Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

FAHRENHEIT
Non c’è nessuno che da bambino, almeno una volta, non si sia sentito dire che col fuoco non si scherza, ci si brucia.
Il problema é che siamo esseri umani e, proprio come possono esserlo la fame o la sete, spingerci oltre il limite sembra irrinunciabile: un estremo bisogno primario.
Un po’ come in “1984” di George Orwell, in questo romanzo, uno dei pilastri della fantascienza, Ray Bradbury porta Guy Montag, il protagonista, a guardare oltre la recinzione costruita dalle limitative leggi imposte da menti distorte di tiranni più o meno visibili.
È così che l’occasione fa Il milite del fuoco lettore.
Cosa potranno mai avere di così pericoloso delle pagine rilegate?
Tutti i libri sono pericolosi? Davvero?
Effettivamente sì, i libri sono pericolosi, mettono le persone nella condizione di pensare, di far domande e capire quando le cose non quadrano.
E quindi sì, è meglio risolvere il problema polverizzandolo, letteralmente.
Poi può succedere però di incontrare qualcuno controcorrente, persone che hanno ancora, stampata nella memoria il buon odore di un libro nuovo e non i neuroni atrofizzati da show televisivi appositamente studiati per inebetire.
Nel frattempo si possono anche compiere giustamente gesti illegali o illegalmente dei gesti giusti.
Più di tutto però, è importante smettere di vedere il mondo così come ce lo propinano ma guardarlo, analizzandolo e vivisezionandolo a 451 gradi. Non per forza Fahrenheit.

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