Testo di – LUCIA PIEMONTESI

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Sembra difficile credere alla notizia che da qualche giorno attraversa il web e rende felici i lettori e bibliofili più incalliti: nelle sale del bar “Nazionale” di piazza Leonardo da Vinci di Pistoia le slot machine hanno lasciato lo spazio ai libri. Già, perché i titolari Alessandra Vannetti, insieme ai fratelli Alessandro e Alberto, hanno deciso di creare la “Biblioteca dell’amicizia” dove erano precedentemente collocate le deleterie macchinette mangiasoldi. Chiunque vorrà, potrà prendere in prestito i libri usati sugli scaffali, senza alcuno scopo di lucro, e annotare  il titolo e la data su un quadernone posto accanto. Esempi simili sono il Flor Art Cafè di Milano, che oltre ai libri ha aggiunto composizioni floreali, e il Why Not? Cafè di Viareggio.

Gioca responsabilmente, il gioco può causare dipendenza patologica” o in alternativa “Il gioco è vietato ai minori di 18 anni”: sono questi i consigli e gli ammonimenti biascicati al termine delle pubblicità che sponsorizzano i guadagni facili o le vincite milionarie destinate a cambiare la vita di chiunque da un giorno all’altro. Fa sorridere come da una parte lo Stato si impegni, o meglio prometta di impegnarsi, a sostegno delle famiglie che si trovano a dover affrontare questa vera e propria malattia, mentre dall’altra continui ad esigere imposte in base al volume delle giocate effettuate dalle slot machine, cui si sommano altri prelievi fiscali di percentuale variabile.

E’ facile comprendere come allo Stato, alla fin dei conti, convenga permettere che nei locali possano stare regolarmente queste macchinette, chiudendo un occhio sulla dipendenza che creano e sulle situazioni gravose e angosciante che i familiari di chi è affetto da ludopatia sono costretti ad affrontare o lavandosi la coscienza con inviti poco convincenti. I segnali da parte dello Stato sono, anche in questo senso. alquanto contraddittori: se il governo ha presentato l’emendamento alla legge di Stabilità sui giochi – consegnato alla commissione Bilancio della Camera e ancora da approvare- per il divieto della messa in onda di spot di giochi con vincite in denaro, dall’altro autorizzerà 22mila nuovi centri, che produrranno una ricchezza pari a 555 milioni.

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”, scriveva Marguerite Yourcenar nel suo capolavoro Memorie di Adriano: nella “Biblioteca dell’amicizia” dell’amicizia” di Pistoia le parole hanno preso il posto dei soldi e davvero si può parlare di un granaio pubblico. Un granaio che si prepara a rispondere e a confrontarsi con l’inverno citato dalla Yourcenar e a dare un’alternativa allo stesso, una sorta di primavera e rinascita dello spirito, per riprendere la metafora. Lo spirito di chi si accosta a quelle sale perlopiù buie e fumose, dove l’atmosfera è spesso irrespirabile e carica di presagi negativi, di fortune sfiorate e di speranze malriposte, non solo vive in un gelido inverno dello spirito, ma crede che quella sia la sua unica possibilità di vita e che l’uscirne con le proprie forze sia utopia. L’aiuto degli altri e degli specialisti, unito alla letteratura e alle parole, non possono che essere una cura salutare e positiva per il suo stato d’animo incupito, seppur magari soltanto palliativa.

La scelta dei proprietari è sicuramente ardita, perché economicamente parlando ci andranno a perdere: il guadagno sulle vincite effettuate nel locale è chiaramente spartito tra il vincitore, lo Stato, ma anche l’esercente. L’idea di investire su una biblioteca, di utilizzare libri usati e di creare una rete di scambi e prestiti non può che far onore ai gestori, ma alla cultura in generale e al Paese. In un Paese in cui un decreto di legge impiega anni per diventare legge a tutti gli effetti, un’azione incisiva e  concreta come questa vale più di mille parole di politici e politicanti che molto spesso fingono interesse per la questione dibattuta, ma celano motivazioni sono molto meno idealistiche ed etiche, ma piuttosto infime e ignobili, di quanto vogliano e possano fare credere a noi elettori.

Il rumore delle pagine sfogliate e il profumo di libri che hanno una loro storia da raccontare si sostituiscono al rumore fastidioso ed assordante delle monetine dispensate macchinette, che cadono copiose in un silenzio carico di tragiche illusioni. Camilleri, Zola, Shelley, Allende e Battaglia al posto di imprecazioni, bestemmie e altre manifestazioni di emozioni al limite dell’umano. L’iniziativa proposta dà al locale un valore aggiunto e aumenta la felicità interna lorda (FIL) della città: perché finché i nostri indici saranno il PIL e lo spread la qualità della nostra vita non potrà certo migliorare. Un cambio di prospettiva, quello sì farebbe la differenza.

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Alessandra Vannetti

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