Testo di – GIULIA BEROZZI

L’isola di Arturo di Elsa Morante

Si suole credere che sia attraverso le delusioni che si incontrano sul proprio cammino, che una persona apprenda gli insegnamenti che la vita ci impartisce, silenziosamente ed inaspettatamente. E anche se ripercorriamo la nostra gioventù attraverso gli accadimenti più gioiosi, rimarranno purtroppo sempre impressi nella nostra mente anche quei momenti in cui si è dovuto mandare giù un boccone amaro, poiché la realtà ci impediva di fare altro. Non sempre sono i ricordi più felici a plasmarci e a renderci ciò che siamo. E così accade ad Arturo, abitante di Procida, stella e re in un’isola in cui egli cresce nell’illusorietà.

Arturo Gerace è orfano di madre, conosciuta soltanto attraverso una foto ingiallita che la ritrae timida e composta mentre cinge un accenno di gravidanza, la stessa da cui è nato e grazie a cui lei è morta. Il padre, Wilhelm, non si è mai preso cura di lui, è anzi molto distaccato dal figlio, non solo a causa dei lunghi viaggi che spesso intraprende. Compagni di vita sono, per Arturo, il soldato Silvestro, amico e balia, e la cagnolina Immacolatella, insieme ad una costante solitudine che lo porta, già in fanciullezza, a non avere regole e tanto meno orari da rispettare.
Nelle sue giornate all’insegna del vagabondaggio, Arturo esplora l’isola e progetta viaggi fantastici, sperando di seguire le orme del padre-eroe, che lui stesso ammira fortemente. Si immagina anche scenari leggendari e avventure mitiche in quella che è la cornice di Procida, per lui luogo ben diverso da come la realtà lo ritrae.

L’arrivo della nuova sposa del padre, Nunziata, sconvolge la sua esistenza, mettendolo a contatto con aspetti dell’adolescenza a lui ancora sconosciuti. Si tratta infatti della prima donna con cui egli intrattiene un rapporto – in questo caso tra matrigna e figliastro, nonostante siano coetanei – e la cui presenza scatena in lui sentimenti contrastanti, dettati da amore e gelosia. Arturo è attratto da Nunziata ed entra in conflitto, non solo con se stesso, ma anche con lei, che lo respinge diverse volte.

Decide così di sfogare questa passione non corrisposta insieme ad una giovane vedova, Assunta. Ma nonostante si tratti di una relazione puramente carnale, egli scopre di non essere l’unico a cui ella si unisce e quindi si allontana. Amareggiato e sempre più scoraggiato dal mondo femminile, in cui si è addentrato solo di recente, si avvicina sempre più ad un’altra spiacevole scoperta, che lo ferirà ancora più profondamente, questa volta legata alla figura paterna, per lui irraggiungibile e idealmente romanzata.

L’isola di Arturo è una lettura in grado di far comprendere come, a volte, una fervida immaginazione non sia altro che un biglietto valido per un viaggio fatto di sonore illusioni. Arturo è un ragazzo cresciuto crogiolandosi nelle sue fantasie, senza conoscerne i reali effetti nocivi poiché nessuno ha mai potuto insegnarglielo prima che egli se ne accorgesse da sé, imbattendosi nelle asprezze della vita. Rimane ancorato ad un luogo in cui non ha praticamente nulla, in costante attesa che il padre ritorni, ed in costante adorazione di qualcosa che simbolicamente sia per lui una madre, cresciuto com’è tra le braccia di Procida. Il suo idillio è messo in pericolo da questa corrente burrascosa, finché proprio non si perde completamente d’animo e comprende, arrendendosi ai fatti, che lasciarsi indietro tutto è l’unica soluzione.

La Morante riesce a raccontare con il suo inconfondibile stile le sensazioni di un ragazzo che, una volta diventato adulto, ricorda con nostalgia e disillusione la propria gioventù e le proprie disavventure. Vinse con questo romanzo, nel 1957, il Premio Strega.

Se non fa parte delle vostre letture del liceo, allora vi consigliamo di aggiungerlo presto sui vostri scaffali per capire che, a volte, serve una grande delusione per farci salpare verso porti migliori.

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