Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

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Il piccolo principe di Antoine de Saint- Exupéry.

La prima volta che mi sono ritrovata ad avere fra le mani l’opera più conosciuta di Saint-Exupéry avevo appena sei anni e il mondo dei libri mi appariva ancora inavvicinabile, un po’ perché non arrivavo alla libreria e un po’ perché li avevo sempre visti leggere per se stessi o per me da mia madre e mio padre.

E’ stato durante una delle incursioni nella camera dei miei genitori che ho trovato “Il piccolo principe” poggiato sul mobile della televisione, sopra alla scatola del cucito.
Non sapevo che libro fosse, ancora non avevo imparato a leggere ma a prima vista mi pareva una cosa adatta a me.
Scoprii cosa fosse qualche giorno dopo, quando mi sedetti sul letto con mamma e lei mi fece vedere il libro: disse che mi sarebbe piaciuto.

“Ti va se lo leggiamo? Piano piano. Guarda, ci sono anche i disegni!”
“Ma mamma, non sono tanto belli! Io sono più brava!”

Iniziammo a leggere. Cioè, lei iniziò a leggere e io ad ascoltare. E più ascoltavo e più, stranamente, la storia mi piaceva.
Non era certo “La Bella e la Bestia” ma non era male. No, non era male proprio per niente.
Uno schianto in luogo imprecisato, un bambino che poi tanto bambino non è, una volpe, una rosa, un serpente. Armonicamente asimmetrici.
Quel legame magico che il Piccolo Principe sa creare, che solo fra bambini esiste e che solo da grandi riconosci ma non sai più comprendere.
L’affetto sincero e gratuito, lo spendersi per qualcuno senza voler nulla in cambio: il puro piacere di far qualcosa per essere d’aiuto, per il bene altrui.

Ricordate quando è stata l’ultima volta che avete fatto qualcosa per qualcuno senza voler nulla in cambio, senza pianificare un futuro ritorno personale?

E mia madre me lo spiegava e nonostante questo mi pareva così strano che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. L’essenziale, a sentir mamma, erano le cose importanti, i legami, il bene, l’amore…eppure qualcosa non mi tornava: io lo vedevo che volevo bene a lei, a papà, ai miei nonni e vedevo che loro ne volevano a me.
Magari sbagliavo io, ma non lo dissi. Me lo tenni per me.
E mi facevano ridere i baobab e amavo il profumo dell’abbraccio di mia madre mentre leggevamo. Solo tempo dopo capii che cosa potesse, fra le tante cose, significare che l’essenziale è invisibile agli occhi: lei era il piccolo principe, io la rosa.
Mi ha innaffiata tutti i sabati con cinque pagine del libro, fino a quando lo abbiamo finito.

Anni dopo sono andata a riprendere il libro e l’ho sfogliato di nuovo. Il mio primo libro, un libro vero. Un classico.
Credo di aver addirittura pianto.
Mi sono rivista paffutella e con i capelli corti. Ho rivisto mamma con i capelli dorati.

Da qualche parte lì fuori, all’esterno dei rottami del vostro aereo c’è qualcuno e in mezzo ad un luogo imprecisato qualcuno potrebbe imbattersi in voi. Potreste essere la rosa di qualcuno.
Una rosa potrebbe essere lì che aspetta che vi curiate di lei.

Cosa fate ancora davanti al computer? Forza, spegnete tutto e correte a cercarla o a farvi trovare!

 

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