Testo di – GIULIA BOCCHIO

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Occorre iniziare con un aggettivo divenuto tecnica, sfumato, per tentare di descrivere senza certo definire l’universalità del genio e l’ambiguità dei significati dell’opera di Leonardo Da Vinci. Sfumata è l’aura di mistero e sfuma nel dubbio, nella ricerca e nell’interpretazione ogni impressione che s’accompagna all’occhio ogni qualvolta si osserva un suo quadro, un suo affresco o la regolarità di un suo disegno, l’avanguardia di un suo progetto.

Certo è che l’espressione delle poliedriche forme del suo estro non si esaurì e non si limitò agli insegnamenti e alle tecniche che il Verrocchio perseguiva nella sua bottega, quella che all’epoca, a Firenze, poteva dirsi la più prolifica fucina di artisti a talenti; la formazione di Leonardo iniziò lì, a bottega, insieme ad altri illustri nomi, fra tutti il Botticelli.

Non è necessario conoscere la cronologia esatta di ogni sua opera o invenzione per comprendere la portata storica della figura che più d’ogni altra rappresenta l’emblema del Rinascimento italiano; ogni leonardesco progetto, o disegno,  o studio, o tela non è che uno scorcio, un millimetrico angolo di parallasse rispetto ad una prospettiva visionaria, travalicante il mero concetto di “spazio”.

Eppure è legato allo spazio, alla città di Milano, il film-documentario di Luca Lucini e Nico Malaspina : Leonardo da Vinci- Il genio a Milano.

L’idea di realizzare una visita guidata riguardante l’intero operato di Leonardo una volta giunto a corte, pur mantenendo un linguaggio cinematografico e una resa scenica altrettanto efficace, è figlia dell’indiscusso successo della mostra (sold-out) di Palazzo Reale organizzata da Skira e Comune di Milano nei mesi di Expo.

Alla prospettiva di Leonardo s’accompagna quella della telecamera, quella di una panoramica sui luoghi che lo accolsero e che dal suo genio vennero modificati, quella di una lente d’ingrandimento sul volto degli apostoli nel Cenacolo e sui profili enigmatici della Dama con l’ermellino.

A moti fermi sarà possibile esplorare, attraverso dinamici quadri cinematografici, la Basilica di Santa Maria delle Grazie e il Castello Sforzesco, sarà possibile sentir raccontate opere quali il Ritratto di Musico e La Vargine delle Rocce nonché la complessa personalità di Leonardo stesso, la componente visionaria della sua opera, parallela al suo essere ancora oggi immortalmente un classico e figura senza epoca di un’epoca ormai passata.

Il film non è che un adamantino tassello d’un mosaico esistenziale tanto sconfinato quanto a tratti ancora sconosciuto, ancora avvinto da quell’aura ambigua e misteriosa che parla il linguaggio sfumato dello sguardo e dei sorrisi delle figure ritratte, di quegli appunti trascritti al contrario e contenenti significati più ampi e più impenetrabili rispetto al mero lessico.

Il docufilm non sarà che un cenno, che una ristretta parte rispetto alla più ampia totalità della sua complessità, rispetto a un artista ancor oggi discusso, studiato e non del tutto decifrato.

A far da “accompagnatori” in questo percorso sullo schermo saranno le voci di Pietro Marani, curatore della mostra sopra citata nonché massimo esperto di Leonardo a livello mondiale, Claudio Giorgione, Vittorio Sgarbi, Maria Teresa Fiorio e inoltre l’integrazione di alcune scene di fiction che vedono all’interno delle proprie trame quei personaggi storici che l’artista incontrò, basti citare Beatrice D’Este, Donato Bramante e l’allievo Salaì, tutti interpretati da attori quali Cristiana Capotondi, Alessandro Haber, Edoardo Natoli.

Il film, distribuito da Nexo Digital, prevederà unicamente tre date: il 2, 3 e 4 maggio 2016,

sufficienti se si concorda con Paul Klee quando affermava che veduto Leonardo non si pensa più alla possibilità di fare molti progressi.

1 risposta

  1. ravecca massimo

    Secondo il professore Mario Alinei la Gioconda sarebbe il ritratto di una donna morta raffigurata con gli occhi aperti. Alinei avrebbe visto la medesima espressione sul volto di sua madre appena morta. Così Leonardo riprenderebbe il tema della sua prima opera perduta, che aveva come soggetto la Medusa mitologica. La Sindone di Torino invece sarebbe l’autoritratto o il ritratto di un uomo vivo rappresentato come morto. Ma i geni tendono ad agire in modo simile ed ad avere un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo, il ritratto di Michelangelo anziano eseguito dai Daniele di Volterra ricordano l’immagine del volto sindonico. Gesù modello e volto archetipo del genio. La ferita al costato della Sindone guardata ingrandita ricorda l’immagine di un volto umano o una sua caricatura. Con una certa assonanza con il volto del guerriero centrale urlante della perduta (o forse no) Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci a Firenze in palazzo Vecchio, Cfr. ebook/kindle. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo/ Leonardo e Michelangelo: vite e opere. Grazie

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