Testo di – ENNIO TERRASI BORGHESAN

Oggi la NBA è considerata come la più grande lega professionistica del mondo, un modello dal punto di vista sportivo, aziendale, economico e anche culturale, visto l’elevato livello d’internazionalità delle 30 franchigie che popolano la National Basketball Association e le numerosissime iniziative per il sociale intraprese dalla stessa lega e i suoi giocatori. Ma c’è stato un tempo, non molto lontano, in cui le cose erano molto diverse. C’è stato un tempo in cui la NBA attraversava una forte crisi d’immagine, con sempre meno tifosi presenti nelle “arene”(e incollate alla TV, tanto che la NBA raramente veniva trasmessa in diretta sulle emittenti nazionali) e tanti giocatori incappavano in casi di assunzione di droghe.

MVP

L’immagine della NBA, giunta ai suoi primi 30 anni di vita (nacque nel 1946), era a pezzi e l’accorpamento di quattro squadre dell’emergente e giovane ABA nel 1976 non aveva incrementato l’interesse degli americani nel seguire la prima lega professionistica del basket USA. Ciò che è oggi la NBA trae origine da diversi momenti ed eventi tra fine anni ’70 e, soprattutto, inizio anni ’80. Ma la data di nascita della “nuova NBA” probabilmente si può identificare con il 26 marzo 1979. Salt Lake City, Utah.

Si affrontano, per la finale del torneo NCAA 1979, Michigan State University e Indiana State University. Le due squadre sono guidate da due giocatori di alto livello tecnico, capaci di offrire spettacoli incredibili. Gli “Spartans” erano guidati da un giovane playmaker afroamericano di Lansing (capitale del Michigan), tale Earvin Johnson Jr. Da 5 anni però Earvin era noto a tutti come Magic, soprannome datogli da un giornalista dopo che questi lo vide scherzare una partita di high school. I “Sycamores” invece avevano come leader un ragazzone bianco dell’Indiana, di 3 anni più grande di Magic e già scelto, l’anno prima, al Draft NBA con la scelta numero 6 dei Boston Celtics. Il ragazzone si chiamava Larry Joe Bird.

Chi era presente quel giorno al Special Events Center di Salt Lake City sapeva di essere un privilegiato a potere assistere a una sfida così avvincente. Ciò che però probabilmente nessuno immaginava era che sarebbe diventato testimone del primo capitolo di una rivalità, di un duello, che ha cambiato per sempre la storia della NBA, della pallacanestro mondiale e probabilmente anche dell’America degli anni ’80 e dello sport planetario. L’Indiana State si presentava alla Finale del torneo NCAA, di quella oggi conosciuta come March Madness, con l’invidiabile e incredibile record di 33 vittorie e 0 sconfitte in quella stagione, ma nonostante tutto gli esperti del college basketball americano indicavano come favoriti gli Spartans di Magic.

E non avevano torto.

Il titolo infatti andò a Michigan State, che domò i Sycamores imponendosi per 75-64 grazie all’ottima difesa di squadra su Bird, che fu limitato a un modesto 7/21 al tiro, con Magic che fu (ovviamente) nominato MVP della finale. Finale che, tra le altre cose, segnò il record come partita di college basketball più vista della storia (record che permane ancora oggi). Da quella sera a Salt Lake City inizierà una magica cavalcata che attraverserà tutti gli anni ’80 e rinvigorirà il mondo della NBA: l’arrivo di Larry ai Celtics e di Magic ai Los Angeles Lakers, che lo scelsero con la numero 1 al Draft due mesi dopo la finale NCAA, generò un rinvigorito interesse degli americani per quella lega che giusto qualche anno prima sembrava in un declino e in una crisi difficilmente arrestabile. Aumentò il numero delle partite in diretta tv nazionale, le arene si riempirono e la gente si innamorò di quella Golden Era della pallacanestro a stelle e strisce, che negli anni ’80 vide l’affermazione di campioni come Julius Erving (il simbolo di quella “fusione” tra NBA ed ABA), Hakeem Olajuwon, Isiah Thomas e, last but not least, Michael Jordan.

Ma se parliamo di anni ’80, i nomi sono due: Magic Johnson e Larry Bird. Magic, insieme alla leggenda Kareem Abdul-Jabbar, guidò i Lakers alla vittoria del titolo nel suo anno da rookie; Larry rispose vincendo il titolo al suo secondo anno con i Celtics. Al quinto anno in NBA per entrambi, arrivò il primo grande scontro in finale del decennio tra Boston e Los Angeles: 1984, 15 anni dopo l’ultima sfida tra Celtics e Lakers, con i Celtics ancora in vantaggio con un netto 7-0 nelle sfide. Fu una finale fantastica, un duello lungo sette partite nel quale alla fine a prevalere fu Boston, che conquistò il 15° titolo NBA della sua storia e allungò il vantaggio diretto nelle Finals contro gli odiati rivali per 8-0. Ma per Magic e i suoi Lakers l’occasione della rivincita arrivò l’anno dopo: nonostante una pesantissima sconfitta in Gara 1 nel Massachuttets, Los Angeles s’impose per 4-2 rompendo l’incantesimo e portando Magic a vincere il terzo titolo in sei stagioni.

Due anni dopo vi fu la “bella” tra Celtics e Lakers, la terza finale in quattro stagioni, che vide un nuovo trionfo in sei gare dei californiani, grazie anche al leggendario “sky hook” di Magic, che fu decisivo per la vittoria di Los Angeles in gara 4, vittoria che cambiò l’inerzia della Finale. Magic e Larry terminarono gli anni ’80 conquistando un totale di 8 titoli NBA sui 10 a disposizione in quella decada e, insieme a Lakers e Celtics, diedero vita a dei duelli che rimarranno per sempre nella storia del basket e dello sport mondiale. La rivalità Celtics – Lakers assunse i connotati di una storia planetaria e fu la principale causa dell’espansione globale dell’NBA in quegli anni, che vide le sue gare decisive passare da una trasmissione differita a un live in più paesi del mondo.

Il duello Johnson-Bird fu un qualcosa che rese possibile e pensabile tutto ciò che avvenne dopo, il Dream Team (del quale abbiamo già parlato su Revolart http://revolart.it/la-leggenda-del-dream-team/ ), Michael Jordan che diventa una icona planetaria fino ad arrivare a LeBron, Kobe e i campioni dell’era odierna.

Fu tale perché s’inserì in un periodo notevolmente particolare anche a livello storico: erano gli anni finali della Guerra Fredda, era il decennio che avrebbe portato al crollo del Muro di Berlino, era il decennio in cui i giovani del ’68 erano ormai adulti e rappresentavano la nuova classe dirigente mondiale, era il decennio della cultura pop, dell’inizio della globalizzazione.

Ecco, forse non è sbagliato pensare a Larry e Magic come due icone pop, rappresentanti della tradizione, dello stile irlandese e “classico” (Bird e i Celtics) o della modernità, del glamour di Hollywood (Johnson e i Lakers).

Di certo c’è una cosa: quel 26 marzo 1979 non si giocò “solo una partita”. Quel 26 marzo fu l’inizio di un’era.

 

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