Testo di – FEDERICO SCARFO‘, un grazie speciale a Oliviero Riva per i riferimenti cinematografici e tecnici

Volendo commentare un cult del cinema horror, un film di nicchia ultra-citato e che ha fatto la storia, famoso per la sua demenzialità e per non essere esattamente “politicamente corretto”, pieno di risse, botte e comicità fisica, la scelta non è affatto ampia: tutto questo l’ho trovato in un solo film. L’Armata delle Tenebre rappresenta il terzo capitolo della famosa saga horror de La Casa, del regista Sam Raimi,  autore de Il Grande e Potente Oz, Drag Me to Hell, nonché l’acclamata trilogia di Spider-Man.

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Girato nel 1993, mostra Ash Williams, commesso di un reparto di ferramenta e protagonista de La CasaLa Casa 2, che, dopo aver risvegliato il maligno potere di un libro maledetto, il Necronomicon, in un cottage nei boschi con la sua ragazza, Linda, e dopo aver perso un braccio a causa degli attacchi dell’entità malvagia, viene trasportato in un Medioevo stereotipato e fantasy. Verrà preso prigioniero da dei cavalieri spaventati dalla sua apparizione, e, gettato in un pozzo infestato da mostri che picchiano come fabbri: si salverà picchiando più forte e decapitando uno dei mostri con la provvidenziale motosega, simbolo, insieme al fucile a canne mozze, del personaggio di Ash durante i tre film della saga, lanciatagli da un mago che ha capito che lui è il “prescelto” per liberare le terre dal male dei non-morti, prendendo il Necronomicon e difendendolo dagli assalti dei demoni…

In un inizio molto fantasy e non inadatto a un cartone animato, Raimi innesta Ash Williams, un personaggio decisamente sopra le righe, un vero americano e abitante del suo tempo. La comicità del film, oltre a essere soprattutto fisica (si tratta infatti di un esponente del genere slapstick, la classica commedia di Terence Hill e Bud Spencer) si concentra sul contrasto tra il contesto e l’ambientazione medievale fantasy e la persona di Ash. Ash è un antieroe, intrappolato nella classica profezia che tante trame fantasy ha tenuto assieme. Tuttavia non riesce a salvare proprio un bel niente: è lui che sconvolge la popolazione con il suo “bastone di tuono”, è lui a scatenare l’armata delle tenebre sul castello sbagliando le parole magiche con le quali neutralizzare il potere del Necronomicon (klatu barada nicto, citazione di Ultimatum alla Terra di Robert Wise), e rimette a posto la situazione solamente dopo averla complicata ancora di più.

L’uomo moderno, rappresentato da Ash, mostra una superiorità intellettuale e pratica rispetto all’uomo medievale (tema espresso durante le scende dei preparativi alla battaglia, quando Ash, a un cavaliere che gli ha chiesto come sconfiggeranno gli scheletri, risponde fiducioso: “Con la scienza!”), ma la sua visione del mondo, molto più smaliziata, emancipata e cinica lo fa risaltare in negativo nel mondo dei sentimenti e dei valori non schermati dei medievali, sentimenti e valori che non comprende (come non comprende che male ci sia a fare un po’ di “chiacchere da letto” con una donna promettendole emozioni del tutto false). Ash è una vera e propria testa di cazzo che prende a malincuore il posto dell’eroe fantasy invincibile, ed è diventato una figura cult nell’ambiente della cinematografia horror/demenziale. Soprattutto famosa la sua frase, sussurrata epicamente alla sua bella nel film: “Dammi un po’ di zucchero, baby”, che fa capire come Ash sostituisca lo stereotipato romanticismo del fantasy con della sana manifestazione della rudezza contemporanea.

Il film è un cult anche per le finezze tecniche della regia, ricca di sfumature tecniche e rivoluzionarie: ad esempio le inquadrature con il punto di vista dell’oggetto o del “mostro”, rese famose dalla saga de La Casa e utilizzate nel film per rappresentare un quadrello da balestra o più direttamente un’entità maligna che insegue Ash per un bosco. Un’altra caratteristica tecnica del film è la presenza di montaggi con inquadrature fisse e sbollate (vale a dire leggermente fuori asse) molto veloci, che danno particolare risalto a una scena e che si concludono con una zoommata sul piano a dettaglio, per esempio durante la costruzione della mano meccanica di Ash o quando con l’aiuto del fabbro, Ash modifica la sua auto in vista della battaglia imminente (l’auto è un Oldsmobile Delta 88 del 1973, nientemeno che la macchina di Sam Raimi, che la usa in tutti i suoi film; è infatti, a suo dire, “il suo attore preferito”). Questa tecnica è citata, per nominare un film, in Dead Snow. Lo stile di Raimi può quasi essere considerato “vintage”, dal momento che il film è stato girato senza alcun ausilio digitale, come diventa evidente quando si ammirano i costumi mostruosi dei nemici, che contribuiscono a creare un’atmosfera grottesca e demenziale, e i montaggi in stop motion dell’armata degli scheletri, che invece suggeriscono un’aria quasi nostalgica. Un altro elemento vintage del comparto tecnico è l’uso della shakie-cam, che è diventata grazie alla trilogia de La Casa il marchio di fabbrica di Raimi.

Tra l’abilità tecnica di Raimi e il carisma del personaggio di Ash, che è, a suo stesso dire “un re del suo tempo”, questo film merita veramente la considerazione che riceve come cult dell’horror e la fama che ha guadagnato pur appartenendo a un genere di nicchia, e non posso che consigliare di guardarlo. Così, la prossima volta che qualcuno parlerà di un signore dalle strane mutande e voi coglierete la citazione, sarete sicuri di esservi fatti un nuovo amico.

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