Testo di—FEDERICA ORIGGI

Che genere di musica ascolti?” ecco, questa è una delle domande che mi mette più in difficoltà. Poi si sa, come dicono gli Arcade Fire “now music divedes us into tribes”: il tipo di musica preferita è uno dei segni identificativi più forti per la nostra generazione. Come definire cosa ascolto? Rock? Pop? Punk? Non proprio. Riluttante, di solito dico indierock. Per molti purtroppo resta l’espressione basita. Quindi voglio provare a spiegare cosa (non) è sto benedetto genere musicale.

Citando wikipedia “L’indie rock è un genere musicale di alternative rock nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti alla fine degli anni ottanta […] In modo generico, viene usato come termine per descrivere l’indipendenza di certa musica dalle grandi etichette discografiche commerciali.” Che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Quindi per provare a spiegare il più efficacemente il concetto ho optato per le parole di qualcuno che ne sa: Francesco “Richey Sixx” Orcese, organizzatore di eventi milanese, resident dj della serata London Loves al Plastic, voce e chitarra delle band Likely Lads e Shiva Racket.

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Se dovessi descrivere il mio lavoro direi che è quello di organizzare serate inerenti alla musica: dal decidere quali band a quali dj suonano. E io stesso sono sia musicista che dj”. Beh perfetto, qualcuno più sul pezzo di uno che organizza, direi che non potevo trovarlo. Allora chiariamo subito il concetto principale: Come vogliamo definire il genere “indie”, di cui ti occupi?

In questo momento esatto ti direi più che altro che mi occupo della musica che ancora non è famosa, questa è la definizione più calzante. Non c’è un genere. Noi lo chiamiamo alternativo, ma perché per ora è alternativo alla massa. Il termine Indie è un po’ morto in effetti… oltre che “mal interpretato”: ad esempio se dici indie in America vuoi dire i Sonic Youth, i Nirvana. Quindi indie-pendente. Io invece preferisco chiamarlo alternativo alla massa. Anche se pure parlando di “alternativo” tutto è relativo…

Indipendente? Ma come? Ora è un casino. E l’indierock? E’ morto?

Morto. O meglio ancora, non è mai esistito.. E’ stato un termine nemmeno coniato, ma assemblato, senza una definizione troppo precisa, utilizzato per un po’ tutto e un po’ niente. Alla fine se guardi alle band che rientrano in questo genere ce ne sono di tutti i tipi, dai Franz Ferdinand che fanno pop ai Klaxons che fanno elettronica. Semplicemente per 10 anni l’alternative è stato chiamato così, quindi per me non è mai esistito.”

Perfetto, adesso devo andare da tutti i miei conoscenti e farmi riclassificare secondo in un altro scompartimento delle tribù musicali. Però mi viene un attimo di panico: se l’indierock non è mai esistito e l’alternativo è relativo, questo genere sopravviverà?

Secondo me si. Cambierà il concetto di indipendente e alternativo, come è già cambiato in questi anni, ma rimarrà sicuramente perché la gente ha sempre bisogno di qualcosa di diverso. L’alternativo lo è poi in varie forme, perché ad esempio anche lo zarro di Barona è alternativo,a suo modo. Ci saranno sempre persone alternative e che hanno bisogno di scelte alternative.”

Ma come fa un genere di musica indipendente e alternativa a rapportarsi con le big del settore musicale, che vogliono controllare la scena? Sarà difficilissimo lavorare con le case discografiche…

In effetti non è facile. Per quanto lentamente si stia capendo che gli artisti è meglio lasciarli liberi di fare, siamo in Italia e c’è ancora tantissima chiusura per certe cose. Basti pensare ad esempio agli artisti che cantano in inglese che non riescono ad avere successo! Io ho sentito anche dire da gente di case discografiche enormi: “Guarda, io gli artisti ormai li cerco su facebook. Non li ascolto nemmeno, vado sulla pagina, guardo se hanno tanti like: vuol dire che vendono. Quindi nel caso gli faccio un provino.” La mentalità è quella, si cerca quel che vende. Ci sono ancora tanti paletti. Fortunatamente però piano piano vedo anche delle aperture.. Vedo i Ministri (gruppo italiano notevole ndr) ad esempio, che sono distribuiti dalla Warner ma che hanno fatto comunque un disco molto particolare. Ovviamente ci sono ancora tantissime cose che non vanno. Poi sembra scontato dire “all’estero è diverso”, ma purtroppo per certe cose è così…”

Bene, noi italiani siamo sempre i soliti: siamo lenti, ci arriviamo dopo. Sarà meglio all’estero soprattutto per questo genere… Ma dove?

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Se parliamo di musica, alternativa o no, la storia è in Inghilterra. Tutte le band più fighe della storia sono nate la. Beatles, Led Zeppelin, Rolling Stones, Black Sabbath, David Bowie… Tutti sono partiti da li. Anche il punk, che nasce in America, è stato reso famoso da un giornale inglese. L’inghilterra è sempre prima di tutto e di tutti, senza rivali. Non sono poi solo gli artisti che vengono da li, ma sono anche le cose buone che vengono valorizzate adeguatamente.”

Quindi in Italia zero? Non c’è davvero nulla di interessante ora come ora?

No assolutamente! Anche se pochi, di nomi e proposte interessanti ce ne sono. Sicuramente come ho già detto ci sono i Ministri: sono una grandissima band, di gente appassionata e che sa suonare. Poi ce ne sono tanti altri… Tipo i Mascara: fanno questa musica molto strana ma anche molto orecchiabile. Poi Le Case del Futuro, una band di Brescia sempre su questo filone, e che secondo me meriterebbero tanto. Anche i Frères Chaos secondo me sono una bomba atomica. Loro se fanno le scelte giuste potrebbero diventare qualcosa di grosso e fare qualcosa di unico. Poi hanno avuto di essere già conosciuti dalla massa… A parte questo, ho sentito in anteprima le canzoni che usciranno e il sound è spettacolare: sono gli XX cantati in italiano,sono un po’ Meg, talvolta con le basi che sembrano persino quelle dei Radiohead, una cosa molto particolare. Io punterei su di loro.”

Perfetto, lineare (prendi nota e cerca tutto su spotify). E a Milano?

Se parliamo proprio di scena milanese quando ho iniziato io, ossia 3-4 anni fa c’era molto più fermento: c’erano ragazzi dai 15 ai 20 che suonavano tutti in una band, c’era molta più voglia autentica di fare musica. Adesso, la gente preferisce stare dietro un computer a fare il “professore”, ad avere il proprio blog piuttosto che suonare in un gruppo: sono un po’ tutti più dietro a fb, molto meno sulla strada. Prima uno suonava la chitarra, formava una band. Adesso la gente recensisce, scrive, fa foto.. cercano un po’ tutti la via più facile. Internet ci ha reso meno attivi. A a Milano ci sono molte meno band in giro: ad esempio guardando la programmazione del Rocket (locale dove Francesco lavora, ndr) a suonare sono quasi tutte band che vengono da fuori, da Bergamo, Brescia, dalla provincia, dove la gente ha ancora voglia di sbattersi ecco.”

Ok, allora è sulle persone che bisogna lavorare. E i posti invece? Ce ne sono di locali dove si va solo per la musica e non solo per sbronzarsi?

No, non ci sono questi posti, ma da persona che organizza ti posso dire questo: a quelli che escono solo per sbronzarsi cerchi di fare vedere qualcosa di buono. Però sei un organizzatore o un dj cerchi di incuriosire, con pezzi magari meno conosciuti, un po’ più ricercati. Ogni posto a suo modo, lo fa: ad esempio il Magnolia durante la settimana propone band molto interessanti. Poi c’è il Plastic che è il Plastic, il club storico della scena alternativa di Milano, dove c’è e c’è sempre stata l’avanguardia vera. E il Rocket appunto, dove si cerca sempre di proporre cose nuove. L’influenza dei posti sugli avventori è tanta: si cerca di “indottrinarli”, di proporre qualcosa di buono, e non solo di influire sullo stile e sul look. Se poi non tutti percepiscono il messaggio pazienza… Però insomma noi cerchiamo di farli appassionare.”

1 risposta

  1. simona

    Bell’articolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, dove lasciare qualche commento, con la speranza di ritorni sul mio blog, quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

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