Testo di — GIULIA BEROZZI

1521491_10203104270032997_374921461_n

Arrivati alla soglia di un nuovo anno, viene più che naturale tirare le somme di quello appena passato, ripensando a chi e che cosa ha segnato maggiormente il 2013. Siti web, blog, social networks, riviste e periodici di ogni genere si sbizzarriscono stilando classifiche di ogni tipo, di qualunque ambito.
ArtReview, rivista d’arte contemporanea internazionale londinese, già un paio di mesi fa ci ha deliziato con una classifica delle 100 figure che nel 2013 hanno influenzato di più il mondo sfaccettato della “contemporary art”.

In questo articolo mi dedicherò ai primi dieci posti assegnati: ciò che ha segnato il mio 2013, appunto, sono state anche le occasioni che ho avuto di visitare gallerie come il Tate Modern di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, ed il Metropolitan Museum di New York, sebbene quest’ultimo dedichi all’arte contemporanea uno spazio molto più ristretto rispetto ai due nominati precedentemente.

Decimo classificato è un italiano, il miglior piazzato fra i pochi presenti in lista, Massimiliano Gioni. Gioni è curatore della 55ema Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, direttore della Fondazione Nicola Trussardi e direttore associato del New Museum di New York. Rispetto al 2012 guadagna ben nove posizioni, aggiudicandosi un posto nella “top ten”, sicuramente aiutato da una delle rassegne internazionali che gode di maggior prestigio.
“Il Palazzo Enciclopedico” è il titolo di quest’ultima edizione della mostra, ispirato e dedicato all’opera singolare dell’autore italo-americano Marino Auriti, un progetto tanto ambizioso quanto innovativo, un grattacielo di 136 piani pensato per contenere le opere dell’uomo, di qualsiasi campo. Un museo immaginario e mai realizzato, la cui visionarietà risiede più nel contenuto che nell’imponenza dell’edificio stesso. Il modello in scala si può ammirare oggi nel Folk Art Museum di New York.
“Un sogno impossibile di onniscenza, ripreso dalla Biennale per guardare ai sogni e alle visioni degli artisti contemporanei, ma anche al modo in cui le immagini vivono nella nostra mente” dice Gioni, il quale cerca il più possibile di “incapsulare” l’intero sapere di questo mondo eccentrico ed originale, per mostrarlo ad un pubblico sempre più in crescita.

Alla nona posizione Ai Weiwei, artista, attivista sociale e designer cinese. Una figura particolare, attivista per i diritti umani dal passato burrascoso, le cui opere sono volte a ricollegare l’arte con temi di valore sociale e culturale. Il suo blog, chiuso nel 2009 dalle autorità cinesi, è ora raccolto in un libro.

Subito dopo incontriamo Glenn D. Lowry, ottavo, e direttore del MoMa di New York dal 1995. Lo ricordiamo per le sue iniziative di rafforzamento del programma di arte contemporanea del museo e per aver guidato una generosissima ristrutturazione volta all’ampliamento di quest’ultimo. Convinto sostenitore degli artisti contemporanei, Lowry il suo posto fra i primi dieci se l’è guadagnato e, dal 2004, riesce anche a mantenerlo con enorme successo.

Beatrix Ruf, invece, si riconferma alla settima posizione per il secondo anno consecutivo. Direttrice del Kunsthalle Zurich da 12 anni, con un occhio acuto per gli artisti che stanno plasmando la scena e per quelli che, a parer suo, come i negativi di una fotografia, non sono stati “esposti alla luce” tanto quanto necessario.

Sesto è Nicholas Serota, direttore della Tate Gallery di Londra ed ideatore della Tate Modern inaugurata nel 2000. Capo di una delle più grandi istituzioni artistiche del Regno Unito, un progetto in continua evoluzione. Serota, nonostante abbia alle spalle venticinque anni di lavoro, sembra voler continuare ad estendere l’influenza del Tate nel mondo dell’arte. L’edificio ultimato sarà finalmente operativo nel 2016.
Hans Ulrich Obrist e Julia Peyton-Jones, direttori delle Serpentine Galleries di Londra, sono quinti. Il 2013 ha portato una particolare novità ai cittadini londinesi che, ora, possono visitare i 900mq della Serpentine Sackler Gallery, sempre all’interno dei meravigliosi Kensington Gardens di Hyde Park, poco distante dall’edificio originario.

Larry Gagosian perde due posizioni, e si classifica quarto. Gallerista affermato con tredici sedi sparse in tutto il globo e precedentemente definito dalla stessa ArtReview come il più grande mercante d’arte del mondo. É sicuramente una delle personalità più influenti in questo campo. Le mostre da lui organizzate sono di una qualità particolarmente raffinata.

Terzo classificato è lo svizzero Iwan Wirth, co-presidente e proprietario della Hauser & Wirth, galleria internazionale di arte moderna e contemporanea. Cinque le sedi tra Zurigo, New York e Londra. Questo dicembre ha segnato la chiusura della galleria situata a Piccadilly, ma altri progetti relativi al Regno Unito sono prossimi alla realizzazione.

Al secondo posto, invece, troviamo il tedesco David Zwirner. Gallerista, mercante d’arte e proprietario della David Zwirner Gallery di New York e Londra. Nel 2012 Forbes lo cita al secondo posto fra i commercianti d’arte più potenti degli Stati Uniti. Una figura che negli ultimi due anni ha mirato all’espansione europea ed ha valorizzato la sede newyorkese in modo piuttosto notevole. Il suo è un roster vincente, composto dai più grandi artisti contemporanei in vendita.

Prima classificata è la sceicca del Qatar Al-Massaya bint Hamad bin Khalifa al-Thani. Capo del QMA, Qatar Museums Authority, nonché sponsor dei più grandi progetti internazionali. ArtReview la sceglie come personalità più influente del mondo, nel campo dell’arte contemporanea, tenendo conto della sua organizzazione, che gode di ampie disponibilità economiche e spende in media un miliardo di dollari l’anno nella sponsorizzazione di gallerie, festival, iniziative ed eventi artistici. Come sbaragliare la concorrenza, no?
 Proposito del QMA sarebbe quello di trasformare l’economia del Qatar, basata su petrolio e gas, in un’economia basata sulla cultura. Una pianificazione per il futuro senz’altro intelligente.
Una domanda sorge a questo punto: può la cultura diventare merce? Il mio parere è che l’arte sia da sempre una delle tante lingue internazionali, uno dei punti di incontro che abbiamo a disposizione per comunicare l’un l’altro, senza barriere, senza pregiudizi.

Per maggiori informazioni e per leggere la classifica completa potete visitare:
http://artreview.com/power_100/

 

 

3 Risposte

    • Giuseppe Origo

      pleased to read comments like this one.
      Thank you and continue following us!

      Giuseppe Origo, co-general director of Revolart

      Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata