Testo e intervista di – FRANCESCO PIERACCINI

 

La Figura aveva cominciato a guardare la gente che gli ronzava attorno.

Cominciava uno scambio di sguardi, con gli occhi seguiva gli spettatori che l’ammiravano da diversi angoli.

La Figura, poiché per natura era curiosa, si sporse poi un po’ dalla cornice. Era cosa davvero buffa a vedersi dato che quella, piatta com’era, si sporgeva in fuori e non si muoveva di un millimetro.

Col passare del tempo cominciò a muoversi, su e giù sopra uno schermo, ma, visto che le cose non cambiavano granché, pensò di poter raggiungere quel suo pubblico tramite altre vie, unendo alle immagini i suoni e l’ambiente che la circondava.

Fu così che la Figura, che non dovremmo più chiamare così, e le persone che le venivano incontro si trovarono, senza accorgersi, a condividere lo stesso spazio, la stessa dimensione: un mondo fatto di un’ esperienza totalizzante, un flusso dove lasciarsi coinvolgere.

E le persone si immergevano in quel flusso, nello scorrere continuo di emotività, logica, dubbio, follia, tecnica. Arte.

Alla fine della storia, che in realtà non è finita, dove l’inchiostro è ancora fresco, incontriamo la Videonale, uno dei più importanti festival di Video-Art che ha sede a Bonn.

Raggiunta quest’anno la sua quattordicesima edizione (Videonale.14, 14 Febbraio- 7Aprile 2013), la biennale del video ha saputo imporsi nel panorama europeo e internazionale, ricevendo più di duemila domande di iscrizione provenienti da 70 paesi diversi.

Ma, riallacciandosi alla nostra storia, la Videonale è soprattutto un’ esperienza: esplorando le stanze del KunstMuseum lo spettatore viene immerso in una dimensione coinvolgente.

I quarantuno lavori che hanno passato la selezione, sono stati infatti accuratamente organizzati dai curatori in modo che, pur mantenendo una propria indiscutibile individualità, fossero aperti ad una comunicazione reciproca.

Questo è stato realizzato con diversi accorgimenti, visivi, acustici e architettonici; gli schermi, sospesi stabilmente a mezz’aria con apposite strutture, spezzettano la stanza che li ospita e la rendono un luogo dinamico, lo spettatore è invitato ad esplorare gli angoli che lo schermo nasconde scoprendo così nuove opere.

Allo stesso modo, i pochi video il cui audio non è imprigionato nelle cuffie, diffondo i loro suoni attraverso le stanze, senza invaderle ma creando piuttosto un atmosfera comune, effetto, come sembra suggerito nel catalogo, non casuale.

E sono stati proprio i suoni emessi ad attrarmi verso una delle opere più rilevanti del festival, vincitrice tra l’altro del premio di questa edizione.

“Casting Jesus” di Christian Jankowski è un video completamente in italiano (sottotitolato in inglese), dove l’autore, di origini tedesche, che vive e lavora in Germania, inscena all’interno di una chiesa, un perfetto casting show per cercare il miglior interprete del Messia in vista di un ipotetico film sulla Passione.

Organizzato su due canali, nello schermo di destra vediamo una giuria composta da tre (reali!) rappresentanti del Vaticano guidare e giudicare i tredici candidati che, sullo schermo di sinistra, si impegneranno a rappresentare portamento e gestualità tipiche del Cristo.

Secondo la giuria il lavoro rappresenta   uno specchio della nostra società mediatica, tanto preciso quanto pieno di umorismo.[…] si avvale dei formati tradizionali dei mezzi di comunicazione di massa […]al fine di esaminare arte, politica, spettacolo, commercio e strategie di marketing a livello mondiale, e di rivelare la loro reale motivazione.” (Tratto dall’articolo relativo alla premiazione sul sito di Videonale.14).Allo stesso modo, con sottile ironia,  ripropone la questione dell’immagine di Gesù, problema da sempre discusso tanto nella religione quanto nell’arte.

La premiazione di Jankowski nulla toglie al valore di ognuna delle altre opere esposte: in ciascun lavoro risuonano con diversa intensità, le riflessioni di “Casting Jesus” sulla società e i mezzi di comunicazione contemporanei.

Non credo sia un caso che in gran parte dei video si possa riconoscere una certa tendenza al documentario.

Ne sono esempio lavori come “Dodgy” di Elkin Calderòn, che documenta l’esperienza di un immigrato sud-americano a Londra, dove lavora come “Sandwichman”; seppur la storia sia di per sé inventata,  non lo sono le persone con cui l’artista in questo ruolo entra in contatto e i fenomeni di emarginazione sociale cui entrambi vanno incontro.

Allo stesso modo potrei parlare di lavori come quelli presentati da  Charles Fairbanks, col suo coinvolgente documentario sui Luchadores messicani (Flexing Muscles) o da Hito Steyerl (Free Fall).

In un certo senso, pure Casting Jesus condivide, così come il video documentaristico, una certa esigenza di realtà, una necessità di comunicare allo spettatore che gli eventi filmati sono estremamente verosimili, plausibili, come vediamo nell’estrema bravura e naturalezza con cui i protagonisti del video recitano, tanto che è necessaria una conferma esterna per capire se il lavoro di Jankowski, così come di altri, narri un episodio inventato, una performance oppure un vero e proprio casting.

La realtà non è univoca, ma sfaccettata, eterogenea, fatta di mille punti di vista, è così che incontriamo video come “Zero Killed” dove l’artista (Michal Kosakowski) dopo aver intervistato alcune persone se avessero mai avuto fantasie omicide, mette in scena tali chimere facendo recitare gli stessi intervistati nel ruolo principale; nella stessa stanza Dani Marti propone un lavoro sul rapporto omosessuale di un anziano(Bacon’s Dog); oppure si potrebbero citare altri video più criptici come “El Primero que Rìa” con due amici che si sfidano nel famosissimo passatempo scemo.

Lo spettatore della Videonale è un osservatore che riflette sulla realtà e non solo a fatti avvenuti, ma anche e soprattutto sulle sue possibilità. Un pubblico a cui si chiede di essere informato, consapevole e a cui si offre tale possibilità nel modo più aperto e dinamico possibile: non c’è un’ideologia dominante ma piuttosto un’opportunità di espandere le proprie idee e conoscenze verso nuovi e diversi orizzonti.

“E′ un racconto di cui si avverte estrema necessità, oggigiorno: per leggere un mondo complesso, ambiguo, contraddittorio, lacerato da un costante “con me o contro di me”… Chi invece conserva fino in fondo uno sguardo senza tracce di giudizi e pregiudizi, compie un esercizio acrobatico, difficile, ma di notevole soddisfazione:

Attiva la testa. Pensare con autonomia: noi e gli altri.” (Da “E’ Reale”, di Mario Balsamo).

 

 

Bibliografia e Sitografia:

 

– “Videonale.14”, Catalogo, Tasja Langenbach, Sabine Maria Schmidt, Lilian Haberer, Dirk Kohlaas/  Distanz 2013

 

– “La Biennale del Video”, Articolo da “Art e Dossier” di Febbraio 2013, Cristina Baldacci/ Giunti 2013

 

– Sito della Videonale 14, per le citazioni riguardo la premiazione:

http://www.videonale.org/en/article/1204-videonale-prize-kfw-stiftung-2013-christian-jankowski

 

– Sito di Mario Balsamo, per la citazione finale:

http://www.iltuodocumentario.it/interno.asp?id=54

 

 

 

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