Testo di — DAVIDE PARLATO

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In questi ultimi giorni, barricato in casa in preda allo spleen da fine semestre universitario, mi sto concedendo parecchio tempo per la lettura, unica spiaggia di salvezza dalla vorace onnipresenza del mio odioso amico Personal Computer. E mi sono ritrovato con questo aggeggio pervenutomi in un inaspettato quanto curioso regalo: un eBook. Per un lettore tradizionale abbastanza affezionato alle modalità operative con i libri “antichi”, trovarsi di fronte ad un libro “moderno” e tecnologico come l’eBook rappresenta una sfida non da poco: ha una diversa manualità, la sua lettura è accompagnata da gesti differenti (che non possono non ricordare le sequenze di digitazioni ormai consolidate dei cari smartphone), ha questa estetica minimalista, così minimalista, così ridotta all’osso da essere.. affascinante, curioso, attraente.

Mi sono sentito le prime volte come un completo imbecille di fronte ad un mattone amabilmente responsivo e leggendo Sant’Agostino (perché sì, sull’eBook mi scarico Sant’Agostino) continuavo a pensare fra me e me: “Ma questo non è un libro!”. Poi, a posteriori, rianalizzando meglio il mio primo approccio, mi sono sentito come uno di quegli scimmioni dell’overture di 2001 di Kubrick: sfiorare questa stele diafana, liscia, eroticamente levigata ai bordi ma saggiamente ruvida al centro, frutto di chissà quale mano esperta artigianale, quale cartiere innovatore.

Mi rendo conto che le sensazioni che provavo allora (sdegno e difficoltà) non erano altro che l’aspetto superficiale di un insight micidiale: avevo tra le mani il futuro, o meglio, cosa il futuro se ne fa del passato. Chi l’avrebbe mai detto che la ritrita parabola morale del “bagaglio culturale” oggi non ci avrebbe potuto più fare effetto, dato che il tutto è quantificabile in bytes e contenibile in uno specchietto incorniciato? Chi l’avrebbe mai detto che l’ergonomia avrebbe definitivamente soppiantato l’arte nella technè? È una cosa che mi fece e mi fa tuttora particolarmente effetto.

Ad oggi non posso dirmi un appassionato di eBook; in effetti trovo sempre meglio la scelta cartacea, quantomeno perché sono quello che i perfezionisti amano definire un “rovinatore di libri”: ebbene sì, lo ammetto davanti a tutti, tendo a sottolineare, a scrivere considerazioni e a cerchiettare ogni libro che mi capita a tiro (in quanto ho scarsa memoria e mi devo aiutare come posso, abbiate pazienza). Tuttavia l’approcciarmi con questa novità mi ha fatto riflettere molto sul cliché dell’autenticità e sulla sorte di questa qualità (esistente o meno) nel percorso verso la contemporaneità.

Soprattutto alla luce di un’altra notizia che mi ha fato sorridere. Non temete inquisitori dello libro bionico! Amate la lettura ma la vostra vita è un pendolo che oscilla fra i lavoro e la metropolitana e non avete un fischio di tempo per potervi dedicare alla amata erudizione? Niente paura: dimenticatevi il piccolo Giacomino allo scrittoio a consumar lumi su lumi e a farsi venire gibbosità dorsali, accattatevi i nuovi libri Flipback! Più piccoli dei libri tradizionali, si aprono in verticale (per poterli sfogliare con una sola mano – non si sa mai, con la malvivenza che vige nei vagoni della metro è meglio tenere sempre in pugno una daga, sull’attenti), hanno lo stesso contenuto dei libri tradizionali e, soprattutto, sono di vera carta!

Nella stagione della smaterializzazione del libro, abbiamo voluto riportare la carta al centro dell’esperienza di lettura: prendere in mano un Flipback, osservare come le pagine si distendono all’apertura, sfiorare la consistenza della carta e apprezzare la robustezza della legatura cucita sono esperienze percettive di autentico piacere per chi ama i libri.

Mi sono permesso di citare un passaggio dalla descrizione promozionale del prodotto perché a mio avviso è davvero esilarante (non abbiamo bisogno in questa sede di accanirci contro la precisa casa produttrice – che infatti evito di citare – in quanto si sta parlando di epifenomeni, non tanto di contingenze di mercato). “Nell’epoca della smaterializzazione del libro” è ovvio che prima o poi qualche geniale persona ci pensasse: un eroe moderno, una specie di prometeico innovatore in grado di portare un’alternativa alla minaccia digitale.

Ma la mia domanda è molto semplice: signori miei, ma cosa avete contro l’eBook? L’umanità passa un tempo esagerato davanti ad uno schermo di qualsivoglia natura e ci si lamenta se qualcuno prova a portare un contenuto senza tempo (la letteratura) in un formato senza limiti come la tecnologia digitale? Io sinceramente non ci vedo nulla di strano: da buon pragmatico non riesco a vedere come una simile invenzione possa in qualche modo rovinare un piacere – quello della lettura – che è esclusivamente mentale (perché vi posso assicurare che toccare la carta igienica dà parecchio più piacere di toccare un libro, ché i libri sono ispidi in fondo). Capisco questi vezzi romantici perché in fondo il piacere di toccare un libro (specialmente vecchio, molto vecchio, maleodorante e ingiallito) è un qualcosa che condivido profondamente: ma perché sempre legato ad un’esperienza emotiva soggettiva. E cosa temete, che il formato tecnologico possa rubarvi la soggettività dell’esperienza?

Io ho questo timore, ma non verso il formato tecnologico: piuttosto nei confronti dell’importanza che l’ergonomia sta prendendo sull’intellezione attiva. Il fatto che queste quisquilie prendano una tale importanza, che ci si faccia a gara fra formati comodi, che si è necessitati a porre importanza alla comodità: questo mi spaventa – perché in qualche modo mi pare una spia inquietante di come le leggi della comodità stiano prendendo troppo spazio rispetto alle leggi del pensiero (con tutti i suoi correlati emotivi ed edonici).

Mi spaventa che sull’eBook ci sia un’opzione per cui con un click puoi postare un passaggio della tua lettura sul social senza neanche il tramite della tastiera; mi spaventa che le collane edite in edizione Flipback siano popolate da Volo, Brown e James; mi spaventa il ruolo che la lettura sta lentamente assumendo nella nostra società: un passatempo per liberare la mente dallo stress nei pochi momenti della giornata disponibili al relax. Il tutto quando la lettura non è primariamente relax: ma è coinvolgimento più o meno intenso, ma comunque coinvolgimento mentale ed emotivo.

Non è uno smettere di pensare, ma un principio di pensiero. Tutta questa rivoluzioncina del formato sembra porre sul piedistallo l’aspetto più spensierato di tutto. Ed è questo che temo – non odio la tecnologia ma temo la comodità, la via più spedita verso la pigrizia della mente.

(Una cosa non tollero dell’eBook: con il suo codice binario del cazzo fa sempre confusione con gli apostrofi e si inventa delle lettere completamente a caso. Mi manda in bestia.)

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