Testo di – CLAUDIA FRANGIAMORE

 

 

STIRLING

Quella del 4 giugno 2013 era una data che aspettavo con ansia. Avevo comprato il biglietto già con largo anticipo, prevedendo quale sarebbe stato l’esito finale: Lindsey Stirling fa tappa a Milano ed è SOLD OUT.

L’ eccentrica ragazzetta che nel 2010 si fece un nome partecipando alla quinta edizione di America’s Got Talent ne ha fatta di strada e nel giro di tre anni è passata dallo status di “violinista hip hop” a quello di “violinista dubstep”, incontrando il favore di pubblico e critica collaborando con numerosi artisti della scena internazionale.

Lo scorso anno ha anche pubblicato un album di successo, giunto al primo posto in ben due classifiche di Billboard.

Ho avuto la fortuna di godermi uno dei suoi spettacolari concerti ai Magazzini Generali, nonostante le difficoltà di visuale derivare dalla sfortunata combinazione “folla + altezza personale esigua”; sarà che avevo deciso di prendermela comoda, arrivando intorno alle otto e un quarto di sera e pretendendo di non trovare fila all’ingresso. Fortunatamente mi fanno entrare quasi subito avendo in mano la prevendita, quel biglietto giallo che a fine serata avrebbe preso parte alla mia collezione, testimonianza di uno dei concerti più belli a cui ho assistito negli ultimi anni.

Una volta dentro, sgomito tra la folla per conquistarmi un posto decente, invano.

L’ambiente è abbastanza variegato: si spazia dai metallari convinti, riconoscibili dai lunghi capelli mossi anni Settanta, alle trentenni vegane in fissa con l’omeopatia, ma, come sempre, ad andare per la maggiore sono gli hipster.

In realtà, quello di Lindsey non è un pubblico qualsiasi, e lei, d’altronde, è unica nel suo genere: è unico il suo modo di suonare il violino, così come è unica la mescolanza di look eccentrici, scenografie multicolor e sonorità elettroniche che si crea nel corso delle sue esibizioni.

Per la Stirling il violino non è solo uno strumento musicale, è un’ appendice del suo corpo: durante il concerto si muove e balla come fossero un tutt’uno, come se non potessero staccarsi mai, e questo il pubblico lo percepisce chiaramente.

Ma ciò che ha davvero coronato la serata è stata una delle migliori tracklist in cui potessi sperare: dopo il primo brano, ascoltare Spontaneus Me e Electric Daisy Violin di seguito ha decisamente decretato l’ottimo inizio del concerto. E più passava il tempo, più forte era la sensazione di essere entrata in un altro mondo, in una sorta di fiaba musicale che avrei voluto mi fosse raccontata per sempre.

Favolose le interpretazioni dei due famosi medley, quello de Il Signore degli Anelli e quello di The Legend of Zelda (un popolare videogioco fantasy), anche se niente quella sera mi avrebbe emozionato più degli ultimi due brani che sarebbero andati a chiudere la scaletta.

Il riarrangiamento di My Immortal degli Evanescence giunge inaspettato e apprezzatissimo, una sorpresa con cui la violinista ha regalato a tutti un salto nel passato con un’interpretazione dolce e toccante, impreziosita dalla veste acustica.

Dulcis in fundo, il violino di Lindsey indossa sonorità dubstep per chiudere il concerto con Crystallize, forse il brano per cui l’artista è più famosa, e quello che io ho apprezzato maggiormente di tutto il suo lavoro: una melodia ricercata che sposa alla perfezione la base elettronica senza sembrare una forzatura, valorizzato da una versione live che non delude le aspettative del pubblico.

Finisce la magia, la Stirling lascia il palco insieme a batterista e tastierista, lasciando i suoi fans in preda all’eccitazione post-concerto e all’ansia di trovare una via di fuga (a mio parere i Magazzini sono troppo stretti per ospitare eventi del genere). I più feticisti si accalcano intorno allo stand del merchandise, non lasciandosi certo scappare l’opportunità di portare a casa qualche gadget e magari la maglietta: quella che, per l’esattezza, ho indosso in questo momento, testimone dello spettacolo fuori dall’ ordinario a cui ho avuto la fortuna di poter assistere.

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