera scritta da Maria stessa vi è quella confessione così scomoda: Mandorla era stata concepita proprio in quel condominio.

Allora doveva essere proprio destino, per lei, trovarcisi, alla fine.

E’ proprio vero: si può dire di conoscere qualcuno, davvero- ma a volte non basta neanche- solo vivendoci assieme, sperimentandone i malumori quotidiani, imparando a conoscerne le fissazioni e decidendo di restare perché quelle che sarebbero stranezze per gli altri, in realtà, sono parte di una quotidianità così rassicurante da essere proprio sinonimo di casa.

Mandorla troverà l’amore in quel palazzo, lo riconoscerà e non confesserà, come accade la maggior parte delle volte, del resto.

Si ribellerà, da brava adolescente e capirà quanto essere adulti sia complicato e sperimenterà tutti i gradi della responsabilità e conoscerà le piccole e grandi conseguenze dell’essere irresponsabili.

Probabilmente Mandorla avrà imparato più da quella verticale sequenza di traslochi che da qualsiasi libro.
Quando le porte delle case si chiudono può accadere di tutto bello e meno che bello che sia, ma alla fine della giornata se una casa, una famiglia vera dove andare non ce l’hai, le luci nelle case degli altri sembrano sempre più brillanti e l’unica cosa che puoi fare è sperare che Porcomondo non ti scovi e recitare poesie per fare a cambio di vita.

 

 

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