Testo di — ANGELICA CARBONE

 

Dal 22 marzo al 18 maggio, presso la Fondazione Geiger di Cecina, Livorno, in mostra “Vogue. Donne e stile nell’arte dell’illustrazione”; un percorso nei 120 anni di storia della rivista fashion più famosa al mondo.

Tra moda, gusto ed eleganza, Vogue rappresenta da sempre un’autorità nel settore, un’”oracolo” cui fare affidamento ogni qual volta si desideri fare una viaggio tra i trends e le ultime novità in materia di stile. Oltre a questo, Vogue è anche uno specchio dei tempi: ripercorrendo la sua storia dal primo numero ad oggi, è possibile rivivere i gusti, le tendenze e le evoluzioni della moda dal 1892 ai nostri giorni.

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Vogue ha seguito, passo dopo passo, l’evolversi dello stile nel corso della storia, tra guerre, dopoguerra e rivoluzioni. A cominciare dagli abiti sfarzosi ed opulenti di inizio 900, gli anni d’oro della Belle Epoque, quando la moda seguiva i ritmi dei balli, dei pranzi di gala e dei soggiorni nelle ricche residenze aristocratiche.

A seguire i ruggenti anni 20, con piume, lustrini, frange e lunghe collane di perle, fino al trionfo della moda femminile negli anni 30, una moda che ha dovuto lottare con la crisi economica e reinventarsi facendosi più comoda e meno sfarzosa. Vengono introdotti nuovi materiali e fibre sintetiche, tra cui il Nylon, la nuova seta per la produzione di calze e collant.

Gli anni della guerra, gli anni 40, tra sofferenze e austerità, vedono il diffondersi di uno stile lineare, quasi androgino, ad esprimere una femminilità che aspetta solo di sbocciare. Ed ecco la rinascita, negli anni 50, trionfare attraverso uno stile rock, fatto di blue jeans, giacche di pelle e pois: dallo stile bon ton al look accattivante e sbarazzino delle pin-up.

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Gli anni 60 sono un periodo di grande rivoluzione dei costumi nel mondo occidentale: nascono nuovi stili, spesso in contrapposizione, che si contendono la società in fatto di moda e lifestyle. È il decennio dei Mods e dei Rockers, ma anche degli Hippies e dei Surfers californiani. La decade riflette anche i cambiamenti della società, tra i quali primeggiano l’emancipazione e l’indipendenza delle donne, e sfocia nella nascita dell’inflazionatissima minigonna, simbolo di una rivoluzione dei costumi e dell’etica di quei tempi.

Gli anni 70 sono il trionfo del colore, degli shorts a vita altissima e dei pantaloni a zampa. Gli anni 80, invece, sono stati caratterizzati da eccessi, provocazioni, esagerazioni e da Madonna: colori fluo, maglie a rete e gli indimenticabili capelli cotonati. Capo cult dell’epoca: i fuseaux, oggi mutati in leggings, in tonalità intense e stampe coloratissime, oppure in pelle nera.

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Ripercorriamo di corsa gli anni 90, di cui dovremmo dimenticare i costumi sgambati, le maxi zeppe rese ancor più popolari dal fenomeno Spice Girls e l’immancabile marsupio in vita. Arriviamo così velocemente al primo decennio degli anni 2000: la vita si abbassa, i pantaloni si restringono, le scarpe si fanno sempre più a punta e poi di nuove tonde, per ritornare alle origini solo qualche anno dopo.

Ed eccoci finalmente ai giorni nostri, giorni che vedono confondersi e mercolarsi tra loro tutte le mode e le tendenze del passato, dalla vita alta alle borchie, dagli shorts inguinali ai leggings floreali.

Tutto questo e molto altro raccontato da oltre 70 copertine, meticolosamente selezionate, che illustrano il lavoro di numerosi artisti tra cui Erwin Blumenfeld, Georges Lepape e Edward Steichen.

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La copertina é il biglietto da visita di ogni rivista, colpisce all’occhio e decreta il consenso del pubblico. Nel caso di Vogue, il merito del successo di ogni pubblicazione va ad uno stuolo di disegnatori, artisti e fotografi a cui la mostra rende omaggio.

Quando si parla di successo in casa Vogue, si intende un successo planetario, senza pari, così come il talento degli artisti che ne hanno scritto la storia dal numero 1 al numero 1456.

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